Dal robot chirurgico al supporto psicologico: l’INT di Milano ridisegna la cura del tumore al rene
All’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano la cura evolve tra innovazione clinica, minore invasività e centralità del benessere emotivo. Nicola Nicolai, Direttore della Struttura complessa di Urologia Oncologica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano: “Il punto non è soltanto curare meglio, ma curare in modo più preciso, più sostenibile per il paziente e più coerente con la biologia della malattia”
Milano, 23 giugno 2026 – Negli ultimi anni, il tumore del rene è diventato uno degli ambiti in cui i progressi della ricerca e dell’innovazione clinica hanno cambiato più profondamente le prospettive dei pazienti. La Fondazione IRCCS, alla luce della recente Giornata Mondiale dedicata al tumore al Rene, sottolinea l’importanza di un approccio sempre più evoluto alla cura, che affianca all’efficacia dei trattamenti una crescente attenzione alla qualità della vita.
Tecniche chirurgiche mini-invasive e conservative
Il tumore del rene rappresenta oggi un ambito in cui l’innovazione clinica ha modificato in profondità le prospettive dei pazienti. Da un lato, lo sviluppo delle nuove terapie sistemiche ha cambiato in modo significativo la gestione della malattia avanzata; dall’altro, la chirurgia ha compiuto un’evoluzione altrettanto rilevante, orientandosi sempre più verso procedure mini-invasive e conservative, con benefici importanti non solo in termini oncologici, ma anche funzionali e di qualità della vita. All’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, centro interamente dedicato alla cura e alla ricerca oncologica, il trattamento del tumore del rene si inserisce in un percorso multidisciplinare che coinvolge urologi, oncologi, radiologi, radioterapisti, medici nucleari e anatomopatologi.
“Negli ultimi due decenni abbiamo assistito a un cambiamento decisivo nella cura del tumore del rene – osserva Nicola Nicolai, Direttore della Struttura complessa di Urologia Oncologica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – Nelle forme avanzate dell’istologia più frequente – il carcinoma renale a cellule chiare – l’evoluzione delle terapie mediche – che includono gli agenti immunoterapici e gli antiangiogenici di terza generazione – ha consentito di ottenere risultati in termini di sopravvivenza e tollerabilità che fino a qualche anno fa erano difficilmente immaginabili. Parallelamente, la chirurgia è diventata sempre più mini-invasiva e orientata alla conservazione d’organo, permettendo recuperi più rapidi, minore impatto funzionale e una migliore qualità di vita per molti pazienti”.
Uno degli aspetti oggi più rilevanti riguarda infatti la crescente capacità di modulare il trattamento sulla base delle caratteristiche della malattia e della persona. Il tumore del rene non è una patologia unica, ma comprende forme biologicamente molto diverse tra loro, con livelli differenti di aggressività. Questa maggiore conoscenza consente di superare approcci uniformi e di orientarsi verso strategie più mirate, che in alcuni casi possono prevedere trattamenti meno invasivi o alternativi alla chirurgia tradizionale.
“Quando parliamo di tumore del rene – prosegue Nicolai – parliamo in realtà di malattie differenti. Se guardiamo all’ultima classificazione dell’organizzazione Mondiale della Sanità sono inclusi oltre 20 tipi, alcuni strettamente caratterizzati da una caratteristica molecolare. Non possiamo più considerarle tutte allo stesso modo. La sfida, oggi, è distinguere sempre meglio le forme più aggressive da quelle meno impattanti, per offrire a ciascun paziente il trattamento più appropriato e proporzionato. Questo significa non solo aumentare l’efficacia delle cure, ma anche ridurne il peso fisico ed emotivo quando è possibile”.
In questo scenario, la chirurgia conservativa ha assunto un ruolo sempre più centrale. Grazie allo sviluppo di tecniche laparoscopiche e robot-assistite, oggi una quota crescente di interventi può essere eseguita preservando il rene e limitando l’invasività della procedura, anche in situazioni complesse. A questi approcci si affiancano inoltre opzioni terapeutiche alternative, come le ablazioni termiche percutanee e la radioterapia mirata, che possono rappresentare una soluzione particolarmente utile in pazienti selezionati, fragili o con specifiche condizioni cliniche. La Fondazione IRCCS – Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è impegnata nella ricerca e nella gestione clinica dei tumori genito-urinari attraverso strutture dedicate sia sul versante chirurgico sia su quello medico.
“Il punto non è soltanto curare meglio – aggiunge Nicolai – ma curare in maniera più efficace i pazienti fragili che sono stati spesso esclusi dalle terapie migliori e curare in modo più preciso, più sostenibile per il paziente e più coerente con la biologia della malattia. Negli anni abbiamo imparato che anche l’esito funzionale conta moltissimo: conservare quando possibile, ridurre l’impatto degli interventi, calibrare il trattamento sul profilo del paziente sono elementi che incidono concretamente sul percorso di cura”.
Proprio per questo, il tema scelto quest’anno dal World Kidney Cancer Day – il benessere emotivo – richiama una dimensione sempre più centrale dell’assistenza oncologica. L’impatto della diagnosi, l’incertezza legata ai controlli, la gestione dei trattamenti e della cronicizzazione della malattia possono influire in modo significativo sull’equilibrio psicologico della persona e dei familiari. All’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano il supporto psicologico è parte integrante del percorso di cura, con un servizio dedicato che affianca pazienti e caregiver nelle diverse fasi della malattia, promuovendo una presa in carico che considera insieme bisogni clinici, relazionali ed emotivi.
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