L’Epr per i rifiuti tessili avanza in Italia a partire dalla Toscana, con al centro Plures

Maggio 12, 2026 - 13:54
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L’Epr per i rifiuti tessili avanza in Italia a partire dalla Toscana, con al centro Plures

L’Italia rimane uno dei principali produttori mondiali di tessuti, con oltre 13.000 aziende e un fatturato annuo di 1,6 miliardi di euro, concentrato prevalentemente nel segmento medio-alto. Allo stesso tempo, l’Italia è un grande consumatore di prodotti tessili, una buona parte prodotti all’estero (soprattutto quelli dilargo consumo), e nonostante l’introduzione del Decreto Legislativo 116/2020 che impone l’obbligo di raccolta differenziata, ancora oggi circa l’80% dei rifiuti tessili continua a finire in discarica o inceneritore, per non parlare dell’export opaco verso mercati esteri in Africa e Asia.

Le potenzialità per contribuire a invertire la rotta, a partire dall’area di Prato, ci sono tutte: a partire dalla fine del 2026, il nuovo impianto Textile Hub che sta realizzando Plures – primo caso in Italia – permetterà di riciclare gli scarti tessili di gran parte della Toscana, con una capacità produttiva autorizzata di 40.000 tonnellate l’anno. Per costruire una filiera sempre più strutturata, tracciabile e circolare, oggi è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra Plures, Federdistribuzione, Confindustria Toscana Nord e Confindustria Toscana Centro e Costa per avviare un progetto pilota dedicato alla raccolta selettiva dei rifiuti tessili e al loro possibile recupero industriale.

«Il distretto tessile di Prato è, per storia e volumi, il leader europeo nel riuso e nel riciclo tessile: è dunque la sede naturale e logica per l’insediamento di un hub di questa portata. Questa infrastruttura non deve però essere un’entità isolata, ma deve integrarsi e collaborare strettamente con il nostro sistema produttivo per agire come un vero 'booster' dell'economia locale», spiega Fabia Romagnoli, presidente di Confindustria Toscana Nord.

Il protocollo prevede l’avvio di una sperimentazione per individuare modalità efficienti di raccolta selettiva dei rifiuti tessili presso punti vendita e realtà della distribuzione, anche attraverso contenitori di nuova progettazione, accompagnata da attività di analisi qualitativa dei materiali raccolti e dalla valutazione delle possibili applicazioni industriali per il riuso e il riciclo. Particolare attenzione sarà dedicata anche alla comunicazione e alla sensibilizzazione dei consumatori sui temi della sostenibilità e della corretta gestione dei materiali tessili a fine vita.

L’obiettivo è duplice: da una parte incrementare quantità e qualità della raccolta differenziata tessile, dall’altra contribuire a costruire una filiera industriale capace di trasformare gli scarti in nuova materia prima seconda, rafforzando competitività, innovazione e sostenibilità del distretto manifatturiero toscano. I materiali raccolti saranno destinati all’hub tessile toscano promosso da Plures, una volta operativo, oppure ad altri impianti individuati dalla multiutility.

Il progetto assume rilevanza strategica anche in vista dell’introduzione nei prossimi mesi della normativa sulla Responsabilità estesa del produttore (Epr) nel settore tessile, perché permette di sperimentare soluzioni operative concrete, favorendo le sinergie tra i comparti industriale e distributivo, oltre a sostenere l’economia circolare e la valorizzazione delle eccellenze produttive del territorio.

«L’Europa sta cambiando profondamente il modo in cui dovranno essere gestiti i rifiuti tessili e la Toscana ha tutte le caratteristiche per giocare un ruolo da protagonista in questa trasformazione – dichiara Lorenzo Perra, presidente di Plures – Questo protocollo rappresenta un primo passo concreto per costruire una filiera integrata che unisca raccolta, tracciabilità, innovazione industriale e recupero di materia».

L’urgenza di questo passo avanti traspare chiaramente ampliando il contesto osservato, dalla Toscana centrale al quadro nazionale. Secondo le ultime dichiarazioni del ministero dell’Ambiente, il testo della norma che introdurrà l’Epr per il settore tessile è atteso entro l’anno, ma – in base al test di valutazione promosso nel primo quadrimestre di quest’anno da Ecotessili, Consorzio italiano nato nel 2021 e parte del sistema Ecolight per la raccolta e il recupero dei rifiuti tessili – il 41% delle aziende tessili non sa se l’Epr le riguarda nonostante, tra queste, il 70% sia effettivamente coinvolto in quanto produttore.

Il test è stato proposto alle imprese manifatturiere e della distribuzione che operano nei settori abbigliamento, calzaturiero, tessile per la casa e accessori. Hanno risposto in prevalenza realtà piccole e medie (80%), con sede soprattutto nel nord e centro Italia: un primo elemento che conferma che a essere coinvolti dal cambiamento non sono solo i grandi brand, ma esiste una rete diffusa di Pmi che dovrà essere accompagnata nel percorso di adeguamento.

Rafforza questo quadro l’analisi delle attività svolte dalle aziende che hanno partecipato: circa la metà produce conto terzi, il 30% realizza anche o esclusivamente prodotti a marchio proprio e oltre il 20% importa dall’estero. «La manifattura conto terzi non è direttamente coinvolta negli obblighi Epr – osserva Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecotessili – ma rappresenta un anello fondamentale della filiera che sarà comunque chiamato a fornire risposte ai propri clienti». Inoltre, il 45% delle aziende opera anche sui mercati esteri, un aspetto rilevante perché la normativa risponde a una direttiva europea e interesserà progressivamente i diversi Paesi dell’Ue.

Sul piano della conoscenza generale, l’85% delle aziende dichiara di aver sentito parlare di Epr (il 27% dice di conoscerla “abbastanza bene”, mentre il 58% ne ignora gran parte dei contenuti), tuttavia nessuno afferma di conoscerla “in modo approfondito”. Più di un’azienda su sei è totalmente all’oscuro.

Anche sugli obblighi che l’Epr introduce emergono elementi di consapevolezza parziale: il 77% delle aziende sa che sarà necessario iscriversi a un consorzio, il 57% è a conoscenza dell’obbligo di dichiarazione periodica, mentre solo la metà conosce l’eco-contributo. Il passaporto digitale di prodotto è conosciuto dalla quasi totalità delle aziende, ma in poche sanno realmente cosa comporti. «Le imprese iniziano a cogliere alcuni passaggi, ma manca ancora una visione completa, soprattutto su strumenti come il contributo ambientale e le sue modalità di applicazione. Infatti solamente il 30% dice di sapere cosa si intende per eco-modulazione», conclude Dezio: «L’introduzione della norma è imminente e per questo è fondamentale avviare per tempo un percorso di avvicinamento. Ecotessili, sfruttando l’esperienza del Sistema Ecolight, ha attivato percorsi di informativi e formativi per le aziende del tessile. Inoltre il Consorzio assiste i produttori nel trattare il fine vita dei rifiuti tessili (abbigliamento, calzature, accessori) rispettando le normative, nonché garantendo una gestione ambientale completa».

In questo contesto è utile ricordare che la Responsabilità estesa del produttore (Extended producer responsibility) è il principio per cui produttori, brand, importatori e distributori di prodotti tessili diventano responsabili anche della gestione dei capi a fine vita, finanziando raccolta, riuso, riciclo e smaltimento attraverso i sistemi consortili. Riguarda non solamente l’abbigliamento, ma anche le calzature, i tessili per la casa e gli accessori. Previsto dall’Unione europea nell’ambito delle politiche di economia circolare, il modello punta a ridurre l’impatto ambientale del settore incentivando prodotti più durevoli e riciclabili; in Italia il sistema attende l’approvazione del decreto che definirà il quadro operativo. 

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