Il Botswana si avvicina all’accordo sulla quota in De Beers: verso il 25%
Botswana e la cordata in pole per rilevare De Beers sarebbero a un passo dall’intesa sui rispettivi assetti azionari, un passaggio che potrebbe finalmente aprire la strada all’uscita di Anglo American dal business dei diamanti. Come riporta Business of Fashion, riprendendo Bloomberg, il governo di Gaborone e il Global Diamond Consortium (Gdc) starebbero definendo un accordo che porterebbe la quota dello Stato africano a circa il 25%, rispetto all’attuale 15 per cento.
Secondo la testata inglese, che cita fonti vicine al dossier rimaste anonime perché le trattative sono riservate, i dettagli non sono ancora chiari e l’intesa non è stata finalizzata. Anglo American, Gdc e l’ufficio della presidenza del Botswana hanno declinato ogni commento.
Per fare ordine, alla finestra per l’acquisizione di De Beers ci sono soprattutto i Paesi produttori, per ragioni che vanno oltre la semplice opportunità finanziaria: il Botswana, per l’appunto, che già detiene il 15% della società e da cui i diamanti rappresentano circa l’80% delle esportazioni e quasi un terzo del pil nazionale, punta a salire fino alla maggioranza per rafforzare il controllo sulla filiera. D’altra parte, l’Angola negozia invece una quota tra il 20% e il 30%, in un possibile accordo “pan-africano” con altri produttori del continente che punterebbe a un maggior peso negoziale collettivo. Tra i soggetti privati emersi nei mesi scorsi figurano poi il consorzio guidato dall’ex CEO di De Beers Gareth Penny con capitali legati al Qatar, un gruppo riconducibile al manager minerario australiano Michael O’Keeffe e un altro legato al trader di diamanti israeliano Nir Livnat, anche se nessuna delle offerte è stata resa pubblica nei dettagli. Il Gdc, veicolo guidato da Penny, era stato indicato a luglio come preferred bidder da Anglo American. E sempre secondo quanto riferito da Bloomberg, a luglio, Anglo avrebbe discusso una cessione di De Beers per circa un miliardo di dollari (circa 870 milioni di euro).
Il nodo Botswana, dove si trovano le miniere più importanti del gruppo, era rimasto finora uno degli ostacoli principali all’operazione. Se l’accordo andasse in porto, Botswana, Angola e Namibia deterrebbero insieme meno del 50% di De Beers, che resterebbe così sotto il controllo di investitori privati, condizione chiave per alcuni dei sostenitori del consorzio.
Una soluzione di questo tipo segnerebbe un cambio di rotta rispetto alle dichiarazioni del presidente botswano Duma Boko, che aveva rivendicato il controllo di maggioranza della società. Il mese scorso, il vicepresidente Ndaba Gaolathe aveva dichiarato a Bloomberg Tv che, qualunque sia la quota cercata dallo Stato, sarà “superiore al 15 per cento”.
Per Anglo American, l’intesa consentirebbe di portare la vendita alle battute finali, superando uno degli ultimi ostacoli di un processo che si trascina da oltre due anni. Il gruppo minerario cerca di cedere l’ex monopolista dei diamanti da quando, all’inizio del 2024, ha respinto l’offerta da quasi 50 miliardi di dollari di Bhp. L’operazione è stata però frenata dalla crisi del mercato dei diamanti: in tre anni Anglo ha registrato tre svalutazioni sull’attività, riducendone il valore a bilancio a 2,3 miliardi di dollari a febbraio.
La decisione di vendere è arrivata nel pieno di una delle crisi più profonde e prolungate del settore, con prezzi in forte calo. Dopo le vendite record durante la pandemia, il comparto era già in rallentamento quando è stato colpito dal crollo dei consumi di lusso in Cina. La crescente popolarità delle pietre sintetiche, le tensioni commerciali e i bruschi cambi di scenario geopolitico hanno aggravato il quadro. Il gruppo diamantifero ha chiuso i primi sei mesi dell’anno con ricavi in calo del 20% a 1,6 miliardi di dollari (circa 1,38 miliardi di euro), penalizzati da un prezzo medio in flessione del 32% a 105 dollari al carato
Negli ultimi mesi il mercato però ha mostrato alcuni segnali di ripresa, rendendo potenzialmente favorevole il momento per chi punta all’acquisizione. Secondo quanto riferito da Bloomberg, sono previsti inoltre pagamenti aggiuntivi legati alla performance del business dopo il closing.
In ultima battuta, il Botswana detiene anche il 50% di Debswana, la joint venture mineraria con De Beers che produce la maggior parte dei diamanti del Paese.
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