Come Farioli è diventato un vincente al Porto: la miglior difesa, le palle inattive, la neghentropia. "Cerco di dare ordine e chiarezza, qui tutti remano nella stessa direzione"

20 Maggio 2026 - 20:39
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Come Farioli è diventato un vincente al Porto: la miglior difesa, le palle inattive, la neghentropia. "Cerco di dare ordine e chiarezza, qui tutti remano nella stessa direzione"

Intervista a Francesco Farioli, che ha riportato il Porto sul tetto del Portogallo dopo 4 anni: "Quando ho iniziato ad allenare il mio sogno entro 5 anni era tornare al Sassuolo, sono andato oltre le mie aspettative con i risultati ottenuti. Dopo l'Ajax per me contava trovare un club con persone che avessero le mie motivazioni, quando ho incontrato Villas Boas è stato tutto molto veloce".

Quando ha deciso di intraprendere la carriera da allenatore e lasciare l’incarico di preparatore dei portieri del Sassuolo Francesco Farioli si era prefissato un obiettivo: riuscire entro cinque anni a tornare sulla panchina del club neroverde, da capo allenatore. Ma il destino ha riservato al tecnico toscano un cammino ben diverso, in una costante escalation verso l’elite del calcio europeo. Dai primi passi in Turchia alla qualificazione in Europa League con il Nizza, dall’Eredivisie sfiorata con l’Ajax fino alla cavalcata trionfale con il Porto, tornato sul tetto del Portogallo dopo 4 anni, un’eternità per un club abituato a dominare in patria.

Un percorso formativo d’eccellenza, per un allenatore che a soli 37 anni può già fregiarsi dello status di vincente, dopo aver saputo trarre insegnamento dalla delusione maturata dodici mesi fa con l’Ajax. Rialzarsi, ripartire, superare se stessi: mentalità e personalità da autentico predestinato.


In occasione del media-day del Porto Farioli ha ripercorso le tappe che lo hanno portato a guidare la squadra verso il 31º titolo nazionale. 

L’unico allenatore italiano ad aver vinto un campionato in Europa in questa stagione non ha (ancora) mai allenato in Serie A: un aspetto che non rappresenta di certo un cruccio per il tecnico portista.

“La verità - ha raccontato Farioli a GOAL - è che la mia traiettoria per iniziare questo percorso di allenatore è partita all'estero ed è continuata all'estero, quindi direi che prevalentemente questo è il motivo. Le esperienze che ho fatto prima in Turchia, poi in Francia, poi all'Ajax e quest'anno qua al Porto mi hanno dato questo scenario, questo panorama di opportunità ed è qualcosa del quale sinceramente vado molto grato e che mi godo con piacere e con grande soddisfazione”.

“Quando ho deciso di fare l’allenatore  mi sono chiesto dove sarei voluto essere tra 5 anni, pensando al miglior scenario possibile. E all’epoca, avevo 30 anni, tornare al Sassuolo da capo allenatore era il mio sogno. Non sono mai tornato in Italia ma i risultati ottenuti sono oltre le mie aspettative".

"AVERE LA MIGLIOR DIFESA PER ME È FONDAMENTALE"

Nella carriera di Farioli ritroviamo un pattern più unico che raro: nelle sue ultime tre esperienze ha sempre chiuso la stagione con la miglior difesa del campionato. Come con il Nizza nella Ligue 1 2023/2024 e con l’Ajax nell’Eredivisie 2024/2025 anche al Porto ha blindato la retroguardia, terminando con soli 18 goal subiti in 34 partite, dimostrando che la solidità difensiva rappresenta ancora una delle chiavi per il successo. 

E anche se nel calcio di oggi si tende troppo spesso a dare poco credito, poco risalto a chi cura la fase difensiva con attenzione, quasi come se la produzione offensiva fosse diventata l’unico metro di giudizio del valore di un allenatore, per Farioli in medio stat virtus: la formula del successo passa dall’equilibrio tra le varie fasi di gioco.

“Penso che sia difficile separare le cose, nel modo di attaccare incide il modo in cui difendi e nel modo in cui difendi incide il modo di attaccare. Credo che il nostro lavoro sia quello di trovare il giusto mix tra le varie fasi di gioco, i giusti ingranaggi, i giusti meccanismi. Il fatto che adesso sia il terzo anno consecutivo che abbiamo la migliore difesa del campionato è sicuramente qualcosa di importante, della quale vado molto orgoglioso anche se da fuori qualcuno può avere commenti o opinioni divergenti, ma è qualcosa che per me è assolutamente fondamentale. Il fatto che nelle ultime tre squadre sia passato questo spirito e questo desiderio di lavorare insieme con la palla e di lavorare insieme senza la palla per me sono state le più grandi soddisfazioni che ho avuto come allenatore”.

LA NEGHENTROPIA: "CERCO DI DARE ORDINE"

LA NEGHENTROPIA:

Un concetto che Farioli ribadisce facendo leva sulla sua formazione filosofica.

“Il calcio, e la vita in generale, è fatta da due possibili direzioni: entropia, che significa caos, e neghentropia, che significa ordine, l’intenzione di portare ordine. Da allenatore penso di poter aiutare la squadra andando in quest’ultima direzione, cercando di portare ordine, portando chiarezza, un linguaggio comune, dando ai giocatori “gli stessi occhiali” per guardare la realtà, per leggere la partita nello stesso modo. Non puoi pensare di cambiare fare turnover e cambiare 9 giocatori ogni tre giorni se non c’è chiarezza, puoi farlo solo se tutti sono sulla stessa lunghezza d’onda. Da allenatore mi fa piacere vedere i miei giocatori, dal più giovane al più anziano, dire che quando vanno in campo sanno tutti cosa fare”.

"THIAGO SILVA TRA I 10 DIFENSORI PIÙ GRANDI DI SEMPRE"

A gennaio l’arrivo di un fuoriclasse assoluto come Thiago Silva ha sicuramente contribuito ad alzare ulteriormente il livello della difesa portista, instaurando con Farioli, definito recentemente dal brasiliano “un grande comandante”, un rapporto sinergico. 

“Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di avere capitani o giocatori di uno spessore altissimo umano e per quanto riguarda carriere, trofei vinti. Dante a Nizza che ha vinto la Champions League al Bayern Monaco, Jordan Henderson che è stato capitano per anni al Liverpool vincendo la Champions League, e Thiago con il suo passato in Italia, PSG, la Champions League con il Chelsea. È arrivato qua con grande disponibilità, con la voglia di mettersi al servizio di una squadra che stava lottando su tre fronti, con la voglia e la curiosità di continuare a migliorarsi, di imparare cose nuove. Allo stesso tempo dal mio punto di vista di vedere un campione del suo calibro che sembra non avere età perché ha ancora l'agilità di un ragazzo di vent'anni e soprattutto una voglia di giocare a calcio che è impressionante. A tutto questo chiaramente aggiungere il suo curriculum, la sua esperienza, il suo palmarès, la sua mentalità vincente e la sua innata leadership, tutti questi elementi hanno fatto sì che il contributo di Thiago come giocatore e di Thiago come leader del gruppo di sicuro ha aiutato, facilitato e velocizzato il nostro processo di crescita e di sicuro lo ha anche consolidato nei momenti in cui abbiamo avuto le nostre difficoltà, come è normale che sia, in una stagione con tante partite e tanti impegni”.

Anche a 41 anni, nonostante non sia riuscito a convincere Ancelotti ad includerlo nella lista dei 26 del Brasile per i Mondiali, Thiago Silva è stato sempre impeccabile, in partita come in allenamento.

“Di Thiago la cosa che più di tutti mi ha impressionato è vedere il suo controllo del corpo nello spazio in momenti acrobatici, cioè in colpi di testa piuttosto che tackle scivolati, piuttosto che lettura di situazioni e capacità di anticipare alcune letture e alcune scelte. In sei mesi che siamo qua non gli ho visto sbagliare un colpo di testa, una deviazione o una respinta, come se avesse un collo capace di adattarsi ad ogni traiettoria del pallone. Stiamo parlando di un giocatore che è senza ombra di dubbio tra i dieci più grandi difensori della storia del calcio, di sempre”.


L'IMPORTANZA DELLE PALLE INATTIVE

L'IMPORTANZA DELLE PALLE INATTIVE

Tra i punti di forza del Porto di Farioli anche le palle inattive: 15 dei 66 goal realizzati dai biancoblù in campionato sono arrivati sugli sviluppi di un corner. E non sorprende come la rete che ha suggellato il titolo, quella di Bednarek contro l’Alverca, sia stata firmata proprio di testa su calcio d’angolo. 

Le palle inattive incidono molto nel calcio di oggi, senza ombra di dubbio. C'è un lato che è la parte organizzativa e tutto quello che tu puoi studiare, preparare, aggiustare, rimodellare in base all'avversario. E poi va tanto anche con i profili dei calciatori, la scelta in sede di mercato di profili che ti aiutino ad essere impattante in questi momenti. C'è tanto lavoro e tanta organizzazione, ma questa non può completamente sopperire o essere valorizzata se non hai qualcuno che ha la capacità di calciare bene e soprattutto giocatori in grado di avere dominio aereo e impatto nel gioco aereo. È una delle fasi di gioco dove negli ultimi anni, almeno per me, è aumentato molto il tempo che gli abbiamo dedicato. All'interno dello staff abbiamo una cellula operativa che lavora molto forte da questo punto di vista, abbiamo uno staff in cui tutti hanno un ruolo ben preciso, ma poi c'è una parte in cui tutti fanno tutto o tutti hanno l'autorizzazione a poter aggiungere idee e proposte. Questo vale anche per le palle inattive che per noi sono state un'arma importante sia offensivamente che difensivamente”.

LA CHIAMATA DEL PORTO DOPO L'AJAX

LA CHIAMATA DEL PORTO DOPO L'AJAX

Il trionfo con il Porto ha inevitabilmente il sapore del riscatto per Farioli, che lo scorso anno all’Ajax ha visto sfumare il titolo in Eredivisie all’ultima giornata. 

“Si può imparare da tutto, dalle vittorie come dalle sconfitte. L’esperienza dell’anno scorso è stata descritta con parole molto forti. Ma in realtà quest’anno non credo di aver fatto un lavoro migliore rispetto alla scorsa stagione. La differenza, e il motivo per cui oggi abbiamo qualcosa da festeggiare, è che ogni singola componente di questo club è andata esattamente nella stessa direzione, con la stessa determinazione, senza sprecare energie in nessun ambito. E credo che questo, alla fine, abbia fatto la differenza”.

Al Do Dragao Farioli ha trovato l’ambiente ideale per provare a costruire un progetto vincente: 

“Dopo la difficile stagione che ho vissuto all'Ajax, non mi bastava vedere un bel logo o un bel club con cui lavorare, cercavo un club dove potessi trovare persone con la mia stessa motivazione. Ed è quello che ho trovato nel presidente Villas Boas, ha avuto fiducia in me e dopo il nostro primo incontro la decisione di venire al Porto è stata facile. A marzo quando eravamo primi con l’Ajax c’erano tanti club interessati, poi quando ho deciso di dimettermi non avevo un piano B ma avevo le idee chiare sul fatto che la cosa che più contava sarebbero state le persone con cui avrei lavorato. Nel mese dopo le dimissioni e prima di firmare con il Porto non ho ricevuto tante proposte, c’erano due squadre di Second Division e due squadre che avrebbero lottato per la salvezza in Serie A. Poi è arrivata la chiamata del Porto e quando ho incontrato Villas Boas, a Como, è stato tutto molto veloce, in pochi giorni la decisione è stata presa da entrambe le parti”.


LA PROSSIMA SFIDA: LA CHAMPIONS LEAGUE

LA PROSSIMA SFIDA: LA CHAMPIONS LEAGUE

Adesso che il suo status è diventato quello di vincente, l’asticella non può che alzarsi ulteriormente. Ma nonostante i rumors Farioli ha in testa solo il Porto e la prossima sfida chiamata Champions League.

“Sento di dover ripartire, devo spingere di nuovo perché, ovviamente, le aspettative sono ancora più alte. Due o tre settimane fa, vivevo con un grande punto interrogativo sulla testa, visto dall'esterno. E ora c'è un punto esclamativo che deve essere confermato e dimostrato ancora e ancora. Quindi credo che le aspettative aumentino. E in questa fase, ovviamente, dobbiamo essere più entusiasti, più esigenti, ancora più critici con noi stessi. E dobbiamo andare avanti per le prossime sfide, perché la prossima stagione avremo cinque trofei in palio, cinque competizioni. E una di queste, non la conosco davvero, la conosco da tifoso, da studioso di questo sport. Tutti dicono che la Champions League è uno sport diverso”.

L'Italia può attendere...

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