Gli Usa restano, Trump passa: il messaggio dei leader europei ad Ankara che il presidente americano stenta a capire

Il vertice Nato ha già una conclusione politica, prima ancora delle dichiarazioni finali: i leader europei sono ormai andati oltre Trump. L’impressione ricavata dalla prima giornata di Ankara e dal suo seguito, con la riedizione degli attacchi ai Paesi che lo hanno «molto deluso» è quella di qualcuno che cerca di mettersi disperatamente al centro della scena, mentre chi gli sta di fronte si muove verso l’orizzonte.
I leader europei già oltre Trump
«Il nostro Paese intrattiene eccellenti relazioni sociali, culturali ed economiche con gli Stati Uniti, e non è nostra intenzione che ciò cambi», ha dichiarato l’ufficio del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, dopo che Trump ha detto di aver ordinato al Segretario del Tesoro Scott Bessent di interrompere i rapporti commerciali con il Paese.
Il ministro belga: «Meloni è la regina del centrodestra in Europa»
La maggior parte non ha proprio risposto. Si tratta della stessa linea già adottata dall’Italia, che contestualmente sta lavorando sui rapporti diplomatici e commerciali con Washington, ben sapendo che prescindono da chi sia alla Casa Bianca. «Ovviamente abbiamo bisogno di Trump come alleato, ma lasci stare Meloni», ha detto il ministro della Difesa belga, Theo Francken a Politico, aggiungendo che la premier italiana «è la regina del centrodestra in Europa. È lei la leader. Lasciatela in pace». Una chiave di lettura che forse spiega il perché dell’accanimento nei suoi confronti più della tesi espressa da Trump sulla presunta mancata lealtà.
La strada win-win che il presidente Usa non ha saputo imboccare
In questi tempi complessi Trump aveva l’occasione di porsi come primus inter pares tra i leader dell’Occidente a difesa del suo sistema di valori e del suo stile di vita. Ha scelto progressivamente sempre più la postura di uomo solo al comando, non capendo che avrebbe danneggiato lui più dei rapporti transatlantici. Il colpo di grazia alla sua leadership globale è stata la guerra decisa unilateralmente, insieme a Israele, contro l’Iran, seguita dalla lunare pretesa che i leader europei gli andassero dietro quando lui lo chiedeva. La schiena dritta di Meloni è lo specchio più luminoso del suo fallimento, proprio perché Meloni è stata quella che più di tutti aveva indicato in modo chiaro la strada per rendere la presidenza Trump un mandato win-win nei rapporti con l’Europa: l’unità e il rafforzamento politico dell’Occidente.
La Nato e la ricerca di un nuovo centro di gravità permanente
Il New York Times di oggi scrive che con il suo arrivo ad Ankara Trump ha spostato il centro di gravità del vertice su di sé. Certamente con i nuovi attacchi a quelli che dovrebbero essere i suoi partner d’elezione il presidente Usa ha catalizzato le attenzioni, ma c’è da intendersi su cosa significhi spostare il centro di gravità. Gli europei si stanno riorganizzando intorno al proprio baricentro e sono già mentalmente attrezzati ad assumersi sempre di più le proprie responsabilità in seno all’Alleanza Atlantica. Un processo di emancipazione certamente accelerato dalle fughe in avanti di Trump, ma che a sua volta guarda già oltre Trump, come dimostrano le riflessioni in atto anche sui ruoli di comando all’interno dell’Alleanza.
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