Marta e Souleymane, la bellezza di essere tutore volontario
Il 6 maggio l’Italia celebra per la prima volta la Giornata nazionale della tutela volontaria. Si tratta di una data simbolica, scelta perché il 6 maggio 2017 entrava in vigore la legge 47/2017 (detta legge Zampa), che ha introdotto nel nostro ordinamento la figura del tutore volontario, riconoscendo alla società civile un ruolo attivo nella protezione dei minori stranieri non accompagnati – msna. Promossa da Tutori in Rete, la Giornata mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e a chiedere che venga garantito un tutore a ogni minore che arriva solo nel nostro Paese.
L’incontro tra Souleymane e Marta
Il cuore di questa giornata sono le storie. Come quella di Souleymane, un ragazzo ivoriano arrivato in Italia il 14 agosto 2023. Inizialmente, il suo piano era raggiungere la Francia: «Parlo già francese, è la mia lingua madre», racconta, spiegando quanto fosse spaventato dalla barriera linguistica. A cambiare il corso della sua vita è stata Marta, la sua tutrice volontaria. Grazie al suo supporto e alla sua capacità di ascolto, Souleymane è rimasto in Sardegna. Marta, che di professione è mediatrice culturale, lo ha convinto a restare e lo ha aiutato ad ambientarsi creando con lui un legame profondo: «Per me Marta è come una madre, mi vuole tanto bene», dice lui oggi.
Souleymane vive a Oristano con una famiglia accogliente, Rosanna e Francesco, conosciuti tramite Marta. Studia informatica e sogna di diventare un calciatore. «Per integrarsi bisogna studiare, è la cosa più importante per avere un posto nella società», afferma.
Chi è e cosa fa il tutore volontario?
Il ruolo del tutore volontario scommette sulla creazione di un legame emotivo con i ragazzi. Non si tratta solo di una firma su un documento, ma di un impegno costante nel guidare i ragazzi quando si interfacciano con la scuola, i servizi e le istituzioni, garantendo che non siano soli davanti alla burocrazia. In un sistema spesso complesso, il tutore agisce come una sentinella che vigila sulle condizioni di accoglienza, denunciando situazioni in cui i diritti fondamentali dei minori non vengono rispettati o le strutture risultano carenti. Oltre all’aiuto immediato, il tutore sostiene il delicato passaggio alla maggiore età, facilitando quel percorso verso l’autonomia che rappresenta la sfida più grande per i minori soli. Questo cammino inizia con l’empatia: il tutore è colui che ascolta i desideri dei minori, ponendosi come guida per aiutarli a comprendere la realtà italiana, che molto spesso si rivela diversa dalle loro aspettative iniziali.
Le criticità di un sistema da riformare
Marta però evidenzia le gravi lacune del sistema istituzionale. In Sardegna, ad esempio, a fronte di circa 150 minori, i posti in seconda accoglienza nella rete Sai sono appena 22. Questo costringe molti ragazzi a restare per anni nei centri di accoglienza straordinaria – Cas, strutture che non sono state progettate per ospitare minori. Lo stesso Souleymane, a causa di un errore di trascrizione, inizialmente era finito in un centro per adulti, dove è rimasto per un anno.
Un impegno collettivo
Tutori in Rete riunisce oggi 20 associazioni in tutto il territorio, dal Trentino alla Sicilia, con l’obiettivo di non lasciare soli i più vulnerabili. La Giornata del 6 maggio è un invito a scoprire questa esperienza di cittadinanza attiva. Per Souleymane, la chiave di tutto resta il coraggio: «Nella vita ci vuole coraggio, pazienza e soprattutto rispetto», conclude.
Il 6 maggio l’Italia celebra per la prima volta la Giornata nazionale della tutela volontaria. Si tratta di una data simbolica, scelta perché il 6 maggio 2017 entrava in vigore la legge 47/2017 (detta legge Zampa), che ha introdotto nel nostro ordinamento la figura del tutore volontario, riconoscendo alla società civile un ruolo attivo nella protezione dei minori stranieri non accompagnati – msna. Promossa da Tutori in Rete, la Giornata mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e a chiedere che venga garantito un tutore a ogni minore che arriva solo nel nostro Paese.
L’incontro tra Souleymane e Marta
Il cuore di questa giornata sono le storie. Come quella di Souleymane, un ragazzo ivoriano arrivato in Italia il 14 agosto 2023. Inizialmente, il suo piano era raggiungere la Francia: «Parlo già francese, è la mia lingua madre», racconta, spiegando quanto fosse spaventato dalla barriera linguistica. A cambiare il corso della sua vita è stata Marta, la sua tutrice volontaria. Grazie al suo supporto e alla sua capacità di ascolto, Souleymane è rimasto in Sardegna. Marta, che di professione è mediatrice culturale, lo ha convinto a restare e lo ha aiutato ad ambientarsi creando con lui un legame profondo: «Per me Marta è come una madre, mi vuole tanto bene», dice lui oggi.

Souleymane vive a Oristano con una famiglia accogliente, Rosanna e Francesco, conosciuti tramite Marta. Studia informatica e sogna di diventare un calciatore. «Per integrarsi bisogna studiare, è la cosa più importante per avere un posto nella società», afferma.
Chi è e cosa fa il tutore volontario?
Il ruolo del tutore volontario scommette sulla creazione di un legame emotivo con i ragazzi. Non si tratta solo di una firma su un documento, ma di un impegno costante nel guidare i ragazzi quando si interfacciano con la scuola, i servizi e le istituzioni, garantendo che non siano soli davanti alla burocrazia. In un sistema spesso complesso, il tutore agisce come una sentinella che vigila sulle condizioni di accoglienza, denunciando situazioni in cui i diritti fondamentali dei minori non vengono rispettati o le strutture risultano carenti. Oltre all’aiuto immediato, il tutore sostiene il delicato passaggio alla maggiore età, facilitando quel percorso verso l’autonomia che rappresenta la sfida più grande per i minori soli. Questo cammino inizia con l’empatia: il tutore è colui che ascolta i desideri dei minori, ponendosi come guida per aiutarli a comprendere la realtà italiana, che molto spesso si rivela diversa dalle loro aspettative iniziali.
Le criticità di un sistema da riformare
Marta però evidenzia le gravi lacune del sistema istituzionale. In Sardegna, ad esempio, a fronte di circa 150 minori, i posti in seconda accoglienza nella rete Sai sono appena 22. Questo costringe molti ragazzi a restare per anni nei centri di accoglienza straordinaria – Cas, strutture che non sono state progettate per ospitare minori. Lo stesso Souleymane, a causa di un errore di trascrizione, inizialmente era finito in un centro per adulti, dove è rimasto per un anno.
Un impegno collettivo
Tutori in Rete riunisce oggi 20 associazioni in tutto il territorio, dal Trentino alla Sicilia, con l’obiettivo di non lasciare soli i più vulnerabili. La Giornata del 6 maggio è un invito a scoprire questa esperienza di cittadinanza attiva. Per Souleymane, la chiave di tutto resta il coraggio: «Nella vita ci vuole coraggio, pazienza e soprattutto rispetto», conclude.
Sono 15.893 i Msna presenti in Italia al 31 gennaio 2026 e 5.436 i tutori formati al 31 marzo 2025: ne servono di più. Per diventare tutore volontario occorre partecipare ai corsi di formazione (24-30 ore) che vengono organizzati periodicamente dai vari Garanti Regionali per l’Infanzia e l’Adolescenza. A quel punto si viene inseriti nell’elenco presso il Tribunale per i minorenni di residenza e si attende la nomina da parte del giudice. Qui l’elenco dei Garanti e qui il sito dedicato dell’Agia.
In apertura, Souleymane festeggia i suoi 18 anni con la famiglia che lo ha accolto e con Marta, il suo tutore (in piedi dietro di lui). Foto inviata dagli intervistati
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