Cinemagoal, il pezzotto evoluto non ha funzionato: multe fino a 5.000 euro

22 Maggio 2026 - 11:45
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Cinemagoal, il pezzotto evoluto non ha funzionato: multe fino a 5.000 euro

Pensavano di usare un sistema più evoluto del solito "pezzotto", più stabile nella visione e meno esposto ai controlli. È andata diversamente. I primi 1000 utenti individuati nel corso dell’operazione "Tutto chiaro", coordinata dalla Procura di Bologna e condotta dalla Guardia di finanza di Ravenna, riceveranno sanzioni da 154 a 5.000 euro.

L’indagine era partita da un monitoraggio sui social e ha portato a oltre 100 perquisizioni e sequestri in tutta Italia. Al centro c’è CINEMAGOAL, un’app che veniva installata sui dispositivi dei clienti e serviva ad accedere illegalmente, tramite un server estero, ai contenuti di SKY, Dazn, Netflix, Disney+, Spotify e altre piattaforme. Non era il classico accesso IPTV, o almeno non solo quello.



Secondo la Guardia di finanza, in Italia erano state predisposte macchine virtuali attive 24 ore su 24: ogni 3 minuti intercettavano e ritrasmettevano codici "originali" collegati ad abbonamenti regolari, ma intestati a soggetti fittizi, in parte ora identificati. In questo modo, agli utenti arrivava un segnale "in chiaro", cioè già pronto per la visione dei contenuti pirata.

UN SISTEMA ORGANIZZATO

L'elemento principale che distingue Cinemagoal dalla pirateria più tradizionale è il modo in cui il servizio veniva proposto agli utenti. Non soltanto un accesso abusivo ai contenuti a prezzo ridotto, ma un’app installata sui dispositivi, pacchetti annuali, una rete di rivenditori e una promessa commerciale precisa: qualità di visione più alta e minore esposizione ai controlli. Secondo la Guardia di finanza, l’accesso tramite l’app non determinava infatti l’utilizzo di una connessione associabile direttamente a un determinato indirizzo IP, schermando maggiormente l’utente finale.

Questa caratteristica veniva pubblicizzata dagli oltre 70 soggetti incaricati di distribuire il "prodotto" sul territorio. Gli abbonamenti annuali avevano un costo variabile tra 40 e 130 euro, in base ai pacchetti selezionati. I pagamenti avvenivano preferibilmente con strumenti difficili da tracciare, in particolare criptovalute, oppure attraverso conti di appoggio esteri o fittiziamente intestati.

Una parte degli proventi finiva poi nelle tasche degli organizzatori della frode. La struttura ricostruita dagli investigatori mostra quindi una catena articolata, con rivenditori, clienti finali, infrastrutture tecniche in Italia e supporti informatici all’estero. Per il coordinamento delle operazioni in Francia e Germania, l’Autorità giudiziaria si è avvalsa della cooperazione internazionale con Eurojust.

All’estero sono stati disposti anche sequestri dei supporti informatici nei quali sarebbero custoditi i dati necessari a decodificare i segnali audiovisivi protetti e il codice sorgente del programma, indispensabile per il funzionamento dell’applicazione. Nello stesso contesto, la Guardia di finanza ha riscontrato anche l’utilizzo della IPTV più tradizionale. Le due modalità convivevano nella stessa rete.


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