Diritti LGBT+, l’UE contro le “terapie di conversione”: la raccomandazione arriva nel 2027

Maggio 14, 2026 - 11:33
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Diritti LGBT+, l’UE contro le “terapie di conversione”: la raccomandazione arriva nel 2027
pride 2023 Varese

La Commissione europea ha adottato ieri, 13 maggio 2026, una comunicazione formale in risposta all’iniziativa dei cittadini europei (ICE) “Vietare le pratiche di conversione nell’Unione europea”. L’annuncio arriva a quattro giorni dalla Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia (IDAHOT, 17 maggio).

Cosa sono le terapie di conversione e perché la Commissione interviene

Le pratiche di conversione sono interventi finalizzati a modificare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona, fondati sulla premessa, scientificamente infondata e rifiutata dall’Organizzazione mondiale della sanità, che le persone LGBTIQ+ siano affette da un disturbo. Secondo un rapporto dell’Agenzia dell’UE per i diritti fondamentali, il 24% delle persone LGBTIQ+ nell’Unione ha subito tali pratiche, che possono includere violenza fisica e sessuale, abusi verbali e umiliazioni. La percentuale sale a quasi il doppio tra donne e uomini trans.

L’iniziativa dei cittadini, che ha raccolto 1,1 milioni di firme verificate in almeno sette Stati membri — soglia minima richiesta dal regolamento ICE — chiedeva alla Commissione di proporre un divieto giuridico vincolante.

La risposta: una raccomandazione, non una direttiva

La Commissione ha analizzato le basi giuridiche disponibili e ha optato per uno strumento non vincolante: una raccomandazione agli Stati membri, prevista per il 2027. La scelta riflette i limiti di competenza dell’Unione in materia di diritto penale e politiche sociali, che restano in larga parte prerogativa degli Stati. La raccomandazione sarà accompagnata da misure complementari e si baserà su un dialogo strutturato con i governi nazionali attraverso il gruppo di esperti sull’uguaglianza LGBTIQ+, nonché sullo studio approfondito in corso sulle pratiche di conversione, i cui risultati sono attesi all’inizio del 2027.

La presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato che nell’UE non c’è posto per tali pratiche, ribadendo la visione di un’Unione in cui tutti possano vivere «liberamente, apertamente e autenticamente». La commissaria per la Parità Hadja Lahbib ha sottolineato che l’impegno a vietare le terapie di conversione era già inserito nella sua lettera di incarico e ha rivolto un messaggio diretto alle persone LGBTIQ+: «Non c’è nulla da curare in voi. Ciò di cui avete bisogno è libertà, protezione e sicurezza».

Il contesto italiano ed europeo

Il contrasto alle terapie di conversione è uno degli obiettivi centrali della strategia per l’uguaglianza LGBTIQ+ 2026-2030 adottata dalla Commissione. Alcuni Stati membri hanno già introdotto divieti nazionali; l’Italia non è tra questi. La raccomandazione del 2027 potrebbe dunque aprire un nuovo fronte nel dibattito politico italiano sul tema.


Il podcast per conoscere l’Unione Europea

In questa serie podcast Massimo Gaudina, ex giornalista e funzionario europeo, insieme al professor Vincenzo Salvatore docente di diritto dell’Unione Europea dell’Università dell’Insubria, provano a fare una narrazione dell’Unione Europea per analizzarne pregi e difetti, vantaggi, meccanismi a volte poco comprensibili.

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