Il realismo del centro, che non è un moderatore felpato. La lezione di Sturzo
In un articolo del 26 agosto del 1923, intitolato Il nostro centrismo, Luigi Sturzo argomenta le ragioni del posizionamento politico del partito da lui fondato nel gennaio del 1919. Vorremmo partire da qui per rappresentare un’idea di centro che non sia una mera linea mediana, un’ameba senza identità o un moderatore felpato, la cui offerta crediamo possa essere ancora molto attuale. Il centro, sturzianamente inteso, non è compromesso opportunistico né adattamento ai rapporti di forza, ma una scelta autonoma e coraggiosa, fondata sulla dignità della persona e sulla libertà. Il centrismo, quindi, non andrebbe inteso come una posizione intermedia tra destra e sinistra, né come un equilibrio passivo o una mediazione priva di contenuti. Al contrario, nella prospettiva del popolarismo sturziano, esso possiede una propria identità, una visione politica coerente e una capacità propositiva orientata al riformismo.
A tal proposito, iniziamo con ciò che il centro non è. In primo luogo, il centro sturziano non è una posizione “equidistante” che oscilla tra opposti, incapace di decisione. In secondo luogo, non è un luogo di verità assolute: il centrismo rifiuta ogni pretesa dogmatica e si fonda su un metodo fallibilista, che riconosce i limiti della conoscenza umana e valorizza il confronto critico. Infine, non è nemmeno un semplice strumento di moderazione parlamentare o un “cuscinetto” tra estremi. Se dalla definizione in negativo passiamo a quella in positivo, possiamo presentare il centro come una proposta politica “temperata”. Seguendo la teoria sturziana, esso afferma principi come la democrazia che sappia resistere alla demagogia, la libertà resistente alla licenza, l’autorità impermeabile alla dittatura, il rispetto della proprietà privata compatibile con la sua funzione sociale e la resistenza ai sovranismi e ai populismi. Il cuore di questa impostazione è il realismo: una politica di centro non mira a realizzare utopie o sistemi perfetti, ma a trovare soluzioni concrete e migliorabili nel tempo.
Questa visione si fonda su una concezione “relativa” della politica, nel senso che ogni soluzione è legata alle circostanze storiche e alla limitatezza della conoscenza umana. Da qui deriva il rifiuto di ogni progetto totalizzante, sia esso rivoluzionario o autoritario. Il centrismo sturziano si configura dunque come alternativa agli estremismi, non come loro mediazione. Un altro elemento centrale è il metodo: la politica è vista come processo di scoperta, basato sulla discussione critica e sulla competizione tra idee. Non è semplice gestione tecnica del possibile, ma ricerca continua di ciò che è concretamente realizzabile. In questo senso, il centro promuove un approccio riformista e gradualista.
Sul piano dei contenuti, la proposta teorica sturziana valorizza il principio di sussidiarietà, che riconosce il ruolo fondamentale degli enti concorrenti (famiglie, associazioni, comunità, imprese) nella vita sociale. Lo Stato non è visto come un’entità suprema, ma come uno degli attori che concorre in una società plurale e dinamica. Questa visione contrasta sia lo statalismo sia ogni forma di concentrazione del potere, proponendo invece una distribuzione delle responsabilità tra diversi livelli e soggetti. Dato il quadro delle culture politiche presenti nel nostro pase, radicalmente polarizzato, crediamo che la proposta teorica sturziana di un centro radicale e non moderato sia particolarmente interessante. Nelle democrazie contemporanee, la riduzione dell’offerta politica e la polarizzazione hanno impoverito la partecipazione, favorendo l’astensionismo; in questo contesto, il centro, nella misura in cui riattiva la partecipazione, potrebbe rappresentare uno spazio politico necessario alla salute della democrazia liberale.
In conclusione, la proposta teorica sturziana si presenta al tempo stesso come metodo e contenuto: metodo, perché fondato sul dialogo, sul fallibilismo e sulla ricerca condivisa di soluzioni; contenuto, perché orientato al realismo, al pluralismo e alla difesa della libertà contro ogni deriva assolutistica. Esso si propone come una via autonoma e alternativa agli estremismi, capace di coniugare principi e pragmatismo in una prospettiva autenticamente democratica e liberale.
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