Da oggi stop al telemarketing su luce e gas: eppure i cellulari continuano a squillare
lentepubblica.it
Da oggi, 19 giugno 2026, il settore dell’energia entra ufficialmente in una nuova fase. Le aziende che operano nel mercato di luce e gas non possono più proporre contratti telefonici ai consumatori senza che vi sia stato un consenso esplicito e preventivo. Ma le telefonate continuano: utenti sommersi dalle chiamate anche dopo le nuove regole.
La novità, introdotta dalla Legge n. 49 del 2026 attraverso il cosiddetto Decreto Bollette, nasce con un obiettivo preciso: mettere un freno a uno dei fenomeni più odiati dagli italiani, quello delle chiamate commerciali insistenti e spesso poco trasparenti che da anni accompagnano il mercato energetico.
Sulla carta si tratta di una svolta importante. Nella pratica, però, il primo giorno di applicazione della norma sembra raccontare una storia diversa.
Mentre il legislatore promette maggiore tutela per gli utenti, le segnalazioni che continuano ad arrivare da tutta Italia descrivono una situazione che appare sostanzialmente immutata. C’è chi racconta di aver ricevuto addirittura dieci telefonate nell’arco della sola mattinata e chi continua a essere contattato ripetutamente da operatori che propongono cambi di fornitore, offerte “imperdibili” o presunti problemi contrattuali.
Il contrasto tra le nuove regole e quanto accade nella realtà quotidiana dei consumatori è evidente.
Cosa prevede il nuovo divieto
Le disposizioni entrate in vigore oggi modificano il quadro normativo relativo ai contratti a distanza nel comparto energetico.
In sostanza, un contratto di fornitura di energia elettrica o gas non può più essere concluso attraverso una telefonata non richiesta. L’unica eccezione riguarda i casi in cui sia stato il cliente stesso a contattare l’azienda oppure abbia manifestato chiaramente la volontà di ricevere proposte commerciali.
L’intento del legislatore è quello di garantire una scelta più consapevole da parte dei cittadini, evitando che decisioni economicamente rilevanti vengano assunte sotto pressione o attraverso pratiche commerciali aggressive.
Le aziende dovranno inoltre essere in grado di dimostrare la correttezza del contatto effettuato e utilizzare numerazioni che consentano una chiara identificazione del soggetto chiamante.
In caso di violazioni, i consumatori possono rivolgersi alle autorità competenti e contestare eventuali contratti stipulati in modo irregolare.
Il paradosso del primo giorno: fino a dieci chiamate in poche ore
Se l’obiettivo era ridurre immediatamente il fenomeno, le prime ore successive all’entrata in vigore delle nuove disposizioni non sembrano particolarmente incoraggianti.
Le testimonianze raccolte raccontano infatti di telefoni che continuano a squillare senza sosta.
Alcuni utenti riferiscono di aver ricevuto fino a dieci chiamate nell’arco della stessa mattinata. Altri segnalano numeri differenti che contattano più volte nel corso della giornata, spesso utilizzando strategie già note: aumenti imminenti delle bollette, errori nelle pratiche di cambio gestore, verifiche amministrative urgenti o presunti problemi contrattuali.
Il dato più significativo non è tanto il contenuto delle telefonate quanto la loro persistenza. Il cittadino medio fatica infatti a percepire un cambiamento concreto rispetto ai giorni precedenti.
È probabilmente troppo presto per valutare l’efficacia delle nuove norme, ma la sensazione diffusa è che il fenomeno continui a muoversi con una velocità superiore rispetto agli strumenti predisposti per contrastarlo.
Quando chi chiama sembra sapere tutto
Uno degli aspetti che più preoccupa i consumatori riguarda la quantità di informazioni in possesso di chi effettua queste telefonate.
Molti utenti raccontano situazioni simili. Dopo aver avviato una pratica di voltura o un cambio di fornitore, iniziano a ricevere chiamate da soggetti che sembrano conoscere dettagli estremamente specifici.
Nome e cognome, indirizzo dell’utenza, operatore di provenienza, società scelta per il nuovo contratto e perfino lo stato di avanzamento della pratica vengono spesso utilizzati durante la conversazione per conferire credibilità all’interlocutore.
È proprio questo elemento a rendere particolarmente insidioso il fenomeno.
Non si tratta più delle vecchie telefonate generiche rivolte a numeri casuali. In molti casi chi chiama appare informato e riesce a costruire un racconto credibile, inducendo il consumatore a credere di stare parlando con il proprio gestore o con un soggetto autorizzato.
Da dove arrivano tutte queste informazioni?
C’è un elemento che continua a lasciare perplessi molti consumatori. Non tanto la telefonata in sé, quanto la precisione delle informazioni utilizzate da chi chiama.
Molte delle segnalazioni raccolte negli ultimi anni raccontano infatti uno schema ricorrente: poche ore dopo aver richiesto una voltura, un subentro o un cambio di fornitore iniziano ad arrivare contatti da soggetti sconosciuti che sembrano conoscere dettagli molto specifici della pratica.
È un fenomeno che alimenta inevitabilmente dubbi e domande.
Come fanno questi operatori a sapere che è stata avviata una procedura? Da dove provengono determinate informazioni? E soprattutto, perché le telefonate sembrano concentrarsi proprio nei momenti più delicati del rapporto tra cliente e fornitore?
Nel settore energetico esistono naturalmente piattaforme e infrastrutture informatiche indispensabili per consentire il funzionamento del mercato, la gestione delle utenze e il dialogo tra i diversi soggetti coinvolti. Si tratta di strumenti fondamentali per garantire efficienza e rapidità nelle operazioni amministrative.
Questo, tuttavia, non elimina le perplessità che continuano a emergere ogni volta che un cittadino viene contattato da persone che sembrano conoscere elementi che riteneva riservati.
Non esistono al momento spiegazioni ufficiali che colleghino questi episodi a specifici sistemi o procedure. Resta però un dato di fatto: il numero delle segnalazioni continua a essere elevato e il tema della protezione delle informazioni personali resta uno dei punti più sensibili dell’intero comparto energetico.
Anni di interventi, ma il fenomeno resiste
La novità normativa entrata in vigore oggi rappresenta soltanto l’ultimo tassello di una lunga serie di interventi adottati negli ultimi anni.
I tentativi di limitare il telemarketing aggressivo non sono mancati. Si è intervenuti sul fronte della privacy, sono stati rafforzati gli strumenti di opposizione alle chiamate commerciali e sono state inflitte sanzioni particolarmente pesanti nei confronti delle realtà ritenute responsabili di pratiche scorrette.
Nonostante ciò, il problema continua a manifestarsi con sorprendente regolarità.
La sensazione è che il mercato delle chiamate indesiderate abbia sviluppato una notevole capacità di adattamento. Cambiano i numeri utilizzati, mutano le società coinvolte, si modificano le modalità di contatto, ma il risultato finale resta spesso lo stesso: telefoni che continuano a squillare e consumatori costretti a difendersi da offerte non richieste.
È probabilmente questa la sfida più complessa per le istituzioni: intervenire in un contesto che muta continuamente e che riesce spesso ad anticipare i tempi della regolamentazione.
Dietro il fenomeno c’è anche una questione occupazionale
Quando si parla di telemarketing si tende a concentrarsi esclusivamente sul disagio subito dagli utenti. Esiste però un’altra faccia della medaglia che merita attenzione.
Dietro quelle chiamate si muove infatti un settore che occupa migliaia di persone in tutta Italia. Basta rispondere a uno di questi contatti per percepire l’ambiente nel quale molti operatori lavorano: voci sovrapposte, conversazioni simultanee, ritmi serrati e un flusso continuo di telefonate.
Molti addetti sono giovani alla ricerca di un’occupazione stabile in un mercato del lavoro che continua a offrire poche certezze. Retribuzioni contenute, forte rotazione del personale e compensi spesso legati ai risultati rappresentano da anni alcune delle criticità del comparto.
Naturalmente questo non assolve chi utilizza pratiche scorrette o informazioni ingannevoli per convincere i clienti. Aiuta però a comprendere come sia stato possibile costruire nel tempo un sistema che continua a sopravvivere nonostante controlli, multe e nuove disposizioni legislative.
Tra aspettative e realtà
L’entrata in vigore delle nuove regole rappresenta senza dubbio una buona notizia per chi da anni chiede maggiori tutele contro il telemarketing aggressivo.
La vera verifica, però, non sarà quella delle prossime settimane ma quella dei prossimi mesi. Sarà allora che si potrà capire se le nuove disposizioni riusciranno davvero a ridurre il numero delle chiamate indesiderate oppure se assisteremo all’ennesimo tentativo di rincorrere un fenomeno che continua a reinventarsi.
Nel frattempo il primo giorno di applicazione della norma offre già un’indicazione significativa. Se numerosi utenti raccontano di aver ricevuto fino a dieci telefonate nell’arco di una sola mattinata, appare evidente che tra il testo della legge e la sua concreta efficacia esiste ancora una distanza che dovrà essere colmata.
E mentre finite di leggere queste righe, molto probabilmente, continuano ad arrivare nuove segnalazioni di chiamate indesiderate. Un segnale che suggerisce prudenza prima di dichiarare vinta una battaglia che, almeno per il momento, sembra tutt’altro che conclusa.
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