Data center raffreddati senza acqua e sprechi ? Forse abbiamo trovato il modo
Entro la fine del decennio, i data center potrebbero assorbire fino al 17%dell'intera energia elettrica statunitense, e oggi circa un terzo di quella quota serve a raffreddarne i chip. Il problema inizia a essere sentito, sebbene in misura minore, anche nel nostro paese e una delle prime regioni a muoversi è stata il Piemonte.
Ma se nel nostro caso l'idea è arginare la proliferazione di queste strutture per garantire ai cittadini la continuità nell'erogazione di energia elettrica, oltreoceano si lavora a soluzioni per ottimizzare i consumi. Una startup innovativa vuole sfruttare i segreti ingegneristici dei reattori nucleari per azzerare il consumo d'acqua e abbattere le richieste di corrente elettrica. Il progetto si deve a Ferveret, un'azienda nata nel 2021 dall'intuizione di due ricercatori del MIT, Reza Azizian e Matteo Bucci, ma a quanto pare l'idea di base è nata dall'osservazione diretta dell'inefficienza dei sistemi attuali.
Nel 2017 Azizian visitò per la prima volta un data center e rimase colpito dal rumore e dall'enorme energia sprecata affidandosi alle gigantesche ventole ad aria. In effetti si tratta di una tecnologia vecchia di cinquant'anni, che incide ancora oggi fino al 40% sui consumi totali delle strutture. Da lì, si è iniziato a valutare il parallelismo con il mondo nucleare, dove gli scienziati studiano da decenni il trasferimento termico per ottimizzare l'estrazione di energia dai reattori.
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