Da Roma a Savona, donne e ragazze salvate grazie al “Signal for Help”: ecco come riconoscerlo

Ventun anni, alla fermata degli autobus accanto alla stazione ferroviaria di Savona, con uno sconosciuto che prima le si porta addosso e poi comincia a palpeggiarla. Infine, il bacio sul collo. La giovane non può sapere fin dove l’uomo intenda spingersi, ma riesce a controllare la paura e a trasformare un semplice gesto con la mano in una richiesta d’intervento. Quel segnale viene riconosciuto da un’altra donna. La chiamata al 112 è immediata e consente ai carabinieri di bloccare il presunto aggressore.
Cos’è il “Signal for Help”
È il “Signal for Help”, un segnale silenzioso concepito per chiedere sostegno senza parlare e senza lasciare tracce digitali. Si mostra il palmo della mano, si ripiega il pollice verso l’interno e si richiudono sopra di esso le altre quattro dita, come a intrappolarlo nel pugno. Può essere eseguito con una sola mano e in pochi secondi, anche durante una videochiamata o quando la persona pericolosa si trova a poca distanza. Occorre, dunque, imparare a riconoscerlo.
L’altra ragazza comprende la richiesta
L’episodio risale al pomeriggio del 26 agosto. La ventunenne, residente nel Savonese, sta aspettando il bus quando viene avvicinata da un uomo di 46 anni, cittadino serbo, senza fissa dimora in Italia e già noto alle forze dell’ordine. Stando alla ricostruzione dei carabinieri, l’uomo l’avrebbe molestata ripetutamente, arrivando a toccarla e finendo col baciarla appena sotto il volto.
La giovane cerca con lo sguardo qualcuno in grado di aiutarla e compie proprio il “Signal for Help”. A intercettarlo è una ventinovenne, anche lei in attesa dell’autobus, che comprende immediatamente la gravità della situazione e contatta il numero unico di emergenza.
Una pattuglia della Sezione Radiomobile raggiunge rapidamente la zona e rintraccia il quarantaseienne nelle vicinanze. Al termine degli accertamenti, d’intesa con la Procura della Repubblica, l’uomo viene sottoposto a fermo per l’ipotesi di violenza sessuale e trasferito nella casa circondariale di Genova Pontedecimo, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Un gesto nato durante la pandemia
Il segnale è stato ideato dalla Canadian Women’s Foundation e lanciato nell’aprile del 2020, durante le restrizioni imposte dalla pandemia. L’isolamento aveva costretto molte vittime di violenza domestica a convivere senza interruzioni con i propri aguzzini, rendendo spesso impossibile telefonare o scrivere per chiedere soccorso. Il gesto, pensato inizialmente per le videochiamate, si è poi diffuso nel mondo attraverso campagne, filmati e social network.
La stessa fondazione precisa che il segnale significa anzitutto “contattami in modo sicuro”: non impone automaticamente di avvertire le autorità. Quando però il pericolo è evidente e immediato, come nel caso di Savona, occorre chiamare il 112 senza affrontare direttamente l’aggressore.
Pochi giorni prima una quattordicenne aveva utilizzato lo stesso codice nella periferia romana di Rocca Cencia, attirando l’attenzione degli agenti mentre l’uomo che era con lei si trovava in un negozio. A Perugia, invece, nel febbraio di quest’anno un minorenne molestato aveva cercato invano di mostrarlo ai passanti: nessuno lo aveva riconosciuto e il ragazzo aveva dovuto rifugiarsi in un esercizio commerciale.
«La capacità di riconoscere una situazione di pericolo, prestare attenzione a un segnale di richiesta d’aiuto e, soprattutto, non restare indifferenti e allertare tempestivamente il 112 può risultare determinante», sottolinea il Comando provinciale dei carabinieri. A Savona quella catena stavolta ha funzionato.
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