Dimaria (Osapiens): “Il DPP non come un costo di compliance, ma come una leva di business per creare valore”

15 Ottobre 2026 - 14:35
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Dimaria (Osapiens): “Il DPP non come un costo di compliance, ma come una leva di business per creare valore”
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Il 21 ottobre un webinar con Studio Legale Bosaz e Capgemini su dati, governance e processi del passaporto digitale di prodotto

Per la moda il Digital Product Passport (DPP) è ancora un cantiere aperto. Il passaporto digitale è stato introdotto dal regolamento europeo ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), ma per il tessile i requisiti vincolanti arriveranno con uno specifico atto delegato della Commissione europea. Secondo le fonti di Osapiens, spiega Giuseppe Dimaria, regional director South Europe dell’azienda, l’adozione è attesa verso la fine del 2027, con applicazione obbligatoria dal 2028. Le date, precisa, sono però ancora soggette a modifiche. La prima scadenza già fissata riguarda invece le batterie: dal 18 febbraio 2027 il passaporto sarà obbligatorio per quelle dei veicoli elettrici, dei mezzi di trasporto leggeri e per le batterie industriali sopra i 2 kWh immesse sul mercato Ue.

Secondo quanto osserva l’azienda, i brand italiani con cui osapiens ha parlato non chiedono ancora un passaporto, ma informazioni: cosa sarà obbligatorio, con quali dati e quando. A prepararsi è quindi una parte in crescita di queste aziende, in particolare le più strutturate, come quelle del lusso, che avviano la mappatura dei dati di filiera e una valutazione della propria maturità. I progetti pilota aumentano, osserva, ma restano ancora pochi.

Da qui l’approccio di Osapiens: “Non si deve aspettare sempre un testo definitivo per capire dove si è”. L’azienda aiuta i clienti a capire “quali dati hanno, dove sono, chi li possiede” e quanto sono affidabili, per poi collegarli agli obblighi già in vigore, perché il DPP si innesta su un insieme più ampio di normative. Tra gli ostacoli, oltre all’incertezza normativa, Dimaria cita la frammentazione della filiera e dati sparsi tra Excel, email e repository non integrati.

Ph. Courtesy of Osapiens

Osapiens, ricorda Dimaria, è nata come azienda che indirizza la compliance normativa e ha esteso nel tempo l’offerta al DPP, con una strategia orizzontale: gli stessi dati servono anche per altri regolamenti. Secondo quanto dichiarato dall’azienda, in Italia ha raggiunto i 100 clienti, mentre nel mondo ne conta più di 2.500, in settori che vanno dall’automotive al food, dal fashion alla distribuzione.

La sfida però è anche sul piano culturale: “Il DPP non deve essere considerato soltanto un costo di compliance: se integrato nella strategia aziendale, può diventare una leva di business e contribuire a creare valore”. Per questo, sottolinea Dimaria, “non esiste una funzione sola che guida il DPP”. Se se ne occupa solo la sostenibilità, mancano i dati degli acquisti; se solo la supply chain, si perde la compliance; se solo l’IT, le esigenze di business. L’indicazione è avere uno sponsor di alto livello e un team trasversale guidato da supply chain e sostenibilità, con il marketing di prodotto fortemente coinvolto.

Muoversi prima dell’atto delegato conviene per tre ragioni. Primo, la raccolta dei dati dai fornitori può richiedere mesi, se non anni. Secondo, va costruito un modello di dati con una governance condivisa tra più funzioni. Terzo, si individuano i punti deboli: chi è partito ha scoperto che la sola digitalizzazione non basta, ma serve lavorare anche su marketing e promozione.

Di questi temi si parlerà nel webinar DPP Revolution: trasparenza, tracciabilità, vantaggio competitivo, in programma in italiano il 21 ottobre dalle 11:30 alle 13:00. Come si legge nel programma dell’evento, sono previsti tre interventi: Studio Legale Bosaz (con l’intervento dell’avvocato Olivia Bosaz) sulla cornice giuridica e sulla governance dei dati, Capgemini sul DPP come programma di trasformazione aziendale e osapiens sul collegamento con la Product Compliance. L’incontro si rivolge a tutte le funzioni coinvolte. Chi partecipa, anticipa Dimaria, deve aspettarsi esempi concreti e indicazioni operative, “non nozioni o lezioni teoriche”.

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