Flavio Bolsonaro supera Lula nel primo turno e porta il Brasile al ballottaggio

Il Brasile dovrà aspettare il 25 ottobre per conoscere il suo prossimo presidente. Al primo turno delle elezioni presidenziali Flávio Bolsonaro, senatore di destra e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, ha ottenuto circa il 47 per cento dei voti, davanti al presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, fermo poco sopra il 45 per cento. Nessuno dei due ha superato la soglia necessaria per essere eletto al primo turno e i due candidati si affronteranno quindi al ballottaggio.
Con lo scrutinio completato, Bolsonaro ha raccolto circa 56,1 milioni di voti contro i 53,8 milioni di Lula. Il risultato è stato più favorevole alla destra di quanto indicassero molti sondaggi pubblicati prima delle elezioni, che mostravano Lula leggermente avanti. Il presidente uscente ha definito l’esito «inaspettato» e ha ammesso di essere stato convinto di poter vincere già al primo turno. «Domani inizieremo una nuova campagna elettorale», ha detto.
Il risultato rappresenta una battuta d’arresto significativa per Lula, che a 80 anni sta cercando di ottenere un quarto mandato presidenziale non consecutivo. Era già stato presidente dal 2003 al 2010 ed era tornato al potere nel 2022, quando aveva sconfitto Jair Bolsonaro con un margine di appena 1,8 punti percentuali. Quattro anni dopo, la competizione si è nuovamente concentrata sul confronto fra Lula e la famiglia Bolsonaro, ma questa volta con Flávio, 45 anni, come candidato.
La campagna di Lula è stata costruita sulla difesa dei programmi sociali associati ai governi del Partito dei Lavoratori, sulla riduzione delle disuguaglianze e sulla tutela delle istituzioni democratiche. Prima del voto aveva presentato le elezioni come una scelta fra due modelli politici diversi e, votando domenica, aveva detto che i brasiliani avrebbero dovuto scegliere «tra il rafforzamento del regime democratico e la barbarie, tra il progresso e l’arretratezza».
Bolsonaro ha invece puntato soprattutto sulla sicurezza, sul costo della vita, sulla riduzione delle tasse e su una presenza meno estesa dello Stato nell’economia. Durante la campagna ha insistito sull’aumento della criminalità e sulle difficoltà economiche delle famiglie, accusando il governo di Lula di non essere riuscito a rispondere in modo sufficiente a questi problemi. Bolsonaro ha sostenuto politiche più severe contro la criminalità organizzata, pene più lunghe e norme meno restrittive sulle armi. Ha inoltre cercato un rapporto politico più stretto con gli Stati Uniti guidati da Donald Trump. Lula ha invece sostenuto che il contrasto alle organizzazioni criminali debba concentrarsi soprattutto sulle loro armi, sui finanziamenti e sulle strutture economiche che permettono loro di operare.
Accanto alla sicurezza, l’economia ha pesato sulle scelte degli elettori. Durante il mandato di Lula la disoccupazione e le disuguaglianze sono diminuite, ma tanti brasiliani continuano a lamentare l’alto costo della vita, l’indebitamento delle famiglie e una crescita economica debole. Il debito pubblico ha superato l’82 per cento del prodotto interno lordo e il governo ha ridotto le previsioni di crescita per quest’anno e per il prossimo. Negli ultimi mesi Lula aveva ampliato alcuni programmi sociali e le misure di alleggerimento dei debiti delle famiglie, mentre Bolsonaro aveva cercato di intercettare soprattutto il malcontento verso le tasse e la situazione economica.
Un altro elemento centrale della campagna è stato il ritorno della questione della corruzione. Flávio Bolsonaro è sotto indagine per presunti reati legati al finanziamento di un film biografico dedicato a suo padre. Ha ammesso di aver raccolto denaro dall’imprenditore Daniel Vorcaro, coinvolto nell’inchiesta sul fallimento di Banco Master, ma ha negato qualsiasi illecito. La stessa vicenda ha coinvolto anche il giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes, figura molto contestata dalla destra e protagonista del processo contro Jair Bolsonaro. Moraes ha negato ogni responsabilità.
La figura dell’ex presidente è rimasta centrale durante tutta la campagna, nonostante non fosse candidato. Jair Bolsonaro sta scontando una condanna a 27 anni per il tentativo di sovvertire il risultato delle elezioni del 2022. Flávio Bolsonaro ha promesso di intervenire in favore del padre se sarà eletto e durante la campagna ha continuato a presentarlo come il proprio principale riferimento politico, pur cercando di proporsi come una figura più moderata.
La continuità con il bolsonarismo è stata evidente anche sul piano simbolico. Durante alcuni eventi elettorali Flávio Bolsonaro ha mostrato immagini del padre e ha fatto ricorso al sostegno della base politica che lo aveva portato alla presidenza nel 2018. Allo stesso tempo ha cercato di ampliare il proprio consenso fra elettori conservatori che non si considerano necessariamente sostenitori della famiglia Bolsonaro ma che vogliono impedire un altro mandato di Lula.
Il primo turno sembra indicare che questa strategia abbia funzionato. Una parte dei voti ottenuti da Bolsonaro è stata interpretata durante la campagna come un voto soprattutto contrario a Lula. Questa componente potrebbe essere particolarmente importante al ballottaggio, perché circa l’8 per cento degli elettori ha scelto domenica candidati diversi dai due principali. Diversi di questi candidati appartengono alla destra e i loro elettori saranno quindi decisivi per il risultato del 25 ottobre.
Le elezioni di domenica servivano anche a rinnovare la Camera, parte del Senato, i governi statali e le assemblee locali. I candidati di destra e dell’area bolsonarista hanno ottenuto risultati molto forti in diverse competizioni. Tra i nuovi eletti ci sono anche membri della famiglia Bolsonaro, mentre Tarcísio de Freitas, figura importante della destra ed ex ministro del governo Jair Bolsonaro, è stato rieletto governatore dello stato di São Paulo.
Il nuovo equilibrio parlamentare potrebbe avere conseguenze anche se Lula riuscisse a vincere il secondo turno. Un Congresso più spostato a destra renderebbe più difficile approvare il programma del presidente e aumenterebbe il peso delle forze politiche vicine a Bolsonaro. Il Senato è particolarmente importante perché ha il potere di avviare procedimenti contro i giudici della Corte Suprema, una delle principali richieste del movimento bolsonarista negli ultimi anni.
Sul voto ha pesato anche il rapporto con gli Stati Uniti. Trump non ha formalmente sostenuto Flávio Bolsonaro, ma ha espresso apprezzamento per lui e ha detto di seguire le elezioni con attenzione. Il presidente statunitense aveva già avuto un rapporto stretto con Jair Bolsonaro e negli ultimi anni Washington e Brasília si sono scontrate su commercio, sicurezza e sul procedimento giudiziario contro l’ex presidente. Lula ha accusato ripetutamente l’amministrazione statunitense di interferire negli affari brasiliani e ha cercato di trasformare la difesa della sovranità nazionale in uno dei temi centrali della propria campagna. Il governo brasiliano aveva inoltre contestato i dazi del 50 per cento imposti da Trump sulle importazioni dal Brasile, una misura che il presidente statunitense aveva collegato anche al trattamento giudiziario riservato a Jair Bolsonaro.
Le autorità elettorali brasiliane hanno comunque detto che le operazioni di voto si sono svolte normalmente e che non sono stati individuati rischi tali da compromettere il processo elettorale. Le accuse di interferenza straniera hanno continuato a essere oggetto di confronto politico, ma non sono state indicate dalle autorità come un elemento capace di mettere in discussione la validità del voto.
Il risultato del primo turno conferma anche la persistente divisione geografica dell’elettorato brasiliano. Lula ha mantenuto un forte vantaggio negli stati del Nordest, ottenendo oltre il 60 per cento in diversi di essi e superando il 70 per cento nel Piauí. Bolsonaro ha dominato invece in numerosi stati del Sud e del Centro Ovest e ha ottenuto risultati molto ampi in alcune delle aree che già nel 2022 avevano sostenuto suo padre. Nello stato di São Paulo ha superato il 51 per cento, mentre a Rio de Janeiro ha raggiunto circa il 53 per cento.
Le tre settimane che separano il Brasile dal ballottaggio saranno quindi una nuova campagna elettorale, questa volta limitata ai due candidati. Bolsonaro parte con un vantaggio di quasi due punti percentuali e cercherà di raccogliere i voti degli altri candidati di destra. Lula dovrà recuperare terreno fra gli elettori che non lo hanno sostenuto al primo turno e fra quelli che non hanno votato o hanno espresso una scheda bianca o nulla.
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