Flock, il CEO difende la sorveglianza: la privacy non è inviolabile
Anche il fondatore e CEO di Flock, Garrett Langley, si è appena unito alla schiera dei rappresentanti delle Big Tech che hanno finalmente deciso di gettare la maschera e di presentare la loro visione per ciò che è. Prima di lui lo hanno fatto Sam Altman sull’AI e i vertici di Amazon per i data center, ripetendo tutti lo stesso mantra: bisogna accogliere l’innovazione e accettarne le implicazioni, anche se per qualcuno rappresentano dei rischi. Al di là di come la pensi ognuno di noi, trasparenza e coerenza sono doti da apprezzare.
Dobbiamo decidere: o la privacy o la sicurezza
Intervenuto sul palco dell’evento TechCrunch Disrupt 2026 di San Francisco, Langley ha sostenuto che dobbiamo accettare di mettere in discussione il concetto di inviolabilità della privacy se vogliamo vivere in una società sicura. Di seguito il virgolettato.
Se vogliamo vivere in una società in cui, se commetti un reato, hai maggiori probabilità di doverne rispondere, non dovremmo arrestare il progresso.
Flock (il nome completo è Flock Safety), per chi non ne è a conoscenza, è una società fondata nel 2017 e specializzata in sistemi di sorveglianza. In particolare, fornisce la tecnologia che legge le targhe delle automobili installata in molte città statunitensi, messa al servizio delle autorità. Lo scorso anno ha avviato una collaborazione con Ring di Amazon, poi interrotta in seguito a un clamoroso passo falso: la trasmissione al Super Bowl di uno spot per la funzionalità Search Party sviluppata per ritrovare gli animali domestici smarriti utilizzando le telecamere private e l’AI. Da ormai parecchio tempo, l’azienda è anche oggetto di una vera e propria rivolta negli Stati Uniti.
Il CEO non è disposto a negoziare: bisogna accettare un eventuale impatto negativo nel nome della sicurezza collettiva.
[…] oggi ci sono milioni e milioni di persone che vivono una vita migliore grazie a Flock. È chiaro che abbiamo commesso la nostra buona dose di errori e che c’è chi non condivide il nostro operato, ma ne vale la pena, perché un giorno quelle stesse persone potrebbero ritrovarsi a essere delle vittime.
Parafrasando, non è la stessa tesi sostenuta da OpenAI e da Amazon, relativamente all’evoluzione dell’intelligenza artificiale e all’esigenza di costruire nuovi data center? Una piccola rinuncia per un uomo, un grande balzo per l’umanità.
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