Fondazione Arché, pubblicato il bilancio sociale
Lo staff di Fondazione Arché con padre Giuseppe Bettoni
Lo staff di Fondazione Arché con padre Giuseppe Bettoni«Con la pubblicazione del bilancio sociale 2025, cui i ragazzi del liceo artistico Boccioni hanno dato una innovativa chiave interpretativa, vogliamo contribuire a rendere più umano il tessuto sociale e ridurre le diseguaglianze che segnano anche il nostro Paese». Così padre Giuseppe Bettoni nella sua introduzione, valorizzando il contributo di Alice Bighini e Teresa Baccalini, le due studentesse che hanno realizzato la copertina con jeans e stoffe di recupero cucite insieme a mano. Ben oltre il territorio metaforico, la loro tecnica ha descritto con spiccata sensibilità artistica il lavoro di cura portato avanti dalla Fondazione nel 2025.
«Se l’“arché” per i primi filosofi rappresentava sia il principio primo, generatore del mondo, che il principio conservatore, ciò che mantiene in vita tutto, ecco: tutti noi siamo Arché – ha affermato Il direttore generale Paolo Dell’Oca -. Un “tutti” che è cresciuto di 11 operatrici e operatori rispetto all’anno precedente: sono 87 le persone che lavorano nella Fondazione e che ogni giorno uniscono toppe di umanità diverse per dare origine a una società rinnovata. A queste si aggiunge la scelta di 889 volontari e volontarie (di cui 600 provenienti da attività di volontariato aziendale) di far parte di questa grande rete».
I numeri del servizio
La forza dell’ordito e l’elasticità della trama hanno contribuito al perseguimento dell’obiettivo principale di Arché: affiancare le persone provenienti da situazioni di fragilità che nel 2025 sono state 4706. Educatori e educatrici sono intervenuti su diverse aree: nelle Case d’accoglienza sono stati accolti 43 minori e 25 adulti; i 41 alloggi tra Milano e Roma sono diventati casa per 65 minori e 70 adulti; sul territorio, il servizio di Assistenza Domiciliare Minori ha affiancato 53 minori e 76 adulti; a cui si aggiungono i percorsi di prossimità e la presenza stabile presso gli ospedali di Milano e Roma.
Il 2025 è stato anche l’anno di “Sentirsi a Casa”, l’importante piano di ristrutturazione con cui le Case d’accoglienza sono diventate quattro: Casa Marzia a Roma, Casa Carla a Milano, Casa Adriana a Novate Milanese e Casa Paola a Rho.
Proseguendo l’impegno nelle carceri, in particolare nell’Istituto a Custodia Attenuata per detenute Madri (ICAM) di San Vittore a Milano e nella Sezione Nido della Casa di reclusione di Bollate, la Fondazione ha affiancato 32 minori e 257 donne. Gli interventi si sono sviluppati attraverso i progetti, i percorsi personalizzati dedicati allo svolgimento di lavori di pubblica utilità e tramite la nuova area Carcere-Territorio, che offre supporto esterno a chi accede a misure alternative alla detenzione.

«Quando si dà “casa all’amore ferito”, non ci s’improvvisa, né si indugia al pressapochismo – aggiunge padre Bettoni -. La mission di Arché richiede un costante impegno per adattarsi ai bisogni e ai desideri che emergono nella società. Non è un caso che nei dieci obiettivi per il 2026, oltre all’incremento degli alloggi per l’Housing sociale e al raggiungimento della piena operatività rispetto alla capacità di accoglienza, figurino molti punti dedicati alla formazione, sia per il personale di Arché che per le persone affiancate. Perché, fermo restando il «telaio dell’impianto della nostra Costituzione, i cambiamenti verso la costruzione di un tessuto sociale più equo non possono prescindere dal rafforzamento delle motivazioni e delle competenze con cui questi stessi cambiamenti vengono messi in atto».
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