Delitto di Garlasco, i Poggi: “Risarcimenti non contano, soldi di Stasi su conto bloccato”
Per la famiglia di Chiara Poggi i risarcimenti non sono mai stati “prioritari” perché lo era solo “l’accertamento della verità sulla morte della figlia e l’hanno già ottenuta”. I risarcimenti a oggi versati da Alberto Stasi, circa “350-400mila euro”, si trovano su un “conto dedicato”. Così l’avvocato Gian Luigi Tizzoni questa mattina parlando con i cronisti fuori dal palazzo di giustizia di Milano e commentando le voci secondo cui la famiglia della 26enne uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco non vorrebbe la revisione della condanna per l’ex fidanzato per non dover restituire le “somme”. Secondo Tizzoni pensare che la parte “economica” sia “anche solo un remoto pensiero” di Giuseppe Poggi, Rita Preda e Marco Poggi per attaccare la famiglia di una ragazza uccisa è “svilente”. “La famiglia Poggi non usa quei soldi per vivere – ha detto – e va avanti serenamente con le proprie disponibilità”. Ha ribadito che la verità è già stata accertata nei processi e che se “oggi qualcuno la vuole mettere in discussione nelle sedi opportune, quindi in aula, la affronteremo”.
Legale famiglia Poggi: “Contro di loro mercato diffamazione”
Dietro le campagne sui social network che hanno coinvolto la famiglia di Chiara Poggi “c’è un parallelo mercato economico libero nel quale non ci sono regole” fondato sulla “diffamazione” e argomentazioni “inesistenti” che vengono riproposte in video e contenuti che raggiungono “200mila-300mila visualizzazioni” ciascuno, senza che i soggetti citati possano “interloquire”. Così l’avvocato Gian Luigi Tizzoni raccontando ai giornalisti perché la famiglia della 26enne uccisa a Garlasco abbia deciso di sporgere decine di querele che hanno già portato all’apertura di un’inchiesta per diffamazione e stalking della Procura di Milano. Tra i commenti e i contenuti ritenuti maggiormente odiosi “c’è chi ha sostenuto che Chiara Poggi fosse incinta magari del fratello – ha spiegato Tizzoni – Cose che faccio fatica a raccontarvi ma che comunque ci sono”. Secondo il legale si tratta di un mercato con “numeri importanti” dove all’interno di “programmi senza filtro” vengono “trasmesse pubblicità credo costose”. “C’è chi guadagna – ha aggiunto – sia chi mette in onda, sia chi le pronuncia”. “Ci sarebbe da riflettere su un problema di responsabilità: se voi giornalisti commettete una diffamazione alle vostre spalle c’è un editore che risponde” mentre ciò non accade su tali “circuiti”. Per il difensore si tratta di un mercato che è anche a “danno di giornalisti e televisioni che devono fare la propria attività rispettando le regole competendo con chi non le deve rispettare”.
“Querele in tutta Italia contro blogger e ‘leoni da tastiera’”
Le querele che la famiglia di Chiara Poggi ha sporto e che hanno portato all’apertura di un’inchiesta per diffamazione e stalking della Procura di Milano che coinvolgerebbe youtuber, blogger, giornalisti, editori e singoli commentatori “leoni da tastiera”, sono state presentate anche davanti ad “altre autorità giudiziarie” di tutta Italia.
Lo ha detto l’avvocato Gian Luigi Tizzoni che con il collega Francesco Compagna assiste i familiari della 26enne uccisa a Garlasco 19 anni fa. I primi esposti che hanno dato il là all’indagine del pubblico ministero Antonio Pansa sarebbero di un anno fa, aprile-maggio 2025. Sono stati denunciati quasi esclusivamente “soggetti” già “individuati” ha spiegato Tizzoni, “chiedendo alla polizia postale in alcuni casi di andare a identificarli, rendendoci però conto della mole incredibile” di materiale da analizzare. Le ipotesi formulate dai legali della parte civile sono diffamazione aggravata e atti persecutori perché “questi soggetti hanno insistito con argomenti che escono anche dalla fantasia più assoluta e che sono andati a incidere sulla vita delle singole persone”. I familiari di Chiara Poggi “hanno vissuto malissimo – ha detto – erano aggrediti senza possibilità di replica come succede su queste trasmissioni su internet dove non c’è un reale contraddittorio e sono talmente tante che diventa impossibile seguirle”.
“Nordio non conosce processi, viziati da falsa testimonianza”
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, “forse non conosce” il processo di Garlasco. Così l’avvocato dei Poggi, Gian Luigi Tizzoni, è tornato a commentare le parole del Guardasigilli che ieri aveva definito “paradossale” un processo nel quale “una persona assolta in primo e in secondo grado, può poi senza nuove prove, essere condannata”. L’assoluzione di Stasi – ha ricordato oggi Tizzoni ai giornalisti che glielo chiedevano – si è fondata “in primo grado” anche su una “testimonianza fondamentale che poi è risultata falsa”. Quella dell’ex comandante dei carabinieri di Garlasco, Francesco Marchetto (poi condannato), relativamente al mancato sequestro della bicicletta di Stasi nel 2007. “Quindi chiederei al ministro: è corretto che una sentenza si regga su una falsa testimonianza?“. “C’è di peggio – prosegue il legale dei Poggi -: in primo grado era stata disposta una perizia sulla ‘camminata’ di Stasi che era stata fatta in modo incompleto” senza considerare i “gradini” di casa Poggi che l’ex fidanzato aveva detto in più verbali di aver calpestato prima di trovare il cadavere. “Infine mi chiedo – prosegue -: siamo qui nel 2026 a parlare del Dna sulle unghie”. Un dna “che è stato analizzato perché noi della parte civile abbiamo chiesto alla Cassazione nel 2013” di disporre un nuovo processo d’appello in cui “venisse analizzato”. “I giudici del 2009 e del 2011 – quelli delle assoluzioni di Stasi – ci avevano rifiutato questa richiesta”.
Il difensore dei genitori di Chiara Poggi chiede se “la Cassazione ha sbagliato a imporre gli approfondimenti che oggi vengono considerati così importanti?”. “Il ministro non ha colto nel segno – insiste Tizzoni – soprattutto dove non sa o forse non conosce il dato che il processo dell’appello bis nel 2014 non è stata una rilettura da parte dei giudici degli stessi elementi ma un’integrazione e un rifacimento del processo con tre nuove perizie – quella medico-legale, quella genetica e quella geomatica – e l’audizione di parecchi testimoni”. “Un processo che è durato quasi un anno, dall’aprile al dicembre 2014, anche in ossequio ai principi della Corte europea dei diritti dell’uomo che giustamente prevedono che non ci si possa limitare a rivedere i dati e le testimonianze” di vecchi processi. “Non condivido le considerazioni del ministro sullo specifico caso di Garlasco – afferma – e non condividerei mai l’idea che si possa o si debba sopprimere il giudizio davanti alla Corte di Cassazione” perché quello “è il giudice di legittimità che controlla il rispetto delle regole nel procedimento”. “Posso convenire che si debba andare direttamente in Cassazione dopo un’assoluzione – ha concluso Tizzoni – e che se la Corte annulla la sentenza si debba tornare in primo grado. Ma abolire il giudizio di legittimità è un nonsense”.
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