Dazi Usa: il governo del Brasile replica punto per punto alle accuse di Washington
Il governo brasiliano ha diffuso una nota che replica punto per punto alle accuse formulate dagli Stati Uniti nell’ambito dell’inchiesta della Sezione 301, alla base del nuovo dazio del 25 per cento sulle esportazioni brasiliane. Sul fronte della lotta alla corruzione, la nota sostiene che le accuse statunitensi si basino su un rapporto dell’Ocse ormai datato, pubblicato nel 2023 e riferito al governo precedente, mentre le pubblicazioni più recenti della stessa organizzazione riconoscerebbero progressi significativi; il governo cita anche l’organizzazione internazionale anticorruzione Transparency International, che in un rapporto di febbraio avrebbe riconosciuto progressi del Brasile nel contrasto a corruzione, riciclaggio e crimine organizzato, citando come esempio l’operazione di polizia “Carbono Oculto” contro il riciclaggio di denaro nel settore dei carburanti. Sulla proprietà intellettuale, il governo brasiliano ricorda che lo stesso Ufficio del rappresentante commerciale statunitense aveva tolto il Brasile dalla propria lista di sorveglianza prioritaria, riconoscendo i progressi nella riduzione dei tempi di esame dei brevetti e nel contrasto alla pirateria.
Riguardo all’etanolo, la nota afferma che il dazio brasiliano del 18 per cento rispetta pienamente gli impegni multilaterali assunti in sede di Organizzazione mondiale del commercio, e ricorda che Brasilia aveva proposto di trattare congiuntamente i mercati di etanolo e zucchero, senza mai ricevere risposta da Washington. Sul legname, il governo sottolinea che il Brasile rappresenta appena lo 0,65 per cento del mercato mondiale dei prodotti in legno tropicale, che non è in concorrenza diretta con quello di conifere usato dall’industria statunitense, e che ogni spedizione è sottoposta a controlli documentali e, se necessario, a ispezioni fisiche da parte delle autorità doganali e ambientali prima dell’autorizzazione all’imbarco. Sul sistema di pagamenti istantanei Pix, al centro di gran parte dell’inchiesta statunitense, il governo ricorda che dal 2021 ben 47 banche centrali nel mondo hanno chiesto assistenza tecnica alla Banca centrale del Brasile per sviluppare sistemi simili, e che Stati Uniti, Unione europea, Cina, India e Singapore starebbero già valutando o adottando piattaforme analoghe.
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