Dalla CO2 geotermica toscana, metano sintetico per scenari 100% rinnovabili

In Toscana produrre elettricità da geotermia – attraverso le centrali gestite ad Enel green power – significa affidarsi a una fonte rinnovabile a zero emissioni di CO2, dato che quelle rilasciate dalle centrali sostituiscono il degassamento naturale dei suoli, come dimostrato dal progetto di ricerca Deep carbon, ma evitare che anche parte della CO2 naturale venga dispersa in atmosfera migliora ulteriormente la sostenibilità della fonte. Da un lato a Piancastagnaio (GR) sta avanzando un nuovo impianto proprio per la cattura della CO2, dall’altro il Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche (CoSviG) sta conducendo una sperimentazione dedicata all’elettrometanogenesi.
Si tratta di un progetto in corso – nell’ambito del Pnrr – presso il CegLab con la società statale Ricerca sul sistema energetico (Rse), in cui si utilizzano microrganismi metanogeni ed energia elettrica per convertire la CO₂ in metano sintetico, un vettore energetico che può essere accumulato e utilizzato quando necessario.
In tutti gli scenari 100% rinnovabili, infatti, è necessario prevedere l’impiego di combustibili verdi per gli accumuli energetici di lunga durata, ovvero che vanno oltre la disponibilità tecnologica delle batterie, come già spiegato sulle nostre colonne del ricercatore Luigi Moccia.
A che punto siamo? «Le attività – argomentano da CoSviG – hanno previsto test in laboratorio, effettuati utilizzando CO₂ in bombola e proseguiranno con l’impiego dei gas endogeni, naturalmente rilasciati dai suoli delle aree geotermiche. I ricercatori stanno valutando l’efficienza del processo e la possibile influenza di sostanze come l’idrogeno solforato (H₂S), che a determinate concentrazioni può interferire con l’attività dei microrganismi. Parallelamente, è in corso l'individuazione di alcune aree di interesse, mediante misura delle emissioni naturali di CO₂ dal suolo, con l’obiettivo di identificare siti potenzialmente idonei a una futura sperimentazione sul campo.
La ricerca – concludono dal Consorzio – potrebbe contribuire allo sviluppo di soluzioni per la cattura e l’utilizzo della CO₂. In prospettiva, il metano prodotto potrebbe essere immagazzinato e impiegato, ad esempio, durante i picchi di domanda energetica delle reti».

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