Cosa c’è nel nuovo decreto Ambiente, il fritto misto del Governo Meloni sulle semplificazioni

05 Ottobre 2026 - 15:25
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Cosa c’è nel nuovo decreto Ambiente, il fritto misto del Governo Meloni sulle semplificazioni

I toni usati del ministro Pichetto a valle dell’approvazione del nuovo decreto Ambiente, presentato peraltro dalla sola viceministra Vaga per il Mase, sono altisonanti: “Interveniamo su alcuni dei principali nodi dell’azione ambientale del Paese”. Il titolo del decreto, anche: “Disposizioni urgenti per il rafforzamento delle istruttorie ambientali, la gestione dei problemi climatici, l'economia circolare e le bonifiche».

In realtà il provvedimento è un puzzle di misure diverse e di modesta dimensione, contenuti in 5 articoli di difficile lettura immediata, per la consueta tecnica di redazione della norma con emendamenti specifici su articoli e comma di leggi diverse. In sintesi il provvedimento affronta i seguenti temi.

Ci sono un po’ di misure di sostegno alla pubblica amministrazione per renderla capace di rispondere con tempestività alle emergenze ambientali e climatiche.

Si stanziano un po’ di risorse aggiuntive: 200 milioni di euro per interventi di bonifica, specie nella Terra dei fuochi; 5 milioni per rimborsi agli oneri istruttori per i procedimenti Via in ritardo; più 500mila euro (nel 2027) per rafforzare le attività istruttorie dei profili sanitari delle Aia.

Il supporto alle amministrazioni si concretizza con un Fondo istituito presso il Mase, destinato ai Comuni per interventi urgenti su criticità che non determinano la dichiarazione dello stato di emergenza, per 11 milioni l’anno dal 2027. Rafforzato anche il supporto tecnico ai Commissari straordinari per il contrasto al dissesto idrogeologico, consentendo di destinare fino al 3% dei finanziamenti all’assistenza tecnico-specialistica.

Il cuore del “fritto misto” sembrano alcune semplificazioni e razionalizzazioni normative. Si razionalizzano le procedure di valutazione ambientale, concentrando presso la Commissione Pnrr-Pniec anche le verifiche di assoggettabilità a Via relative ai progetti di propria competenza e chiarendo il rapporto tra Via e autorizzazione paesaggistica.

Il decreto torna poi sulle semplificazioni per l’utilizzo del Css-combustibile nei cementifici, con l’obiettivo di agevolare l’uso del combustibile derivato dai rifiuti in utilizzi industriali come la produzione di cemento. Una semplificazione già contenuta in un provvedimento di alcuni mesi fa, e non è chiaro ancora in cosa consista questa ulteriore precisazione. Il provvedimento chiarisce le condizioni in presenza delle quali tale utilizzo non costituisce una modifica sostanziale dell’Autorizzazione integrata ambientale e introduce un meccanismo di silenzio-assenso. Interessante il fatto che questa agevolazione per il recupero energetico di parte dei rifiuti sia considerata dal Ministero azione a sostegno dell’economia circolare. Sembra unque di capire che per il Mase il recupero energetico sia parte integrante della circular economy: una buona notizia.

Sulle bonifiche si introduce un termine perentorio per le Province di 150 giorni per l’ordinanza al responsabile della contaminazione e rafforzando il potere sostitutivo regionale in caso di inerzia.

Non manca una proroga (al 31 dicembre 2030 la relativa disciplina sui limiti emissivi).  

Sono state semplificate le procedure per la gestione delle terre e rocce da scavo, con semplificazioni per i piccoli cantieri e nuove regole per il deposito temporaneo. Il decreto innalza i limiti quantitativi previsti per il deposito delle terre e rocce da scavo qualificate come rifiuti. Nei cantieri che ne producono fino a 20 metri cubi viene inoltre consentito il riutilizzo diretto nel sito di produzione. La possibilità non si applica alle terre e rocce provenienti da siti oggetto di bonifica o contenenti determinati materiali.

Vengono rafforzati inoltre gli obblighi di comunicazione sull’utilizzo di plastica riciclata nelle bottiglie in Pet e la tracciabilità.

Sono inoltre previsti criteri per la caratterizzazione ambientale delle aree marine comprese nei siti di interesse nazionale. Le semplificazioni già previste per la riqualificazione dei siti orfani vengono estese agli interventi di bonifica finanziati con le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione.

Infine uno dei punti più delicati. L’art. 5, comma 1, lettera c), stabilisce che nell’Allegato 5 al Titolo V, Tabella 2, sezione Metalli, la decima e la sedicesima riga sono soppresse. Tradotto: spariscono le Csc (concentrazioni soglia di contaminazione) per ferro e manganese. Una misura da tempo attesa dagli operatori delle bonifiche ambientali, che esclude due elementi molto diffusi sulla crosta terrestra e che spesso compaiono nella analisi di caratterizzazione dei siti, come impatto del fondo naturale. Una misura destinata però a far discutere.

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