Formattare lo smartphone Android con un PIN: non è così semplice come sembra
Ha fatto il giro del mondo la vicenda giudiziaria che ha coinvolto Samuel Tunick in seguito a un controllo effettuato dalle autorità statunitensi sul proprio smartphone. Il 24 gennaio 2025, al rientro ad Atlanta dalla Repubblica Dominicana, l’uomo avrebbe fornito agli agenti un codice di sblocco che, secondo gli atti del procedimento, avrebbe provocato il riavvio del Google Pixel in suo possesso e la successiva cancellazione dei contenuti digitali presenti sul dispositivo.
L’operazione sarebbe stata possibile in quanto a bordo del device era presente il sistema operativo alternativo GrapheneOS, particolarmente incentrato sulla privacy. Tralasciando gli aspetti giuridici, il caso ha riportato l’attenzione sulle funzioni di sicurezza offerte dai dispositivi Android e, più in generale, sul modo in cui la protezione dei dati può cambiare il comportamento di uno smartphone in determinate circostanze.
Prendendo spunto da questo episodio, i colleghi di MakeUseOf hanno provato a replicare il comportamento di GrapheneOS su un Samsung Galaxy Note 20 Ultra. Il test è risultato meno semplice del previsto dato che il sistema al momento supporta solo alcuni modelli di smartphone, da cui restano esclusi i dispositivi Galaxy con a bordo un processore Exynos. Per farlo si sono quindi rivolti ad un’applicazione open source alternativa, denominata DuressKeyboard, che non ha però funzionato come previsto.
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