Dietro l’incendio di Vicopisano c’è anche la crisi nel riciclo della plastica

09 Giugno 2026 - 16:41
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Dietro l’incendio di Vicopisano c’è anche la crisi nel riciclo della plastica

L’incendio divampato ieri alla Delca Energy di Vicopisano, stabilimento di stoccaggio e trattamento rifiuti – molti dei quali plastici – situato tra Lugnano e località Noce, è ora in fase di contenimento. Proseguono le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza nell’area interessata, mentre Arpat e Asl Toscana Nord Ovest, attivate fin dall’inizio dell’emergenza dalla Protezione civile, continuano i campionamenti nelle aree interessate dalla scia del fumo.

I controlli previsti dal protocollo operativo riguardano la ricerca di Ipa, idrocarburi policiclici aromatici, PCDD/F, diossine e furani, e Pcb, policlorobifenili: sostanze inquinanti che possono generarsi durante un incendio e che vengono monitorate per valutarne l’eventuale impatto sull’ambiente.

Sono state avviate anche le valutazioni sulla dispersione degli inquinanti in aria, tenendo conto dell’evoluzione dei venti e della direzione della colonna di fumo. Le zone potenzialmente più interessate dalle ricadute sono quelle individuate dalle valutazioni tecniche: un’area circolare di circa 300 metri attorno al luogo dell’incendio, un settore circolare di circa 500 metri verso nord-ovest e un settore circolare di circa 800 metri verso est, dove sono in corso i campionamenti da parte di Arpat.

In questa fase non si prevede di estendere i campionamenti oltre tali aree, anche se l’odore di fumo può essere stato percepito a distanze maggiori, perché le ricadute al suolo dovute all’effetto gravitazionale sono quelle che possono fornire dati rilevabili attraverso le analisi di laboratorio.

contenimento incendio vicopisano

Sulle cause dell’incendio saranno le autorità competenti a fare chiarezza. Ma l’episodio arriva mentre la filiera del riciclo delle plastiche sta attraversando una crisi industriale profonda, che aumenta le difficoltà gestionali degli impianti. La capacità di riciclo dell’Unione europea è diminuita dal suo picco di 1 milione di tonnellate: mentre in Italia la raccolta differenziata continua a crescere, gli sbocchi industriali per le plastiche riciclate restano insufficienti.

Proprio ieri Unirima, l’Unione nazionale imprese raccolta, recupero, riciclo e commercio dei maceri e altri materiali, è tornata a rivolgere un appello urgente alle istituzioni affinché vengano adottate misure immediate per affrontare la situazione che riguarda gli impianti di trattamento dei rifiuti di plastica provenienti dalla raccolta differenziata.

L’associazione aveva già segnalato nei mesi scorsi, insieme ad altri soggetti della filiera, le criticità legate ai ritardi nel ritiro degli imballaggi in plastica pressati presso gli impianti che svolgono la funzione di Centri comprensoriali per conto del Consorzio Corepla. A oggi, sottolinea Unirima, non sarebbero stati messi in campo interventi capaci di risolvere il problema in modo definitivo, mentre le giacenze continuano ad aumentare e molti impianti si trovano in condizioni di crescente difficoltà operativa.

«Da mesi stiamo denunciando una situazione che rischia di compromettere la tenuta dell’intera filiera del riciclo della plastica», dichiara il direttore generale di Unirima, Francesco Sicilia: «Nonostante le ripetute segnalazioni, le criticità permangono e numerosi impianti stanno raggiungendo i limiti di stoccaggio autorizzati e quelli previsti dai certificati di prevenzione incendi. È necessario intervenire con urgenza prima che il sistema arrivi a un punto di non ritorno».

La stagione estiva aggiunge un ulteriore elemento di rischio. «La preoccupazione – aggiunge Carmelo Marangi, vicepresidente di Unirima con delega alla plastica – aumenta ulteriormente con l’avvio della stagione estiva, come hanno dimostrato purtroppo i diversi episodi di roghi già registrati nelle scorse settimane. Le elevate temperature e l’accumulo di materiali stoccati per periodi sempre più lunghi determinano, del resto, un significativo incremento del rischio incendi, con possibili conseguenze sulla sicurezza degli impianti, dei lavoratori e dei territori interessati».

L’assessore all’Ambiente della Regione Toscana, David Barontini, invita ad attendere gli accertamenti prima di trarre conclusioni dirette sull’incendio di Vicopisano, mantenendo l’attenzione sulla gestione dell’emergenza e sulla tutela delle comunità coinvolte. «In queste ore credo sia doveroso evitare speculazioni e rispettare il lavoro di chi sta operando sul campo e delle comunità coinvolte, che meritano risposte serie e non polemiche costruite sull'emotività del momento. Non va però dimenticata – aggiunge nel merito l’assessore – la crisi strutturale che da tempo sta interessando la filiera del riciclo delle plastiche, che richiederebbe tuttavia interventi a livello europeo e nazionale a supporto del settore e che sarebbe erroneo mettere in relazione diretta a incidenti di questo tipo e che richiedono la massima attenzione degli organismi preposti alla sicurezza e alla prevenzione».

barontini delca energy

Nel rispetto del lavoro delle autorità chiamate ad accertare le cause dell’episodio, anche il Consorzio nazionale dei rifiuti del riciclaggio dei beni in polietilene Polieco ritiene necessario allargare la riflessione alla crisi dell’intera filiera delle plastiche. Da mesi i gestori degli impianti e le associazioni dei recuperatori segnalano criticità legate al rallentamento dei mercati del riciclo, alla riduzione degli sbocchi industriali e alla crescente difficoltà nel collocare le plastiche recuperate.

«Quando il materiale non esce dagli impianti con la necessaria rapidità, aumenta inevitabilmente la pressione sui piazzali e sulle aree di stoccaggio», osserva la direttrice generale del Polieco Claudia Salvestrini: «Si tratta di una condizione che non può essere affrontata esclusivamente come una questione impiantistica o emergenziale. È il sintomo di una crisi che coinvolge l'intera economia circolare e che richiede risposte strutturali».

Il Consorzio ricorda come il settore chieda da tempo misure capaci di sostenere il mercato delle materie prime seconde, favorire l’impiego di plastica riciclata nei processi produttivi e garantire maggiore stabilità economica agli operatori che ogni giorno sottraggono rifiuti all’abbandono e allo smaltimento.

«Non possiamo chiedere agli impianti di essere l'ultimo anello della catena senza preoccuparci di ciò che accade a valle. Se il mercato del riciclo rallenta – sostiene Salvestrini – i materiali si accumulano e se i materiali si accumulano, aumentano le criticità gestionali: per questo la sicurezza degli impianti passa anche dalla capacità del sistema Paese di sostenere il riciclo e creare domanda per i materiali recuperati».

La situazione delle plastiche è particolarmente delicata anche per i costi elevati di trattamento e per l’instabilità dei mercati finali. In assenza di strumenti di sostegno e di politiche industriali coerenti con gli obiettivi dell’economia circolare, il rischio è mettere in difficoltà proprio gli operatori che rappresentano un presidio essenziale per il recupero di materia.

«L'Italia dispone di competenze e infrastrutture che negli anni hanno consentito di raggiungere risultati importanti nel recupero delle plastiche. Oggi però – conclude la direttrice – è necessario un salto di qualità. Servono misure straordinarie per sostenere il mercato del riciclo, accelerare gli sbocchi industriali delle materie prime seconde e consentire agli impianti di lavorare in condizioni di piena efficienza e sicurezza». Qualche esempio? Controlli efficaci nelle importazioni, misurazione delle performance ambientali con riconoscimento dei crediti di carbonio, accesso ad energia rinnovabile a prezzi calmierati,  l’anticipo al 2027 degli obblighi sul contenuto minimo di plastica riciclata negli imballaggi (che il regolamento Ppwr colloca invece al 2030), agevolare la gestione degli scarti di raccolta differenziata e riciclo tramite la realizzazione d’impianti per il recupero energetico.

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