Quella di Meloni non è sfortuna ma una scelta di campo

Il ripugnante video del ministro israeliano Itamar Ben-Gvir che irride gli attivisti della Flotilla inginocchiati e maltrattati dall’esercito, uno spettacolo giustamente definito di «livello infimo» dal capo dello Stato, ha costretto Giorgia Meloni a prendere le distanze dai suoi principali alleati internazionali, ancora una volta. Ma non si tratta di sfortuna. La sfortuna semmai è che Viktor Orbán abbia perso le elezioni, con il rischio che dalla demolizione degli apparati del maggiore centro internazionale della propaganda trump-putiniana possano uscire documenti e notizie imbarazzanti anche per i sovranisti italiani. Nessuno però aveva obbligato Meloni a schierarsi sistematicamente al fianco di Orbán, cioè al fianco del principale pupazzo di Vladimir Putin, spia e sabotatore dell’Unione europea per conto del Cremlino. Così come nessuno l’ha mai obbligata a schierarsi sempre con Trump e Netanyahu, spesso anche contro l’Europa.
L’orrore insensato della guerra in Iran e i danni incalcolabili prodotti all’economia mondiale, che cominciamo a sentire e purtroppo sentiremo sempre più acutamente nel prossimo futuro, non sono un accidente della storia, ma la conseguenza della vittoria di un movimento politico cui Meloni appartiene e cui ha partecipato con convinzione sin dall’inizio. Se c’è una cosa che non le si può rimproverare è di non averci detto subito con chi andava. Siamo noi commentatori che non abbiamo saputo o voluto trarne le ovvie conseguenze, e dire chi era e chi è.
Chi siano i suoi amici, in compenso, diverrà inevitabilmente sempre più chiaro. Come scrive Christian Rocca, «gli apparati federali americani hanno svelato che, nei primi tre mesi del 2026, Trump ha compiuto oltre 3500 operazioni di compravendita azionaria da almeno un milione di dollari ciascuna su aziende come Nvidia, Oracle, Microsoft, Boeing, effettuate quasi sempre qualche giorno prima di importanti decisioni impattanti su queste aziende prese dalla Casa Bianca». Secondo il Financial Times il totale ammonterebbe ad alcune centinaia di milioni di dollari, mentre altri parlano di un miliardo di dollari. L’uomo si arricchisce oltre ogni misura speculando su quelle stesse decisioni con cui fa impoverire tutti noi. Chi ha schierato l’Italia al suo fianco, anche quando in Europa si discuteva di come rispondere alle sue minacce e provocazioni, prima o poi dovrà rispondere delle proprie scelte, e in particolare delle proprie scelte di campo, che in politica sono sempre le più importanti.
Leggi anche l’articolo di Mario Lavia su questo tema.
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