Il vertice di Ankara verso una “Nato 3.0”, che rischia di drenare risorse al welfare europeo

06 Luglio 2026 - 12:59
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Il vertice di Ankara verso una “Nato 3.0”, che rischia di drenare risorse al welfare europeo

Lo scacchiere dell’Europa centrale, unitamente alle alterne vicende belliche della guerra Russo-Ucraina – in corso oramai da più di quattro anni – rendono denso di aspettativa l’esito dell’incontro di Ankara che, tra l’alta rilevanza politica, prevede la partecipazione del presidente Donald Trump tra principali leader dei Paesi Nato. Si terrà nella capitale turca tra domani e mercoledì. Gli analisti di geopolitica stanno considerando la presenza del presidente Usa come il fattore (presagio?) che segnerà una nuova era nelle relazioni tra Turchia e Stati Uniti.

Trump ha accettato di recarsi in Turchia dietro invito personale del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, affermando che durante la visita potrebbero essere fatte dichiarazioni importanti nel campo della difesa. Appena la settimana scorsa, Trump aveva annunciato: “Per la maggior parte delle persone, io non andrei, ma il presidente Erdogan mi ha chiamato e ha detto che l’America dovrebbe essere qui”. Appare evidente, quindi, che la presenza del presidente Usa al vertice di Ankara costituisce un chiaro segno di rispetto, e richiama l'attenzione sul rapporto stretto esistente tra lui ed Erdoğan.

Facciamo un passo indietro e torniamo all’incontro che Trump ha avuto col Segretario generale della Nato, Mark Rutte: a specifica domanda, Trump ha risposto, riguardo ai caccia F-35 e ai motori F-110 (richiesti dalla Turchia), in maniera molto positiva, dichiarando alla stampa che "sì, posso fare qualcosa che renderà molto felice Erdogan."  Naturalmente, questa dichiarazione aumenta le aspettative che consentiranno il ritorno della Turchia all’ambito programma F-35, oltre alla vendita dei motori F-110 che all’epoca di Joe Biden subirono un brusco stop.

Merita considerare le recentissime affermazioni di Philip Gordon, già consigliere per la sicurezza nazionale dell'ex vicepresidente statunitense Kamala Harris, il quale sostiene che Trump abbia stabilito rapporti più stretti con singoli leader potenti e che Erdogan abbia beneficiato diplomaticamente di questa vicinanza. Questo clima favorevole ha facilitato il compito di Rutte, che ha rilasciato copiose dichiarazioni incentrate sull'importanza della Turchia per l'Alleanza Nord Atlantica, non mancando di sottolineare che è un paese estremamente importante in quanto dispone di uno degli eserciti più forti della Nato, estremamente ben preparato e addestrato, e possiede il vantaggio di essere sostenuto da una grande industria della difesa.

Per inciso, molti analisti confermano che l'aumento della produzione dell'industria della difesa sarà uno degli argomenti di maggiore importanza che saranno trattati durante il Vertice.

Il Segretario generale della Nato, inoltre, ha annunciato che il vertice di Ankara si baserà su tre priorità: la prima riguarda la spesa per la difesa, aggiungendo “è davvero impressionante constatare che l’Ue e il Canada abbiano destinato fino a 250 miliardi di dollari di risorse aggiuntive alla difesa in soli 2 anni". In pratica hanno seguito pedissequamente le direttive di The Donald, peraltro già rimarcate con insistenza nel corso del suo primo mandato presidenziale, quando alla barra del fragile vascello di legno dell’Alleanza Nord Atlantica c’era ancora Jens Stoltenberg.

La seconda priorità, sempre secondo Rutte, è quella di continuare a sostenere l'Ucraina; poi ha convintamente sostenuto che la terza priorità è costruire la "Nato 3.0", che significa una Ue più forte all'interno di una Nato più forte; ovviamente, sempre secondo la dottrina Rutte, occorrerà “aumentare significativamente la produzione dell'industria della difesa. Perché la capacità produttiva dell'industria della difesa è parte integrante della nostra deterrenza”, azzerando in un colpo solo ogni altra aspettativa di welfare europeo e lasciare all’industria bellica la parte del leone. Non crediamo minimamente che la maggior parte dei cittadini dell’Unione si riconosca in queste affermazioni bellicistiche, che aumentano ulteriormente le possibilità di allargare ulteriormente i rischi della guerra (ancora malcelata), rischiando di trasformarsi in un palese confronto-scontro tra la Nato e la Federazione Russa.

Come se non fosse stato sufficientemente chiaro, Rutte ha sottolineato che questa trasformazione è necessaria anche a causa della guerra russo-ucraina, asserendo che "non possiamo essere ingenui di fronte al massiccio rafforzamento militare russo" e che questa situazione è valida non solo nel contesto dell'Ucraina ma anche più in generale per i conflitti presenti in altri scenari, attuali e futuri.

Il tutto mentre Trump continua a prendere di mira sia l'attuale “ingiustizia” finanziaria dell'Alleanza sia l'isolamento degli alleati di Washington nella guerra in Iran: secondo Trump, gli Usa sopportano un onere finanziario molto più elevato rispetto ad altri Paesi membri e ha affermato che il quadro attuale è insostenibile.

La posizione politica del governo italiano non è ancora stasa resa palese: attendiamo di conoscere quale sarà l’orientamento politico e il relativo ruolo del nostro beneamato Paese che, nonostante tutto, resta ancora uno del G7.

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