È iniziato il countdown per il miglior bar al mondo 2027 e abbiamo voluto dare uno sguardo dentro al sistema

05 Ottobre 2026 - 10:00
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È iniziato il countdown per il miglior bar al mondo 2027 e abbiamo voluto dare uno sguardo dentro al sistema

Questa settimana – anzi buona parte degli eventi è già partita durante il weekend –  The50 Best Bars arriva per la prima volta a Milano. Più di 800 votanti, nessun criterio prestabilito e una capacità ormai indiscutibile di orientare reputazione, viaggi e attenzione internazionale. Ma che cosa misura davvero la classifica più influente della bar industry? E quali sono i nomi da osservare quest’anno?

Mercoledì 7 ottobre una parte consistente della bar industry mondiale si ritroverà a Milano. Per la prima volta sarà l’Italia a ospitare la cerimonia di The 50 Best Bars – fino a poche settimane fa, prima di un totale rebranding, The World’s 50 Best Bars –, la classifica che dal 2009 prova ogni anno a mettere in fila i migliori cocktail bar del pianeta. In poco meno di vent’anni 50 Best è diventata uno dei più potenti strumenti di costruzione della reputazione nel settore: entrare nella lista significa conquistare una platea internazionale, attrarre professionisti e appassionati, entrare nel circuito di guest shift e collaborazioni e, soprattutto, diventare una destinazione. È davvero così?

La domanda è volutamente insidiosa. Al di là di voler sapere qual è il miglior bar del mondo, che cosa determina la grandeur e la fama di un cocktail bar di alto livello? Quali caratteristiche, quale proposta, quali dettagli, quale programmazione? Il meccanismo di The 50 Best Bars è molto diverso da quello di una guida tradizionale. Non esiste un gruppo di ispettori che visita i locali applicando gli stessi parametri e non esiste una scheda che attribuisca punteggi a cocktail, servizio, atmosfera, design o rapporto qualità-prezzo. La classifica nasce dai voti di oltre 800 persone distribuite in 29 aree geografiche. Ogni panel è formato per un terzo da bartender e bar owner, per un terzo da drinks writer ed educator e per il restante terzo da cocktail expert abituati a viaggiare. L’Academy dichiara un equilibrio di genere 50/50 e almeno il 25 per cento dei votanti viene sostituito ogni anno.

Sappiamo chi sono i voters? No. Sappiamo quali sono i criteri utilizzati per assegnare un voto? No (anche perché non ve ne sono di prestabiliti e univoci per tutti). Sappiamo quanti voti ha conquistato un locale rispetto a un altro? No. Sappiamo che cosa hanno votato i giudici? No, perché il voto, anche successivamente, resta segreto. Viene quasi naturale citare Carlo Verdone nella mitica scena di “Un sacco bello”, mentre domanda: «In che senso?!».

A ciascun votante vengono chiesti otto nomi, in ordine di preferenza, scelti tra i bar visitati personalmente negli ultimi diciotto mesi. Non più di cinque possono trovarsi nel paese di origine del votante. Viene richiesto un proof of visit e non è possibile indicare locali nei quali si possiedano interessi economici. All’atto del voto il locale non deve avere in corso una guest (ovvero un bar esterno invitato a fare da bere per una sera, come un micro pop-up), in quanto il votante deve poter valutare il bar nel suo status normale e quotidiano. Per comparire nella classifica un locale deve raccogliere i voti provenienti da più di un Paese o regione.

Quindi, una bella macchina organizzativa, se non fosse che non esistono criteri prestabiliti per decretare che cosa significhi “best”. È il singolo votante a deciderlo – e su quali siano le sue competenze, il background e la sua cultura in materia di cocktail e hospitality non ci è dato sapere. In un certo qual modo quindi, The 50Best non stabilisce quali siano i cinquanta locali tecnicamente migliori del mondo ma registra piuttosto quali siano state le esperienze considerate migliori da una comunità internazionale di professionisti, osservatori e frequentatori assidui di cocktail bar. La differenza è sostanziale.

C’è però una questione più delicata, che aiuta a capire contemporaneamente il successo e i limiti del sistema. Per ricevere un voto bisogna essere stati visitati (dai voters, si capisce) anche perché per entrare nella lista bisogna ottenere voti provenienti da più territori. Per quanto il regolamento permetta di votare il piccolo bar in una località remota esattamente come il locale più famoso di Londra o New York, esiste quindi una condizione che viene ancora prima della qualità: qualcuno deve sapere che il tuo bar esiste e deve poterlo vedere e visitare. Stiamo dicendo che i voters devono essere invitati? È indubbio che chi possiede attività nelle maggiori città del mondo sia automaticamente avvantaggiato nel poter essere una possibile destinazione e meta di visita. Diversamente, ogni viaggio deve essere organizzato e da qui scatta la macchina degli inviti e di quello che nel consegue. Ci spiace quindi comunicarvi che essere un ottimo bar, con un ottimo prodotto, una bella storia e un ottimo servizio, ahimé, non garantisce di entrare nella conversazione internazionale. Come vedete i presupposti partono da tutt’altre dinamiche.

È esattamente intorno a questa necessità che negli ultimi anni è cresciuto un ecosistema fatto di cocktail week, bar show, guest shift, collaborazioni, pop-up, viaggi, PR e partnership con i brand. Non significa che la visibilità compri un voto (…), né che un bar particolarmente attivo sul piano internazionale venga automaticamente premiato. Le regole specificano, anzi, che un’esperienza fatta durante un guest shift non può essere utilizzata per votare il locale ospite. Tuttavia, crediamo sia difficile per un votante che viene invitato e ospitato da una realtà, spesato, accompagnato, intrattenuto e coccolato sottrarsi dal concedere un voto.

Questa dinamica ha creato una delle più profonde trasformazioni di settore nella bar industry. Lecitamente ogni bar vuole entrare a far parte della classifica (anche perché l’universo bar industry non ha altri ranking di portata mondiale cui appellarsi), e logicamente il meccanismo che ne è scaturito è la caccia al voto. Slittamento di focus garantito. L’attenzione verso il cliente, verso l’atmosfera che ogni sera si prova a ricreare all’interno nel bar, l’attenzione stessa verso ogni singolo drink messo al pass, sono posti in secondo piano rispetto all’invitare gruppi di votanti, intrattenerli, creare contenuti da spargere nell’etere e conquistarsi un voto. Venendo al presente, quali nomi  potrebbero essere protagonisti a Milano?

Nel 2025 al primo posto è arrivato Bar Leone di Hong Kong, fondato da Lorenzo Antinori. Era la prima volta che un locale asiatico conquistava il vertice mondiale e lo faceva con un progetto che, almeno apparentemente, andava nella direzione opposta rispetto a una certa idea di cocktail bar contemporaneo affermatasi negli anni precedenti. Il suo manifesto sono i cocktail popolari: drink leggibili, servizio veloce, grandi classici, una focaccia alla mortadella diventata quasi leggenda e un immaginario italiano immediatamente riconoscibile. Quest’anno le classifiche regionali hanno però iniziato a muovere le carte. Bar Leone è sceso al terzo posto in Asia.

Davanti ci sono Zest di Seoul e, al numero uno, Hope & Sesame di Guangzhou, primo locale della Cina continentale a conquistare il vertice di Asia’s 50 Best Bars. Hope & Sesame propone quasi un modello opposto a quello di Leone: chiarificazioni, sous-vide, distillazione rotativa, ricerca sugli ingredienti e un lavoro sempre più consapevole sulla cultura gastronomica cinese. Non significa che il 7 ottobre ritroveremo lo stesso ordine anzi, ma leggere i risultati regionali può servire come indicatore utile per capire dove si sta spostando l’attenzione. Lo stesso vale per l’Europa.

La prima edizione di Europe’s 50 Best Bars, presentata quest’anno ad Amsterdam, ha incoronato Line di Atene, già ottavo nella classifica mondiale del 2025. Al terzo posto europeo troviamo Sips di Barcellona, che nel 2025 era anche terzo al mondo, mentre Paradiso, numero uno mondiale nel 2022, è stato (solo) nono. Ma se si guarda fuori dall’Europa e dall’Asia, il quadro si allarga ulteriormente. Sip & Guzzle di New York, soltanto 39° nella classifica mondiale 2025, ad aprile è diventato il numero uno di North America’s 50 Best Bars. In Sud America resta difficile ignorare Tres Monos di Buenos Aires, decimo al mondo nel 2025 e miglior bar sudamericano di quella classifica.

E Milano? Moebius arriva all’appuntamento da settimo miglior bar del mondo nel 2025 e da numero sei della nuova classifica europea, dove è stato nominato Best Bar in Italy. Anche qui il successo sembra andare oltre la qualità del cocktail in senso stretto. Moebius è bar, ristorante, musica, vinili, dove cucina e miscelazione convivono all’interno di un progetto con un’identità architettonica immediatamente riconoscibile e piuttosto industrial. Nella classifica europea Milano compare inoltre con Camparino in Galleria al numero 18, 1930 al 22 e Rita al 49. Ma proprio il 51-100 mondiale, annunciato il 23 settembre, ricorda quanto sia poco prudente considerare acquisita qualsiasi posizione. 1930, che nel 2025 era numero 43 al mondo, quest’anno è al 94. Double Chicken Please passa dal 41 al 53, Coa dal 38 al 54.

Tante ipotesi e tante supposizioni tra cui, le voci di corridoio che – quantomeno tra colleghi milanesi – vociferano l’alta probabilità che Moebius sia primo. È indubbiamente un’ipotesi reale e più che fondata… Lo sapremo tra qualche giorno. Per il momento, godiamoci lo spettacolo!

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