Eppur si muove, la Comunità energetica: da Exalto +10 MW di fotovoltaico e agrivoltaico

Le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) continuano a muoversi tra un forte interesse dei territori e una messa a terra ancora troppo lenta rispetto agli obiettivi nazionali. Un quadro complesso, in cui singole realtà virtuose mostrano la strada da seguire: la società Exalto Energy & Innovation ha annunciato ieri il perfezionamento di un’operazione di finanziamento da 4,8 milioni di euro per realizzare nove impianti fotovoltaici e un impianto agrivoltaico, tutti inseriti nel contesto delle Cer, per una potenza complessiva di 10 MWp.
L’operazione è sostenuta da due istituti di credito nazionali: Banca Monte dei Paschi di Siena, con un finanziamento da 2,5 milioni di euro, e Intesa Sanpaolo, con 2,3 milioni. Il piano prevede 9 MWp da fotovoltaico tradizionale e 1 MWp da agrivoltaico, distribuiti sul territorio italiano, con l’obiettivo di coniugare produzione energetica, sostenibilità ambientale e benefici locali attraverso l’autoconsumo condiviso.
A regime, gli impianti dovrebbero produrre circa 15 milioni di kWh di energia rinnovabile all’anno, equivalenti al fabbisogno energetico di circa 5mila famiglie, evitando l’emissione di 3.200 tonnellate di CO2 annue. L’inserimento degli impianti in configurazioni di Comunità energetiche rinnovabili punta a massimizzare i benefici nei territori coinvolti, dalla riduzione dei costi energetici alla sicurezza degli approvvigionamenti, fino alla creazione di valore per le comunità locali.
L’annuncio arriva mentre la diffusione delle Cer, tanto a livello europeo – come documenta la Corte dei conti Ue – quanto nazionale, incontra più difficoltà del previsto. Il recentissimo report di Legambiente Energia Condivisa: costruire comunità per un futuro 100% rinnovabile fotografa un’evoluzione positiva, ma ancora frenata da ostacoli normativi e regolatori. Secondo i dati Gse aggiornati a dicembre 2025, in Italia le configurazioni di autoconsumo sono 1.561, in aumento di quasi il 40% rispetto a settembre. Le Comunità energetiche rinnovabili rappresentano la quota principale, con 904 realtà, 94.962 kW complessivi distribuiti su 1.429 impianti e 8.653 utenti coinvolti.
La distanza dagli obiettivi resta però ampia. A fronte dei 5 GW di potenza incentivabile da realizzare entro il 2027 previsti dal decreto Cer, a fine 2025 l’Italia risulta aver realizzato negli ultimi cinque anni appena 115 MW, pari a circa il 2,3% del target. Anche la discrepanza tra i dati disponibili – al Forum QualEnergia di dicembre si parlava di 1.127 comunità energetiche totali – mostra quanto sia ancora complesso circoscrivere con precisione il fenomeno.
Eppur si muove. Il coordinamento dell’operazione Exalto è stato curato dalla chief financial officer Maria Grazia Paruscio, che ha seguito l’interlocuzione con gli istituti finanziatori e la strutturazione complessiva del finanziamento. «Il closing di questa operazione dimostra la capacità di Exalto di attrarre capitali su progetti rinnovabili ad alto valore aggiunto, grazie a un approccio rigoroso nella strutturazione finanziaria e nella gestione del rischio», afferma Paruscio: «La fiducia accordata da Banca MPS e Intesa Sanpaolo rappresenta un importante endorsement della qualità dei nostri asset e della sostenibilità di lungo periodo delle iniziative sviluppate».
Per l’amministratore delegato Mario Gamberale, l’operazione segna un passaggio industriale rilevante: «Le Comunità energetiche rinnovabili non sono più un modello futuro, ma una realtà industriale concreta. Con questa operazione Exalto accelera il proprio piano di crescita e si posiziona come protagonista nello sviluppo di infrastrutture energetiche distribuite, sostenibili e integrate nei territori».
Il caso Exalto mostra come la finanza possa contribuire alla transizione energetica quando sostiene progetti rinnovabili distribuiti e legati ai territori. Ma la sfida resta trasformare singole iniziative virtuose in un modello replicabile a scala nazionale, superando ritardi autorizzativi, incertezze regolatorie e carenze di competenze tecniche diffuse. Come fare?
«Le Cer – ha spiegato Stefano Ciafani, presidente nazionale del Cigno verde, in occasione del rapporto legambientino – si affermano come protagoniste della transizione energetica, trasformando il modo in cui produciamo e consumiamo energia in un’opportunità di sviluppo, resilienza e coesione per i territori». Serve però «superare ancora ritardi normativi e incertezze regolatorie» e investire in semplificazione, accompagnamento e competenze, «così da rendere la transizione energetica davvero accessibile e inclusiva per chiunque».
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