L’antispecismo degli umani, e l’unico momento in cui mi sento italiana media

01 Agosto 2026 - 06:10
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L’antispecismo degli umani, e l’unico momento in cui mi sento italiana media

La principale ragione per cui mi dispiace che la mia aspettativa di vita non sia di duecento anni è che sarà uno spettacolo favoloso quello degli storici che tentano di spiegare una fase di questo derelitto paese in cui gli esseri umani adulti, preso atto che persino la conversazione dei bambini era fuori dalla loro portata intellettiva, avevano ripiegato sui cani.

Tempo fa ero a una cena, il padrone di casa aveva cortesemente rinchiuso da qualche parte i suoi cani sapendo che mi sembra incivile avere animali intorno, ma un ospite era arrivato col proprio cane e io avevo portato pazienza. Stavo parlando proprio del fatto che era uno spettacolo d’arte varia, quello dell’umanizzazione degli animali da parte di gente altrimenti intelligente, e il tizio col cane sotto il tavolo era intervenuto chiedendomi quale delle mie paure venisse risvegliata dai cani.

Non intendeva «quella di essere morsa»: intendeva cose da ingrosso della psicologia, l’abbandono, l’istinto, il sarcazzo. Ho riso educatamente: mi vuole psicanalizzare? Il padrone di casa è intervenuto dicendomi che il signore era un luminare della psichiatria.

Ho detto che allora era il caso che studiasse l’umanità di questo secolo, perché l’idea di mettersi in casa animali che non sono utili né a portarti in giro né ad arare campi né a diventare cibo dice, delle condizioni nervose in cui versa l’essere umano in questo secolo in cui non deve più andare in guerra o procurarsi acqua potabile, cose che è il caso di studiare.

Lui mi ha detto che il cane è una relazione superiore alle altre perché non parla «qui», e si è toccato la testa, ma «qui», e si è toccato il cuore. Ho detto scusi, ma lei fa lo psichiatra e dice delle cose che potrebbe dire la mia manicure. Lui ha detto: si vede che ha una manicure molto intelligente. Io ho pensato a Cremonini: vuoi dormire col cane.

Luglio è l’unico momento in cui mi sento italiana media, perché lo passo nei due modi in cui lo passano quelli che non hanno maggiordomi o segretarie che assolvano a queste incombenze: a prenotare vacanze, o a parlare col commercialista. Della seconda attività ci occupiamo un altro giorno, ma la prima è sempre più un inferno, perché viaggiare è diventata attività più adatta al bestiame che agli umani.

Se non hai un aereo privato – «tu ti percepisci Logan Roy ma non hai l’elicottero», mi ha detto un’amica mentre imprecavo perché per andare da un posto a un altro non esistevano voli diretti – sei spesso costretta a viaggiare coi poveri: per certe tratte ci sono solo le low cost, e comunque anche le compagnie non low cost non hanno costi abbastanza alti da scremare una clientela determinata a dirsi povera ma determinatissima a farsi i viaggetti.

Ho passato ore a cercare di capire chi potesse riportarmi a casa da una mèta neppure particolarmente sofisticata. A RyanAir saltano via i finestrini, proviamo con Wizz. Ita non c’è. Vorrei sapere che tratte fa, Ita: non c’è mai, tra le possibilità che mi vengono date. È solo per chi da Roma a Milano non vuole accumulare punti sull’executive del Frecciarossa? Solo per chi sciopera il tramezzino di Cracco?

Mentre io bestemmiavo contro Wizz che, pur avendo io comprato il biglietto più costoso, mi avverte che il posto prenotato potrebbe essermi tolto se io fossi sovrappeso (non vedo l’ora: «non si può sedere al posto che ha pagato perché è grassa» sono almeno dieci articoli svoltati, dieci giorni in cui non mi serve farmi venire un’idea perché posso fare la vittima e pretendere un’interrogazione parlamentare contro il body shaming di Wizz, body shaming nonché schema Ponzi di farmi pagare il biglietto tre volte quanto il più economico solo perché possa scegliere il posto, e poi sottrarmi quel posto dopo avermi pesata – speriamo ci sia la pubblica pesata, con la pubblica pesata di articoli ne svolto quindici) – mentre io ero distratta, dicevo, Ita inaugurava i nuovi voli salviniani. Il ministro Salvini si è molto speso per questa causa, mancandone di più sensate: i cani di trenta chili possono essere portati a bordo.

Che i padroni di cani siano sempre più fuori di testa l’ho capito dalla fronda del settore. Prima, quando al bar chiedevo a qualcuno di tenermi lontano il suo cane, la gamma di reazioni andava da occhi al cielo, a «Ha paura? Guardi che è buonissimo!», a «Il problema sono gli umani» (loro pensano sia un’iperbole, e invece è un autoritratto).

Evidentemente imbarazzati di appartenere al gruppo (una sensazione che accomuna ormai le persone civili a qualunque gruppo appartengano: la destra, la sinistra, gli enologi, gli avvocati, i tassisti), da un po’ sono comparsi quelli che si profondono in scuse. Un po’ come la luce delle stelle già morte, sono cascami di un’umanità scomparsa, che dava per scontato che i luoghi pubblici, bar, ristoranti, aerei, fossero fatti per gli umani, e gli intrusi fossero i loro cani; quei Felici Pochissimi sono sopravvissuti come i bar in cui un caffè è un caffè e non un interrogatorio su che miscela tu preferisca: essi sanno che, se ti danno fastidio i cani, il problema è loro e non tuo.

Naturalmente nessuno di questi esemplari di umano civile sta sui social, perché come sappiamo ci sono solo due tipologie di frequentatori di social: scemo, e più scemo. Sui social, a quelli che hanno provato a chiedersi come faranno quando un alano di trenta chili cagherà in aereo, o se un passeggero fosse allergico, sono arrivate risposte che ricopio in minimissima parte.

«Io pure non voglio bambini in aereo ma non è che rompo i coglioni come rompono loro per i cani». «Ancora non c’è l’obbligo di lavarsi le ascelle e di tenere le scarpe ai piedi». «Ho avuto la sfortuna di viaggiare di fianco a una persona obesa» (questo dev’essere quello che ha compilato il regolamento di Wizz).

Ancora. «Voglio volare solo con i cani!!! Sono allergico ai coglioni!». «Vabbè io sono allergico ai mocciosi però non è che rompo». «Meno figli più cani» (la pensione poi te la pagano i contributi di Fido, pulcino).

Sempre più in alto. «Non vi sta bene andate a Ibiza in macchina». «Can’t wait di far salire Mini in aereo senza l’odiato trasportino, pronta a dare i bacini alle hostess e a chiunque incontri sulla sua strada». «In aereo c’è più ricambio di aria di una sala operatoria» (ah, anche Nobel per la Fisica).

Ora. Facciamo un elenco delle cose vere.

È vero che l’umanità si lava non abbastanza ed è zotica un po’ troppo, ma quell’umanità lì è quella che anche solo vent’anni fa non si sarebbe potuta permettere un aereo, cioè voi. Soprattutto, è vero che una generazione cresciuta viaggiando cento volte quanto viaggiavano i suoi nonni sa stare al mondo cento volte meno, eppure ancora dite «viaggiare apre la mente».

È vero che i bambini sono fastidiosi, ma questa cosa che avete imparato la parola “antispecismo” e pensate di poter rispondere «e allora i bambini» quando si parla di cani e risultare dialetticamente efficaci invece che gente che non regge l’alcol, ecco, come dire. Capisco che la possibilità di detrarre le spese veterinarie equiparate a quelle per curare gli umani vi abbia confusi, ma persino io, che sono l’erede naturale del regno di Erode, so che una creatura che prima o poi impara a pulirsi il culo da sola è superiore a una che no.

È vero che la disperazione degli esseri umani in questo occidente in cui non si muore di peste o di guerra o di fame è fuori controllo, e voi non avete vita interiore non avete prospettive di carriera non avete interessi culturali, e probabilmente se vi levano Fido date di matto, e la democrazia è fatta di questa roba qui, di conciliare istanze dementi acciocché nessuno dia di matto.

È tutto vero, ma non molto tempo fa su un Frecciarossa la mia poltrona era occupata da un cane. La proprietaria (voi dementi direste: la sua umana) stava disinfettando il proprio sedile, che era quello di fronte, a suo dire lasciato non abbastanza lindo dal passeggero precedente. Le ho chiesto se le sembrasse normale che invece dove dovevo poggiare le terga io lei avesse intanto appoggiato il suo zozzo cane.

Si è messa a urlare che il suo cane era pulitissimo e io non mi dovevo permettere, e io ho pensato ancora una volta al divertimento degli storici che studieranno un’epoca in cui persone apparentemente normodotate facevano levare le scarpe agli amici in casa, perché insomma l’igiene, e poi però facevano salire i cani, con le loro zampe piene di marciapiedi e i loro culi pieni di sappiamo cosa, sul letto su cui dormivano, sulle federe su cui avrebbero messo la faccia.

Ho pensato che ormai quest’estate è andata, ma dalla prossima non mi sposto di codice postale se non mi posso permettere un aereo privato. Non voglio dividere lo spazio coi vostri cani, ma soprattutto non voglio dividerlo con voi.

E ora potete andare sui social a rispondermi «neanch’io», a spiegarmi che vi faccio schifo da prima che voi ne faceste a me. Visto che brava? Anche questa settimana vi ho fatto risparmiare sull’analista. Tutti soldi con cui potete comprare croccantini biologici.

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