CONSAP: dopo la protesta davanti al MEF i sindacati chiedono un cambio di rotta
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La manifestazione si è svolta venerdì 22 maggio davanti alla sede del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ma le tensioni all’interno di CONSAP sembrano tutt’altro che archiviate.
La protesta organizzata dai lavoratori e dalle sigle sindacali ha acceso ulteriormente i riflettori sul clima interno alla società pubblica controllata dal MEF, portando all’attenzione dell’opinione pubblica una lunga serie di contestazioni rivolte all’attuale gestione aziendale.
Secondo quanto denunciato dai rappresentanti dei dipendenti, negli ultimi mesi si sarebbe consolidato un modello organizzativo caratterizzato da rigidità, tensioni e crescente conflittualità. La mobilitazione davanti al Ministero dell’Economia ha rappresentato il culmine di un malcontento che, stando al documento diffuso dai sindacati, covava da tempo e che ora punta direttamente a ottenere un intervento dell’azionista pubblico.
Le accuse dei sindacati dopo la manifestazione
Nel testo distribuito in occasione del presidio, le organizzazioni sindacali hanno elencato numerose criticità attribuite alla governance aziendale. Tra le questioni più delicate figura il mancato chiarimento su alcune vicende finite nei mesi scorsi sulle pagine di quotidiani nazionali, relative a presunte anomalie riguardanti il sistema interno di whistleblowing e l’utilizzo di auto di servizio. Secondo i sindacati, l’azienda non avrebbe mai fornito spiegazioni convincenti ai lavoratori su quanto emerso dagli articoli di stampa.
Un altro elemento al centro delle contestazioni riguarda il rapporto tra dirigenti e dipendenti. Le sigle parlano di un clima aziendale diventato sempre più pesante, con regole sugli orari ritenute troppo rigide per quadri e funzionari e considerate incompatibili con il rapporto fiduciario previsto dai contratti.
Nel documento si fa inoltre riferimento a lettere di contestazione inviate ai lavoratori per motivazioni definite “disparate e fantasiose”, circostanza che avrebbe contribuito ad aumentare il malcontento interno.
Il caso stipendi e l’esternalizzazione del servizio paghe
Uno dei passaggi più critici sollevati durante la protesta riguarda la gestione del servizio paghe. I sindacati contestano la scelta di affidare all’esterno un’attività che, secondo quanto riportato, sarebbe stata gestita internamente per oltre trent’anni senza particolari problemi.
Le organizzazioni dei lavoratori sostengono che l’esternalizzazione avrebbe comportato costi significativi e frequenti errori di elaborazione, fino ad arrivare, nello scorso mese, a un ritardo nel pagamento degli stipendi. Un episodio che ha inevitabilmente alimentato ulteriori tensioni all’interno dell’azienda.
Secondo le sigle sindacali, il cambiamento sarebbe stato introdotto senza la preventiva informazione prevista dagli accordi contrattuali.
Trasferimenti improvvisi e accuse di demansionamento
Tra i punti che hanno avuto maggiore eco durante il presidio davanti al MEF ci sono anche i trasferimenti interni e la redistribuzione delle mansioni. Nel documento si denuncia che alcuni dipendenti sarebbero stati spostati improvvisamente ad attività ritenute non coerenti con il proprio inquadramento professionale.
Le sigle parlano apertamente di demansionamento di funzionari senior e contestano il trasferimento di personale qualificato verso attività di protocollazione o mansioni operative considerate poco compatibili con esperienza e ruolo ricoperto.
Secondo i sindacati, tali decisioni avrebbero generato forte disorientamento tra i lavoratori e contribuito all’uscita volontaria di alcuni dipendenti con elevate professionalità. Nel documento viene infatti evidenziato come diverse figure esperte abbiano lasciato l’azienda negli ultimi mesi.
Il nodo del clima lavorativo
Uno degli aspetti più pesanti emersi durante la protesta riguarda il benessere organizzativo. Le rappresentanze dei lavoratori parlano di una situazione di forte pressione interna, sostenendo che molti dipendenti avrebbero segnalato al medico del lavoro condizioni di stress correlato all’attività professionale.
Nel testo diffuso durante la manifestazione viene addirittura utilizzata l’espressione “clima da carcere” per descrivere l’atmosfera percepita da parte del personale. Una formula estremamente dura che testimonia il livello di scontro raggiunto tra lavoratori e vertici aziendali.
A suscitare polemiche è stata anche la questione dello smart working. I sindacati contestano infatti una nota firmata dalla direzione delle risorse umane, ritenuta in contrasto con gli accordi sul lavoro agile allora in vigore.
Premi di risultato e sistema di performance nel mirino
Durante la protesta è stato contestato anche il sistema premiale adottato dall’azienda. Secondo le organizzazioni sindacali, CONSAP avrebbe progressivamente svuotato il sistema di valutazione interna, assegnando gli obiettivi con ritardi significativi e riducendo o negando il premio di risultato a una larga parte dei lavoratori.
I sindacati sostengono che il mancato riconoscimento dei premi sarebbe stato giustificato con esigenze di contenimento dei costi, nonostante molti dipendenti avessero raggiunto gli obiettivi assegnati.
Nel documento viene inoltre criticato l’utilizzo di una nota del Ministero dell’Economia e delle Finanze risalente al 2023 per motivare quello che viene definito un “taglio lineare mascherato da meritocrazia”.
Prestiti ai dipendenti e accuse di disparità
Non sono mancate critiche anche sulla gestione dei prestiti personali destinati ai lavoratori. I sindacati accusano l’azienda di aver limitato l’accesso ai finanziamenti interni richiedendo motivazioni considerate invasive sotto il profilo della privacy.
La questione sarebbe diventata ancora più delicata perché, parallelamente, CONSAP avrebbe promosso pubblicamente il prestito destinato agli studenti meritevoli, creando – secondo le sigle – una disparità percepita dai dipendenti.
Nel mirino è finita anche la gestione di alcuni benefit aziendali, come l’accesso al garage interno, che sarebbe stato vietato a numerosi funzionari dopo oltre venticinque anni.
La richiesta al ministro Giorgetti
Con la manifestazione del 22 maggio, i sindacati hanno chiesto ufficialmente un intervento del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del ministro Giancarlo Giorgetti. L’obiettivo dichiarato è ottenere rassicurazioni in vista della prossima scadenza del vertice aziendale e favorire un cambio di impostazione nella gestione della società pubblica.
Al momento non risultano repliche ufficiali nel merito delle accuse contenute nel documento sindacale, ma la protesta davanti al MEF ha riportato al centro dell’attenzione il tema delle relazioni industriali nelle società partecipate pubbliche, soprattutto in una fase storica in cui benessere organizzativo, valorizzazione delle competenze e gestione delle risorse umane sono diventati elementi centrali anche per la qualità dei servizi offerti ai cittadini.
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