Cosa è cambiato trent'anni dopo Lamerica. Parla Gianni Amelio

05 Settembre 2026 - 20:40
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Venezia. Se Valeria Golino - protagonista insieme ad Alessandro Borghi di Nessun Dolore di Gianni Amelio, ci dice ironicamente che non sa chi sia Roberto Vannacci (“non e’ un vezzo, non so davvero chi è, quelle parole non le ascolto; il brutto linguaggio è quel tipo di contenuti non possono durare per sempre”) - il regista del film, presentato fuori concorso qui alla 83esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, non le manda certo a dire al generale della politica italiana. “Con i miei film non mando messaggi, ma sentimenti da accogliere o da respingere. Può darsi che un politico, di qualunque schieramento esso sia, veda il film e sia d'accordo con me oppure no. L'importante è che si discuta di queste cose”. Nessun Dolore, in uscita il 24 settembre prossimo per 01 Distribution, prodotto da Kavac Film, Our e Bewater Films con Rai Cinema, è un'opera complessa che affronta il buio del lutto e il dramma sociale dell'accoglienza, un racconto sull’immigrazione che arriva trenta anni dopo Lamerica, uno dei film cult di Gianni Amelio, e Così Ridevano, premiato proprio qui al Lido con il Leone d’Oro.

Nel film - dove troviamo anche Valerio Mastandrea, Beïdja Yahiaoui, Ramzi Lafrindi e un omaggio speciale a Carlo Cecchi, recentemente scomparso e molto amico di Amelio - il racconto del dolore individuale si intreccia con quello collettivo dei migranti, un’occasione per il regista calabrese di parlare anche di remigrazione. “Posso dire che è una mala parola, tra l'altro è un neologismo grammaticalmente sbagliato, visto che non c'è in nessun libro, ma accadrà perché purtroppo nel mondo ci sono persone che lo faranno accadere. E’ un termine che non avrei mai immaginato quando ho girato, trent’anni fa, Lamerica. La differenza tra quel tempo e quello di oggi, è che in tutte le emigrazioni c’è un che di felice, perché esiste comunque la prospettiva di arrivare in un posto migliore dal quale si è partiti. Si può partire da una guerra, da una carestia o da una fame e si sa che nel nuovo posto non si troveranno le stesse cose. Adesso, invece, sai che o troverai un fucile puntato o che morirai prima, perché morirai nel Mediterraneo che è diventato una tomba, finendo col renderti conto che quello che hai lasciato potrebbe essere migliore di quello che trovi”. “Il mondo di oggi va al di là del semplice e complessissimo problema della migrazione, perché è un mondo che si sta o si è definitivamente imbarbarito”, aggiunge il regista, che anni fa ha adottato un ragazzo diventando amico della famiglia originaria. “Quello che accade nei nostri mari non può essere solo un nostro problema o di altri paesi come la Spagna, ma deve essere considerato un problema europeo. Dubito, però, che l’Europa esista. Non la vedo, perché su temi importanti come questi, continua a dividersi senza trovare soluzioni”.

Tra gli altri protagonisti del film ci sono poi i libri, venduti da Dario (Borghi), regalati da Elsa (Golino), lasciati dai ladri quando svaligiano la casa di lui, preferendoli a piatti, bicchieri e posate, ma - soprattutto - vengono letti. L’Italia, dati AIE (Associazione Italiana Editori), è tra i paesi che leggono meno in Europa, facciamo notare ad Amelio. “Quei dati sono sconcertanti, da noi spesso i libri sono usati per fare altro. Alcune bancarelle di Prati, a Roma, mi hanno detto che hanno chiuso, perché spacciavano droga mettendola tra le pagine. Ho scelto di vivere in quel rione, perché sotto al mio appartamento trovavo tutto quello di cui avevo bisogno. C’erano due edicole aperte tutta la notte che vendevano giornali e libri, adesso invece solo ventagli e souvenir. I ventagli, visto il caldo che c’è, li capisco, gli altri no, mi fanno cadere le braccia. Nel film c’è Furore di Steinbeck (lo legge Borghi in carcere e lo lascia a un detenuto che glielo chiede, ndr), Narciso e Boccadoro di Hesse e avrei voluto mettere anche Il bacio della donna ragno, che secondo l’autore (Manuel Puig) avrei dovuto fare io, ma poi l’affare non si concluse e venne assegnato a un altro (Héctor Babenco) per ragioni prettamente economiche. Dirò una frase assai banale - conclude - ma il vero problema è che in Italia si scrive più di quanto si legge”. Come dargli torto?

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