“Chico Forti non ha ucciso mio fratello, è innocente. Resto in Italia finché non sarà libero”: Bradley Pike smonta i no dei giudici

07 Luglio 2026 - 12:15
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“Chico Forti non ha ucciso mio fratello, è innocente. Resto in Italia finché non sarà libero”: Bradley Pike smonta i no dei giudici

Chico Forti, il fratello della vittima non ha dubbi: è innocente e resterò in Italia finché non tornerà libero

«Chico non ha ucciso mio fratello, è innocente. E io non me ne andrò dall’Italia finché lui non sarà libero». Le parole di Bradley Pike, fratello di quel Dale Pike ucciso a Miami nel 1998 e trovato morto su una spiaggia – un omicidio che portò alla condanna americana all’ergastolo dell’imprenditore trentino – piombano come un macigno sulla giustizia italiana e sul Tribunale di sorveglianza di Venezia, che di recente ha negato la libertà condizionale a Chico Forti. Oltretutto, parlando di «mancato ravvedimento» e assenza di interesse verso i familiari della vittima. E in un’intervista a Libero, Bradley, che vive in Australia, ha spiegato di essere arrivato nel Bel Paese con un obiettivo preciso: sostenere la causa di Forti.

«Chico Forti è innocente»: e a dirlo ora è il fratello della vittima

Di più. Bradley, giunto in Italia dall’Australia nel silenzio mediatico che per 25 anni lo ha ignorato, tuona contro il no alla libertà condizionale a Chico Forti. «Tutte falsità». Una presenza e una convinzione, le sue, guidate da una certezza granitica nata dallo studio minuzioso delle 3500 pagine dei documenti giudiziari americani: «Mi è apparso evidente che c’erano talmente tanti buchi in questa vicenda, basata su investigazioni scorrette e presunzioni senza prove, da renderla poco credibile».

Incongruenze e aspetti che, a suo giudizio, renderebbero poco credibile la ricostruzione accusatoria degli atti processuali. A partire dal movente: «Per quale ragione un ragazzo come lui, di successo, con una meravigliosa moglie incinta e due figlie piccole, avrebbe dovuto uccidere per un vecchio rudere trasformato in albergo? Per quanto riguarda gli indizi, invece, tutto è stato messo lì per fare scena».

La convinzione, e le sue argomentazioni, che smontano i no dei giudici

Bradley Pike racconta di aver cercato più volte un contatto con Forti durante la sua detenzione negli Stati Uniti senza riuscirci. «Quando nel febbraio 2019 ero riuscito a farmi organizzare una visita nel carcere di Miami, all’ultimo momento mi hanno bloccato dicendo che gli avevano trovato un cellulare nella cella, e avevano sospeso le visite. Cosa non vera».

A Verona però, nell’ambito dei programmi di giustizia riparativa, i due si sono finalmente incontrati: «Il 20 maggio io e Chico siamo stati insieme quattro ore. Poi ci siamo rivisti il 25 maggio altre quattro ore», racconta l’uomo nell’intervista. Un impatto devastante, emotivo, risolutivo. «Quando sai leggere nello sguardo di una persona riesci ad arrivare direttamente alla sua anima e io in quel momento ho capito che avevo ragione: Chico non c’entra niente con l’omicidio di mio fratello. Io ne sono sicuro, il suo dolore è anche il mio e finché Chico è incarcerato sarò incarcerato anche io».

Pike non ha dubbi: Chico Forti è stato il perfetto capro espiatorio

Insomma, Pike non ha dubbi. E nell’intervista sottolinea che a sua detta «sono state protette persone di un certo rilievo: per evidenti e palesi questioni economiche hanno dovuto trovare un capro espiatorio».  E non ne fa mistero: Chico Forti è stato il perfetto capro espiatorio per coprire le inefficienze della polizia di Miami dopo il delitto Versace. Di più, perché il fratello della vittima si spinge anche oltre: il vero colpevole, secondo lui, va cercato altrove, in quel Thomas Knott che truffava suo padre, e che si sarebbe spaventato quando Dale iniziò a indagare sui suoi ammanchi. Nemmeno la questione del mancato risarcimento regge: «Io non ho mai chiesto nessun risarcimento economico, mai e poi mai».

La battaglia di Bradley Pike: “Farò di tutto perché venga restituita la sua libertà”

Ma la battaglia di Bradley Pike è solo all’inizio. Dopo una breve sosta in Montenegro, promette di tornare a settembre a chiedere udienza per smontare i teoremi giudiziari. «Non mi darò pace finché Chico Forti non tornerà libero. Perché quando metti in prigione un innocente, non metti in prigione solo lui, ma anche i suoi amici, i suoi figli, i suoi parenti». Una lezione di dignità e verità che l’Italia non può più ignorare.

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