Conte continua a indebolire Schlein per prepararsi a scaricarle addosso la sconfitta (eventuale) contro Meloni

08 Ottobre 2026 - 09:55
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Conte continua a indebolire Schlein per prepararsi a scaricarle addosso la sconfitta (eventuale) contro Meloni

Tutti i segnali che Giuseppe Conte sta inviando negli ultimi tempi vanno in un’unica direzione: indebolire Elly Schlein. Sul piano personale, facendola apparire come una che corre solo per sé, rifiutandosi di prendere in considerazione altri nomi, e sul piano politico, giurando che egli sarà intransigente sull’Ucraina e sul «riarmo», e dunque pronto a rompere sui contenuti, scettico sulla mediazione che il Pd vorrebbe assolutamente ottenere per andare avanti.

Certo, si tratta della costruzione della sua personale campagna elettorale per le primarie. Ma c’è molto di più. L’avvocato del popolo sta in questo modo suggerendo agli elettori del M5S che il campo largo non è un’alleanza granitica anche perché la leader del Pd non gode della sua fiducia, nemmeno della sua incondizionata stima: per cui non votatela. Alle primarie. E anche se lei le vincesse, tanto perderà alle elezioni.

Quello che l’ex presidente del Consiglio sta coltivando nel suo cervello e l’immagine che sta costruendo è che Schlein sia politicamente debole. Destinata alla sconfitta. E allora perché farsi trattare da junior partner da una segretaria che sta per andare a sbattere il muso contro un’avversaria ben più forte come Giorgia Meloni? Forse – è il ragionamento contiano – sarebbe meglio tenersi le mani libere. Se la situazione del campo largo dovesse trascinarsi nel gorgo dell’inconcludenza molto politicista di queste settimane, allora meglio tirarsene fuori. Rompere e riprendersi la piena libertà di iniziativa politica, autodichiarandosi come il politico più coerente e addossando tutta la colpa dell’impasse del campo largo a Schlein. Nemmeno parteciperebbe alle primarie, che, non esistendo più la coalizione, non si terrebbero più. Pazienza se il campo largo si spacca: se con Schlein non si vince, tanto vale non farsi coinvolgere nella sua sconfitta.

Ci sono indubbiamente molte gocce del veleno travagliesco in questo discorso. Ma è una strategia che regge su una precondizione fondamentale e al momento non acquisita: la convinzione che nemmeno la destra raggiungerà il premio di maggioranza, così che il prossimo Parlamento sarà formato su base proporzionale. Un’arma ideale per uno come lui, avvezzo a fare giochetti di ogni tipo. Senza dover concordare alcunché con Schlein, che, una volta battuta da Meloni, chissà che fine farà in un partito abituato a divorare i suoi figli.

Rompere l’alleanza con il Pd a pochi mesi dal voto sarebbe un atto che metterebbe il campo largo in fuorigioco e gli attirerebbe l’odio eterno degli elettori dem, soprattutto della segretaria che si ritroverebbe testardamente con un pugno di mosche in mano. Di fatto, lui può fare saltare lei. Per questo si è notata in queste ore una Schlein più rabbuiata del solito. Il rischio vero è di riconsegnare il Paese alla destra: questo è quello che l’avvocato deve calcolare nel suo movimentismo senza principi. È chiaro che si tratta di pensieri spregiudicati che Conte si guarda bene dall’esternare. Ma l’uomo è così: capace di qualsiasi cosa.

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