Lecornu teme che la protesta degli studenti francesi diventi una protesta contro il governo

In Francia il governo prova a cambiare tono di fronte alla protesta dei liceali, arrivata alla vigilia di una nuova giornata di mobilitazione. Mercoledì sera il premier Sébastien Lecornu si è rivolto agli studenti in televisione, riconoscendo che «la rabbia dei giovani non viene dal nulla» e che occorre tenere conto delle «angosce che esprimono». È una svolta rispetto alle prime reazioni dell’esecutivo, dopo giorni di blocchi e incidenti davanti agli istituti.
Lecornu ha detto che «abbiamo il dovere di prendere sul serio i giovani» e ha annunciato che il governo presenterà «le prime decisioni» entro la fine di ottobre. Il giorno prima aveva già promesso un «momento dedicato ai liceali» in ogni istituto, per permettere agli studenti di esprimere difficoltà e proposte. La piattaforma di dialogo aperta dal ministero dell’Educazione ha raccolto finora oltre 40mila contributi.
Il cambio di tono non coincide però con un cambio di linea. Le richieste più concrete dei manifestanti riguardano la ristrutturazione degli edifici scolastici, la sostituzione degli insegnanti assenti e migliori condizioni di lavoro per il personale della scuola. Su questi punti Lecornu non ha annunciato nuove risorse immediate. «In passato ci sono state troppe promesse che non sono state mantenute, semplicemente perché non erano sostenibili. Quello che voglio sono risposte concrete, rapide e quindi finanziate», ha spiegato. Il governo conta sull’aumento di 1,2 miliardi di euro previsto per l’istruzione nella legge di bilancio, anche se il dato è già oggetto di polemica: il ministero ha ammesso che si tratta di un aumento in valore nominale e di una sostanziale stabilità in termini reali.
La protesta, nel frattempo, si inserisce in un quadro sociale più ampio. Lecornu ha parlato della «sovrapposizione delle crisi», citando oltre alla mobilitazione dei liceali la crisi agricola, il calo del potere d’acquisto legato all’aumento dei prezzi dell’energia e la necessità di contenere il deficit pubblico. Il governo ha annunciato dieci milioni di barili di gasolio provenienti dalle riserve strategiche da vendere ai distributori «al prezzo di costo», con l’obiettivo di ridurre il prezzo alla pompa di 12-18 centesimi al litro. Ha inoltre chiesto a EDF di sfruttare al massimo la capacità produttiva per evitare aumenti delle bollette elettriche durante l’inverno.
Resta però il fronte della sicurezza. Dopo gli scontri dei giorni scorsi, il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha annunciato la sospensione dell’uso delle granate assordanti durante le proteste, una delle quali aveva già provocato gravi conseguenze a un liceale. Lecornu ha assicurato che le forze dell’ordine «non hanno ricevuto istruzioni di affrontare i liceali». Mercoledì, inoltre, è stata aperta un’indagine dopo il ferimento alla testa di un diciassettenne davanti a un liceo di Marsiglia: immagini diffuse sui social mostrano un agente colpirlo con il manganello e l’inchiesta è stata affidata all’Inspection générale de la police nationale.
Il governo cerca così di evitare che la protesta dei liceali diventi il punto di confluenza di tensioni diverse. A sinistra, però, l’apertura di Lecornu è stata giudicata insufficiente. Il coordinatore di La France insoumise Manuel Bompard ha accusato il premier di non aver annunciato «una sola misura concreta», mentre l’ecologista Marine Tondelier ha parlato dei rischi di una «convergenza delle lotte», mettendo sullo stesso piano le rivendicazioni degli studenti, quelle degli agricoltori e il malcontento per i prezzi del carburante. Per il governo la partita decisiva resta comunque quella del bilancio: il 13 ottobre comincerà all’Assemblea nazionale l’esame della prima parte della legge finanziaria. Lecornu ha chiesto «il patriottismo di ciascuno» per trovare un compromesso ed evitare un nuovo episodio di instabilità politica e finanziaria.
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