CONSAP, lavoratori in piazza: sindacati all’attacco sulla gestione aziendale

11 Giugno 2026 - 09:57
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lentepubblica.it

Assemblea pubblica e denuncia delle organizzazioni sindacali: al centro relazioni industriali, organizzazione del lavoro e clima interno.


Una protesta pubblica nel cuore della capitale per portare all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica una situazione che, secondo le rappresentanze dei lavoratori, sarebbe ormai diventata insostenibile.

Le organizzazioni sindacali presenti in CONSAP S.p.A. hanno promosso un’assemblea dei dipendenti davanti a Montecitorio, a Roma, per denunciare una lunga serie di criticità che riguarderebbero la gestione dell’azienda, le relazioni sindacali e le condizioni lavorative del personale.

Nel documento diffuso in occasione dell’iniziativa, le sigle parlano apertamente di un progressivo deterioramento del confronto tra azienda e rappresentanze dei lavoratori, contestando numerose scelte organizzative adottate negli ultimi anni. Tra i temi al centro della mobilitazione figurano il mancato rinnovo del Contratto Integrativo Aziendale, il presunto mancato rispetto delle disposizioni previste dal contratto collettivo di settore e una generale situazione di disagio che, secondo i sindacati, starebbe incidendo sul clima interno.

L’assemblea è stata anche l’occasione per fare il punto su una vertenza che appare tutt’altro che conclusa e che coinvolge aspetti economici, organizzativi e professionali.

Le contestazioni: trasferimenti, organizzazione del lavoro e mancato rinnovo del contratto integrativo

Uno dei punti più delicati riguarda il rinnovo del Contratto Integrativo Aziendale. Le rappresentanze sindacali sostengono di aver presentato la propria piattaforma negoziale oltre un anno e mezzo fa, senza che il confronto abbia prodotto risultati concreti.

Secondo quanto riferito dalle organizzazioni dei lavoratori, il tavolo negoziale sarebbe rimasto sostanzialmente fermo, nonostante il trascorrere dei mesi e la presenza di una delegazione aziendale particolarmente ampia. Una situazione che avrebbe contribuito ad alimentare tensioni e incomprensioni.

Nel mirino finiscono anche alcune decisioni organizzative adottate dalla società. I sindacati contestano trasferimenti di personale effettuati senza adeguata comunicazione preventiva e denunciano casi di assegnazione a mansioni considerate non coerenti con il livello professionale posseduto dai dipendenti interessati.

Particolare attenzione viene posta sul tema della valorizzazione delle competenze. Nel documento si sostiene che professionisti con esperienza consolidata sarebbero stati progressivamente privati delle proprie funzioni specialistiche o destinati ad attività ritenute poco compatibili con il percorso professionale maturato nel corso degli anni.

Le organizzazioni sindacali parlano inoltre di una gestione che avrebbe favorito l’ingresso di figure esterne in ruoli dirigenziali e apicali, mentre all’interno dell’azienda continuerebbero a registrarsi carenze di organico e difficoltà operative in diversi settori.

Premi, valutazioni e gestione delle risorse umane al centro delle critiche

Tra le contestazioni emerge anche il tema del sistema premiante.

Secondo i sindacati, gli obiettivi annuali sarebbero stati assegnati con forte ritardo rispetto alle tempistiche previste. Nonostante ciò, molti lavoratori avrebbero comunque raggiunto i risultati richiesti, ottenendo valutazioni positive dai propri responsabili.

Le rappresentanze denunciano però che una parte significativa del personale non avrebbe ricevuto il premio di risultato oppure lo avrebbe percepito in misura ridotta. Una scelta che, secondo le sigle, sarebbe stata giustificata dall’esigenza di contenere i costi aziendali.

Critiche vengono rivolte anche alla gestione delle contestazioni disciplinari e dei rapporti gerarchici. Nel documento si fa riferimento a richiami formali indirizzati ai dipendenti per motivazioni considerate eccessive o non adeguatamente motivate, nonché a un crescente irrigidimento delle procedure interne.

Un altro elemento evidenziato riguarda l’introduzione di regole particolarmente stringenti sugli orari di lavoro di quadri e funzionari, giudicate incompatibili con il rapporto fiduciario che tradizionalmente caratterizza tali figure professionali.

Smart working, welfare aziendale e prestiti ai dipendenti

Le critiche investono anche alcune misure legate al welfare e all’organizzazione del lavoro.

Le organizzazioni sindacali contestano una nota emanata dalla direzione delle risorse umane che, a loro giudizio, sarebbe risultata in contrasto con gli accordi vigenti sul lavoro agile.

Sul fronte delle prestazioni sociali, viene segnalata una differenza di trattamento tra le iniziative promosse all’esterno e quelle rivolte al personale interno. In particolare, i sindacati evidenziano come siano stati valorizzati alcuni strumenti destinati agli studenti meritevoli, mentre l’accesso ai prestiti personali per i dipendenti sarebbe diventato più complesso rispetto al passato.

Nel documento viene inoltre criticata la decisione di esternalizzare il servizio paghe. Secondo le sigle, il sistema era stato gestito internamente per decenni senza particolari problemi, mentre il nuovo modello avrebbe comportato costi aggiuntivi e disservizi culminati in ritardi nell’erogazione degli stipendi.

Il tema del benessere organizzativo e il clima interno

Tra gli aspetti che emergono con maggiore forza c’è quello relativo al benessere dei lavoratori.

Pur riconoscendo il conseguimento di certificazioni aziendali dedicate alla qualità dell’ambiente lavorativo, le organizzazioni sindacali sostengono che molti dipendenti avrebbero manifestato un crescente disagio legato allo stress lavoro-correlato.

Nel documento si parla di un clima interno percepito come particolarmente pesante e di un progressivo indebolimento della fiducia tra lavoratori e management.

I sindacati contestano inoltre la mancanza di risposte su richieste di accesso agli atti, l’assenza di una moderna mappatura delle competenze professionali e la mancata definizione di un aggiornato piano industriale capace di delineare con chiarezza gli obiettivi futuri della società.

A tutto ciò si aggiungerebbe, secondo le organizzazioni dei lavoratori, una crescente fuoriuscita di personale qualificato. Negli ultimi mesi, infatti, si sarebbero registrate diverse dimissioni volontarie di dipendenti con elevata specializzazione professionale, fenomeno interpretato dalle sigle come un segnale di malessere sempre più diffuso.

Una vertenza che guarda alle istituzioni

La scelta di svolgere l’assemblea davanti a Montecitorio rappresenta un chiaro tentativo di portare la vertenza oltre i confini aziendali.

Le organizzazioni sindacali chiedono un cambio di passo nelle relazioni industriali, il rilancio del confronto sul contratto integrativo e un maggiore coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori nelle decisioni che incidono sull’organizzazione del lavoro.

La mobilitazione segna dunque un nuovo capitolo di una vicenda che, almeno per il momento, appare ancora lontana da una soluzione condivisa.

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