Diete fai-da-te con l’Intelligenza Artificiale: cresce l’allarme tra i pediatri. Che cos’è l’Arfid
Chatbot nutrizionisti, disturbi alimentari e nuove ossessioni digitali: sempre più adolescenti affidano all’Intelligenza artificiale il rapporto con il cibo. E tra i bambini aumenta il fenomeno dell’Arfid, il disturbo alimentare legato alla selettività estrema
Non più soltanto anoressia e bulimia. I disturbi alimentari in età pediatrica stanno cambiando volto e sempre più spesso si intrecciano con il mondo digitale e con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. È quanto emerso al congresso della Società italiana di pediatria (Sip), conclusosi a Padova, dove gli specialisti hanno acceso i riflettori su due fenomeni in rapida crescita: l’Arfid, disturbo evitante-restrittivo dell’alimentazione, e il ricorso ai chatbot come “nutrizionisti virtuali” da parte degli adolescenti.
Secondo i pediatri, sempre più ragazzi si affidano infatti all’Ai per costruire diete personalizzate e regimi alimentari drastici, senza alcun controllo medico o nutrizionale.
Cos’è l’Arfid e perché preoccupa gli specialisti
L’Arfid (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder) è uno dei disturbi alimentari emergenti dell’età pediatrica. A differenza dell’anoressia, non nasce dal desiderio di dimagrire o da un’alterata percezione del corpo, ma da una forte restrizione verso determinati alimenti.
I bambini che ne soffrono sviluppano rifiuti estremi legati a consistenze, colori, odori o sapori. In alcuni casi il disturbo compare dopo esperienze traumatiche associate al cibo, come episodi di soffocamento, vomito o forti dolori gastrointestinali. Le conseguenze possono essere importanti: perdita di peso, rallentamento della crescita, deficit nutrizionali e isolamento sociale. Molti bambini evitano mense scolastiche, feste o pasti condivisi per paura o disagio. «Non si tratta di semplici capricci a tavola», sottolineano gli esperti. Oggi l’Arfid viene considerato sempre più vicino ai disturbi dell’asse intestino-cervello, nei quali apparato digerente e sistema nervoso centrale si influenzano reciprocamente.
Tornano malattie considerate scomparse
A lanciare l’allarme è Antonella Diamanti, presidente della Società italiana di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica (Sigenp) e responsabile dell’Unità operativa di Malattie digestive e riabilitazione nutrizionale dell’ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. «Alcuni bambini arrivano a eliminare intere categorie alimentari, soprattutto frutta e verdura, fino a sviluppare deficit nutrizionali importanti», spiega l’esperta. «Stiamo osservando anche una crescita di casi di scorbuto dovuti a gravi carenze di vitamina C, una malattia che ritenevamo appartenesse al passato». Secondo le stime, l’Arfid interessa una percentuale compresa tra lo 0,3% e il 15,5% della popolazione pediatrica. Negli ultimi cinque anni, aggiunge Diamanti, i casi registrati al Bambino Gesù sono aumentati di oltre il 60%.
I segnali da non sottovalutare
La Sip invita genitori e insegnanti a prestare attenzione ad alcuni comportamenti che potrebbero indicare la presenza del disturbo:
- alimentazione limitata a pochissimi cibi;
- rifiuto di consistenze, colori o odori specifici;
- paura di soffocare o stare male dopo aver mangiato;
- eliminazione totale di frutta o verdura;
- ansia o conflitti familiari durante i pasti;
- evitamento di feste, mense e situazioni sociali;
- perdita di peso o rallentamento della crescita;
- rituali rigidi durante il pasto, come masticare a lungo o bere continuamente acqua.
Chatbot e diete digitali: la nuova frontiera del rischio
Parallelamente cresce un altro fenomeno: l’utilizzo di chatbot e applicazioni di intelligenza artificiale per creare autonomamente diete e programmi alimentari. Secondo l’Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children, oltre il 92% degli adolescenti italiani utilizza strumenti di Ai e più del 40% si affida ai chatbot per consigli su decisioni personali importanti. Tra queste rientra sempre più spesso anche la nutrizione. I ragazzi percepiscono i chatbot come strumenti rapidi, anonimi e “amichevoli”, capaci di offrire risposte immediate e rassicuranti. Ma il rischio, avvertono i pediatri, è concreto.
Le diete dell’Ai? Troppo restrittive e squilibrate
Una ricerca pubblicata sulla rivista “Frontiers in Nutrition” ha confrontato le diete elaborate dai chatbot con quelle preparate da dietisti professionisti per adolescenti. Il risultato evidenzia differenze significative: i sistemi di intelligenza artificiale tendevano a proporre regimi alimentari con quasi 700 calorie in meno al giorno rispetto ai piani degli specialisti. Inoltre, le diete generate dall’Ai risultavano troppo ricche di proteine e grassi e carenti di carboidrati, fondamentali durante la crescita. «L’intelligenza artificiale somma gli apporti calorici in modo meccanico, senza considerare davvero età, sviluppo, attività fisica o condizioni cliniche dell’adolescente», osserva Diamanti. «Può essere uno strumento utile, ma non può sostituire il medico o il nutrizionista».
Il rischio di un rapporto malato con il cibo
Il pericolo non riguarda soltanto le restrizioni caloriche inappropriate, ma anche la costruzione di un rapporto distorto con l’alimentazione, basato sul controllo ossessivo, sull’eliminazione di alimenti e sulla paura di ingrassare. «Queste riduzioni estreme possono trasformarsi in vere ossessioni e sfociare in disturbi del comportamento alimentare», avverte l’esperta.
Educazione alimentare e digitale: la sfida del futuro
Per i pediatri la risposta deve coinvolgere famiglie, scuola e professionisti sanitari. Il rapporto con il cibo, spiegano, oggi si costruisce anche online. «Non è solo importante cosa mangiano bambini e ragazzi, ma anche come imparano a vivere il cibo attraverso gli strumenti digitali», conclude Rino Agostiniani, presidente della Sip. «La prevenzione deve includere educazione alimentare ed educazione digitale, perché questa rappresenta una delle nuove grandi sfide per la pediatria».
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