Crimini, misfatti, e incentivi trumpiani ai golpisti a pochi mesi dalle elezioni

Ormai le mattane e le tragedie trumpiane non fanno più notizia, sono diventate il sottofondo quotidiano del nostro tempo e non stupiscono più nessuno, nemmeno quando nel giro di due soli post social l’America passa dal minacciare ancora una volta l’apocalisse in Iran a concedere altro tempo per trovare una soluzione pacifica che, in realtà, nessuno sta cercando.
È successo lunedì sera, ma ormai questo testacoda geopolitico e militare è una consuetudine che si ripete ogni due tre giorni senza che nessuno faccia una piega, con l’eccezione di chi specula in Borsa sapendo quando e dove intervenire.
A proposito di investimenti sui mercati azionari, gli apparati federali americani hanno svelato che, nei primi tre mesi del 2026, Trump ha compiuto oltre 3500 operazioni di compravendita azionaria da almeno un milione di dollari ciascuna su multinazionali come Nvidia, Oracle, Microsoft, Boeing, effettuate quasi sempre qualche giorno prima di importanti decisioni impattanti su queste società prese dalla Casa Bianca. Secondo il Financial Times si tratta di un numero di operazioni non usuale, soprattutto per un presidente in carica, il cui totale ammonterebbe ad alcune centinaia di milioni di dollari. Altri parlano di un miliardo di dollari.
Tutto questo senza considerare gli appalti federali, gli investimenti di fondi sovrani stranieri, i contratti multimilionari con le aziende amiche, le manovre sulle criptovalute, le truffe agli elettori sulle monete farlocche col faccione di Trump che, secondo stime sempre in aggiornamento, tutti insieme avrebbero fatto guadagnare alla famiglia del presidente circa quattro miliardi di dollari, soltanto da quando è tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025.
Ogni volta che i giornali riportano i numeri del Grande Latrocinio Trumpiano mi vengono in mente gli sventurati americanisti d’Italia che anni fa ci spiegavano che in America c’erano leggi ferree sul conflitto di interessi che non avrebbero potuto mai e poi mai consentire la candidatura, figuriamoci l’elezione, di gente come Silvio Berlusconi. Che tenerezza.
È impossibile stare dietro a tutti i reati commessi quotidianamente da Trump alla luce del sole. Negli ultimi due giorni si è fatto cancellare una cartella esattoriale da 100 milioni di dollari da parte dell’agenzia delle entrate americana, e si è fatto dare un’immunità a vita per sé e per tutta la sua famiglia per reati fiscali passati, presenti e futuri. Un condono tombale a vita ad personam.
Eppure non sono state nemmeno queste le notizie più rilevanti delle ultime ore, visto che il New York Times ha svelato che Trump avrebbe voluto mettere a capo dell’Iran Mohammed Ahmadinejad, il più antisemita, reazionario e atomico dei presidenti della Repubblica islamica, con tanti saluti a quegli altri babbei che ci spiegavano, come quelli del conflitto di interessi, che, con l’operazione militare in Iran, Trump avrebbe liberato le ragazze del movimento Donna, vita e libertà.
Ahmadinejad rimesso al potere da Trump e Netanyahu è un’idea talmente grottesca da non essere andata in porto perché, come in una farsa di Georges Feydeau, i missili americani hanno bombardato anche casa Ahmadinejad, anziché citofonargli per scendere e tornare al potere, addirittura ferendolo in modo grave.
Tra le altre imprese trumpiane di politica estera delle ultime ore, ieri il presidente cinese Xi Jinping ha accolto con grande calore il russo Vladimir Putin, ribadendo la grande alleanza tra i due paesi contro il nemico americano, ridicolizzando ancora di più il fallimentare summit con Trump di un paio di giorni prima. Un vertice durante il quale Trump ha dato il via libera a Xi su Taiwan, non ottenendo nulla in cambio né su Hormuz né sull’Ucraina.
Tutto questo mentre, nel cortile di casa, i trumpiani hanno cominciato ad alzare minacciosamente il volume della retorica contro Cuba, il cui regime sarà oggetto della prossima, imminente, operazione speciale di Washington per cercare di far dimenticare agli elettori americani i numerosi fallimenti interni ed esterni del secondo mandato trumpiano, in tempo per le elezioni di metà mandato che, al momento, si prospettano come disastrose per l’Amministrazione, nonostante le manovre truffaldine per ridisegnare i collegi della Camera in modo da sfavorire l’elezione di rappresentanti democratici al Congresso.
Ciascuna di queste attività criminali trumpiane (o, se lecite, attività da perfetto imbecille) impallidisce rispetto alla cosa più incredibile orchestrata da Trump nelle ultime settimane, e passata in secondo piano di fronte alla quantità industriale di crimini e misfatti della Casa Bianca.
Trump ha istituito presso il ministero della Giustizia di Washington un fondo da un miliardo e settecento milioni di dollari per risarcire i golpisti del 6 gennaio 2021, riconosciuti come tali, e per questo condannati, dai tribunali federali e che Trump ha graziato il primo giorno del suo secondo mandato.
C’è da chiedersi come sia possibile tutto questo, come gli americani possano accettare un tale abominio del diritto e così tanto spreco di denaro pubblico a favore di chi ha assalto il Congresso con l’obiettivo di uccidere i deputati democratici, impiccare l’allora vicepresidente Mike Pence considerato un traditore, e non accettare il risultato delle urne.
A questo punto è lecito pensare che questo miliardo e settecento milioni di dollari messo a disposizione da Trump a favore dei più fedeli tra i suoi seguaci sia una specie di incentivo, o di anticipo fattura, per le milizie civili dell’arcipelago Maga che, assieme a quelle paramilitari in divisa Ice, torneranno utili in vista delle prossime elezioni che Trump non accetterà di perdere.
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