Anche Calenda si accorge dell’insulto all’Altare della Patria dopo le denunce di Rampelli: “Inaccettabili le feste private”

08 Luglio 2026 - 16:14
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Anche Calenda si accorge dell’insulto all’Altare della Patria dopo le denunce di Rampelli: “Inaccettabili le feste private”

Calenda

Anche Carlo Calenda si accorge, finalmente, dell’incredibile oltraggio all’Altare della Patria, che diventa un luogo per celebrare una festa privata. Le denunce di Fratelli d’Italia stanno sortendo effetto. Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera di FdI, era stato il primo a denunciare le feste di lusso in un luogo sacro.

L’intervento di Calenda

“Consentire feste private sull’Altare della Patria e la tomba del Milite ignoto è un insulto alla nostra storia, alla Nazione e a coloro che sono morti per difenderla. Chiediamo immediatamente un intervento delle autorità nazionali e locali per far cessare questo sconcio”,  dice il leader di Azione e senatore, Carlo Calenda.

La questione delle feste e la denuncia di Rampelli

Tavolate imbandite, candele, camerieri in livrea, atmosfera da ristorante panoramico con vista sulla Capitale: tutto perfetto, se non fosse per il dettaglio che aveva fatto fare un balzo sulla sedia a Fabio Rampelli, vicepresidente FdI della Camera: il luogo. Non un hotel, non una terrazza privata, ma le terrazze dell’Altare della Patria, il Vittoriano, uno dei simboli più riconoscibili — e più sacri — della storia nazionale.

Rampelli aveva pubblicato le foto sui social, denunciando quella che definiva una “offesa alla sacralità del monumento” e raccontando di aver parlato con la direttrice del complesso, Edith Gabrielli, per chiedere una revisione delle concessioni che permettono questi eventi. Il nodo, secondo lui, è semplice: la promozione diffusa dalla società di catering di lusso Le Voilà Banqueting consente di organizzare banchetti aziendali e ricreativi in uno spazio che custodisce la memoria del sacrificio di centinaia di migliaia di soldati, oltre al Museo centrale del Risorgimento.

Una questione assurda

Il Vittoriano, negli ultimi anni, è stato al centro di una politica di apertura e rilancio, con mostre, iniziative e un nuovo rapporto con la città. Ma la denuncia di Rampelli riporta la discussione su un terreno delicato: quello del rispetto, della memoria, dell’identità collettiva. E costringe a interrogarsi su come l’Italia gestisce i suoi luoghi più iconici, sospesi tra storia e contemporaneità, tra sacro e profano, tra tutela e fruizione.

La sinistra? Tace

Anche se in ritardo bisogna riconoscere a Carlo Calenda di avere rilanciato la questione posta da Rampelli. Tace invece la sinistra che probabilmente considera i monumenti sacri, e di condivisione nazionale, alla stregua di un ristorante da poter fittare o noleggiare. Senza porsi il problema di un oltraggio a quella storia che non sa difendere in nessun modo. Nemmeno con un parola.

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