Flotilla, rotta in Albania per salvare i fenicotteri dal cemento

‘I soldi volano, la terra resta’. Non si fermano le ondate di protesta in Albania contro i progetti turistici che minacciano le aree protette del paese delle aquile. Stanno per arrivare anche le barche della Global Sumud Flotilla, salpate da Brindisi in direzione Valona, perché la solidarietà non è solo un sentimento, ma anche una rotta. A bordo troviamo una vecchia conoscenza, lo skipper Massimiliano Del Moro, che proprio non vuol saperne di restare sulla terra ferma.
“Siamo riusciti a recuperare e riparare le barche abbandonate alla deriva dall’esercito israeliano che aveva assaltato due volte la nostra missione umanitaria, in acque internazionali, tra Cipro e la Palestina occupata - spiega - La Flotilla non si ferma, ripartiamo in solidarietà al coraggioso popolo albanese, che ormai da tre mesi lotta pacificamente contro Trump, Kushner e Rama, contro progetti di espansione neocoloniale che minacciano il Mediterraneo”. ‘I soldi volano, la terra resta’, la famosa risposta data da Ovidio Marras, Tziu Ovidio, pastore e agricoltore di Teulada che rifiutò offerte milionarie per difendere i suoi terreni a Capo Malfatano e Tuerredda dalla cementificazione e dalla costruzione di lussuosi resort è l’ideale messaggio fatto proprio dalle giovani e dai giovani albanesi. Una flotilla di terra, che attende sulle coste meridionali dell’Albania le navi diventate famose nel mondo per avere sfidato l’esercito israeliano che assedia Gaza.
Appuntamento nell’isola di Sazan per dare ulteriore forza alla protesta contro il progetto di un resort di lusso promosso da Jared Kushner, imprenditore statunitense, consigliere per la politica estera e i negoziati di pace in Medio Oriente, e soprattutto genero di Donald Trump. Un autentico fan del cosiddetto ‘turismo costiero’, che lo scorso gennaio, a Davos, in occasione della firma del ‘Board of Peace’, illustrò un fantasioso progetto di lussuosi insediamenti sul lungomare della devastata Striscia di Gaza. Del Moro, che è imbarcato come rappresentante della Società operaia di mutuo soccorso ‘Insorgiamo’ delle tute blu ex Gkn, non ha dubbi: “Si tratta della stessa logica applicata a contesti diversi, colonialismo travestito da turismo”.
La mobilitazione dei giovani albanesi, nata a fine maggio, ha preso il nome di ‘rivoluzione dei Fenicotteri’ dal simbolo scelto dalle associazioni ambientaliste per denunciare i rischi del turismo del lusso per gli ecosistemi della costa, tassello della contestazione più ampia al modello di sviluppo messo in cantiere, nel vero senso del termine, dal governo di Edi Rama. Epicentro della protesta è Sazan, ex base militare nel Canale di Otranto con circa 3.600 bunker, unico sito di nidificazione del fenicottero rosa in Albania e tappa per oltre 200 specie migratorie. Da gennaio 2025 una legge governativa consente progetti edilizi in aree ecologicamente sensibili: su queste basi è partita la cessione dell’isola ad Affinity Partners, il fondo di Kushner per un resort da 1,4 miliardi di dollari.
Un secondo progetto legato a Kushner riguarda Zvërnec, nella laguna protetta di Vjosa-Narta. Le proteste sono esplose il 16 maggio, dopo che l’isola è stata recintata con filo spinato e una guardia del cantiere ha aggredito un residente durante un presidio pacifico. Da allora la contestazione si è estesa a Tirana, intrecciando le rivendicazioni ambientaliste alla denuncia di irregolarità negli appalti pubblici. Il governo albanese difende l’investimento definendolo compatibile con la tutela ambientale. Anche l’Unione europea si è fatta sentire, richiamando Tirana al rispetto degli standard ambientali, in previsione della sua entrata nel consesso di Bruxelles.
Gli ambientalisti e i movimenti locali contestano il consumo di territorio e l’impatto dei grandi progetti turistici sulla costa meridionale del Paese, dove sono previste nuove grandi strutture anche in aree di particolare valore naturalistico. La partenza della Global Sumud Flotilla da Brindisi ha anche un valore simbolico: sulle imbarcazioni ci saranno i figli di alcuni degli albanesi arrivati in Italia a bordo della Vlora, la nave che nell’agosto 1991 trasportò a Bari oltre 20mila persone in fuga dal collasso del regime. Una generazione dopo, la rotta viene percorsa al contrario per portare solidarietà a chi oggi protesta. Per gli attivisti il viaggio assume un nuovo, particolare, significato, estendendo le mobilitazioni oltre la questione palestinese, verso le battaglie ambientali e i diritti delle comunità del Mediterraneo. L’iniziativa è organizzata insieme ai collettivi italo-albanesi Mesdhe e Palestina e Lire.
“La stessa corruzione che ha costretto tanti ad andare via all’inizio degli anni novanta, oggi svende le nostre coste, le nostre isole e il nostro futuro”, denunciano a gran voce.

Non solo Albania. Le proteste si collegano ad altri progetti in rampa di lancio sulle coste italiane. Ad esempio, il resort da 115 milioni di dollari proposto da Four Seasons vicino a Ostuni con la società israeliana Omnam, un piano osteggiato non soltanto dai comitati locali ma dalla stessa Regione Puglia. Un caso analogo sta muovendo le comunità sarde nel comprensorio di Tavolara. Per Tony La Piccirella, organizzatore della Global Sumud Flotilla Italy, dietro questi progetti c’è la stessa logica di trasformazione turistica su entrambe le sponde dell’Adriatico. La rotta Brindisi-Valona diventa così, nelle parole degli organizzatori, il tentativo di riconnettere due lotte territoriali parallele, trentacinque anni dopo che lo stesso mare veniva attraversato in direzione opposta.
Verso l’Albania per incontrare la Flamingo revolution, dunque. E tornano alla memoria le parole di Predrag Matvejevic, che nel suo ‘Breviario Mediterraneo’ scriveva di come quel mare, dall’Odissea in poi, contenga la più grande storia dell’uomo che si avventura alla scoperta del mondo, per poi tornare a casa.
“L’Europa senza il Mediterraneo è come un uomo senza infanzia”. Un monito per questa Europa alla deriva, perché riparta dalle sue radici, dall’incontro dei popoli e dagli incroci di civiltà che segnano da millenni la storia della specie umana. “Sii un fenicottero in un gregge di piccioni”, cantano le giovani e i giovani albanesi. “Vogliamo un mondo libero senza re e senza padroni - sottolinea Massimiliano Del Moro - Ogni popolo ha il diritto di autodeterminarsi e salvaguardare la propria terra, proprio come dovrebbe essere in Palestina”. Buon vento.

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