Fiaccolata per Borsellino, da 30 anni la destra in piazza: “Paolo vive, nessuna tregua alla mafia”

Ci sono appuntamenti che attraversano il tempo perché non nascono dalla contingenza di una stagione politica, ma da una adesione profonda ad un’idea. La Fiaccolata per Paolo Borsellino, che il 19 luglio tornerà a Palermo nel giorno dell’anniversario della strage di via D’Amelio, è uno di questi. Quest’anno compie trent’anni: un traguardo importante per una manifestazione nata dalla giovane destra palermitana e diventata, edizione dopo edizione, una delle più longeve e riconoscibili mobilitazioni antimafia d’Italia.
I trent’anni della Fiaccolata in ricordo di Borsellino
La prima Fiaccolata venne organizzata nel 1996 dal Fronte della Gioventù, in una Palermo che rischiava di consegnare il 19 luglio alla sola liturgia istituzionale. Quei ragazzi decisero di fare qualcosa di semplice e potente: camminare in silenzio, con le fiaccole in mano, fino a via D’Amelio. Nessuna passerella, nessun comizio, nessun protagonismo. La struttura della manifestazione è rimasta sostanzialmente la stessa con qualche piccola variazione nel tempo. Lo striscione “Paolo Vive” ed il tricolore in testa al corteo, il raccoglimento davanti al luogo della strage, la deposizione del tricolore nell’ulivo, l’inno nazionale. L’anno dopo, nel 1997, il testimone passò ad Azione Giovani, che portò avanti la manifestazione fino al 2009; poi toccò alla Giovane Italia e oggi a Gioventù Nazionale, in una continuità generazionale che stupisce.
“Paolo Vive” oltre il ricordo
La Fiaccolata, però, non è mai stata soltanto una commemorazione. A un certo punto della sua storia, soprattutto dai primi anni Duemila, iniziò ad attualizzare l’insegnamento di Borsellino con campagne legalitarie nette, spesso scomode anche per lo stesso centrodestra. “Fuori la mafia dai partiti”, “Se compri droga sei complice della mafia”, la battaglia contro l’abolizione dell’ergastolo, “Chiamalu comu vuoi… sempri pizzo è”, fino alle campagne sulla questione morale, sui depistaggi, sulla verità negata. Era un modo per dire che ricordare Paolo Borsellino non significa deporre un tricolore una volta l’anno, ma misurarsi con la sua lezione ogni giorno: legalità, giustizia, coraggio, amore per la patria, rifiuto del compromesso.
Il coraggio della giovane destra
Questa dedizione verso Paolo Borsellino ebbe un “prezzo politico” da pagare. Nel corso di questi trent’anni la giovane destra palermitana più volte si è scagliata contro quelle classi dirigenti, in particolare di centrodestra, ambigue o colluse con la mafia. Posizioni coraggiose, soprattutto quelle su Dell’Utri e Cuffaro, che ebbero risalto nazionale e provocarono scontri molto forti dentro la coalizione.
La nascita del Forum XIX Luglio e di “Comunità ’92”
Proprio questa coerenza ha consentito alla Fiaccolata di crescere oltre il perimetro originario della destra. La nascita del Forum XIX Luglio nel 2009 segnò un passaggio decisivo: associazioni, movimenti e amministrazioni locali iniziarono ad affiancare gli organizzatori, allargando la partecipazione senza snaturare lo stile della manifestazione. Nel 2013, in un momento di forte frammentazione del mondo della destra siciliana dopo la scissione nel Popolo della Libertà e la nascita di Fratelli d’Italia, nacque anche “Comunità ’92”, il contenitore che ha continuato a tenere insieme le diverse anime di quella comunità nel nome di Borsellino. Ancora una volta, Paolo riuscì dove spesso la politica fallisce: unire nel nome della comune appartenenza.
Il significato della Fiaccolata per la destra italiana
Per la destra italiana questa Fiaccolata ha un valore particolare. Non esiste, nel suo mondo, una manifestazione così duratura nel tempo, così amata da militanti e simpatizzanti, così capace di parlare a tutte le generazioni. Chi vi ha partecipato lo sa: non è un rito stanco, ma un’esperienza viva e identitaria. Nel silenzio di via Libertà, nelle fiaccole che avanzano verso via D’Amelio, nel tricolore deposto alla fine del corteo, c’è un’idea della politica come servizio, disciplina dell’anima, comunità.
I valori di riferimento
Paolo Borsellino è da sempre amato dai giovani di destra perché ha incarnato valori che quel mondo ha sentito profondamente propri: il senso dello Stato, la fedeltà alla nazione, la sobrietà, il dovere, il coraggio davanti alla morte. La sua giovanile appartenenza alla destra universitaria del Fuan Fanalino di Palermo è un dato storico che non va né rimosso né trasformato in appropriazione. Borsellino non fu mai un magistrato di parte. Fu, semmai, un uomo con radici riconoscibili e con un senso delle istituzioni così alto da superare ogni appartenenza.
Il legame di Giorgia Meloni con la figura di Borsellino
In questa storia si inserisce anche il legame di Giorgia Meloni con la figura di Borsellino. La leader di Fratelli d’Italia ha partecipato a molte edizioni della Fiaccolata e ha sempre riconosciuto in lui un riferimento morale e politico. Per tanti anni, nelle stagioni più complicate della destra, Borsellino è stato un collante: il nome davanti al quale si mettevano da parte correnti, lacerazioni, rivalità personali. Perché in via D’Amelio non si va per contarsi o per apparire, ma per ricordare da dove si viene e per cosa vale la pena battersi.
La campagna di Gioventù Nazionale “La pista nera è depistaggio rosso”
L’edizione di quest’anno arriva anche dopo la campagna di Gioventù Nazionale “La pista nera è depistaggio rosso”, una presa di posizione dura contro il tentativo di riscrivere in chiave ideologica la storia delle stragi del 1992 e di gettare fango sulla destra siciliana. Anche questo fa parte della tradizione della Fiaccolata: non arretrare davanti ai teoremi, chiedere verità, difendere la memoria di Borsellino da ogni strumentalizzazione.
Una promessa che dura nel tempo: nessuna tregua alla mafia
Trent’anni dopo, quelle fiaccole tornano ad accendersi. Non per nostalgia, ma per fedeltà. Per dire che Paolo vive ancora nella coscienza di chi non si rassegna alla mafia, ai depistaggi, all’antimafia di comodo. E vive, soprattutto, in quella destra giovane e non che da trent’anni torna in piazza. In silenzio, con una promessa semplice: nessuna tregua alla mafia.
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