Le Province rivendicano un ruolo più forte nella programmazione degli investimenti pubblici e nelle prossime politiche di coesione. È questo il punto centrale dell’incontro tra il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione Tommaso Foti e il presidente dell’Unione delle Province d’Italia (UPI) Enzo Lattuca, durante il quale è stata condivisa la necessità di valorizzare l’esperienza maturata dagli enti provinciali nell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Il confronto arriva in una fase decisiva per il futuro degli investimenti europei e nazionali. Il PNRR italiano deve essere completato entro il 2026 e il meccanismo europeo della Recovery and Resilience Facility lega l’erogazione delle risorse al raggiungimento di specifici traguardi e obiettivi. La capacità amministrativa degli enti territoriali rappresenta quindi un elemento determinante per trasformare le risorse disponibili in interventi concreti sui territori.
Secondo quanto riferito da Foti al termine dell’incontro, le Province hanno avuto una funzione essenziale nell’attuazione del PNRR, non soltanto per il raggiungimento dei target direttamente assegnati, ma anche per il supporto garantito ai Comuni attraverso le Stazioni appaltanti provinciali. Un’attività particolarmente rilevante per i piccoli enti locali, spesso chiamati a gestire procedure complesse senza disporre di adeguate strutture tecniche e amministrative.
Province PNRR, oltre 1.600 opere per 2,9 miliardi di euro
Il bilancio presentato da UPI evidenzia la dimensione dell’impegno delle Province. Secondo i dati illustrati dal presidente Lattuca, gli enti provinciali hanno completato nei tempi previsti oltre 1.600 interventi per un valore complessivo di 2,9 miliardi di euro. Le opere hanno riguardato principalmente l’edilizia scolastica delle scuole secondarie superiori, con interventi di realizzazione, messa in sicurezza ed efficientamento energetico degli edifici e delle palestre.
Il dato si inserisce nel quadro di un PNRR che rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui l’Italia sta finanziando riforme e investimenti destinati a rafforzare la crescita, la transizione digitale e quella ambientale, oltre alla coesione sociale e territoriale. Il Piano italiano prevede infatti interventi articolati in diverse missioni, tra cui quelle dedicate all’istruzione, alla ricerca, alle infrastrutture, alla digitalizzazione e all’inclusione e coesione.
Accanto agli interventi realizzati direttamente, emerge poi il ruolo delle centrali uniche di committenza provinciali. Secondo la banca dati degli appalti delle Province citata da UPI, le CUC provinciali hanno gestito oltre 2.500 gare legate al PNRR per conto dei Comuni. Un’attività che, nella lettura dell’associazione, conferma la trasformazione della Provincia in una struttura di coordinamento e supporto tecnico a disposizione degli enti territoriali, soprattutto di quelli di minori dimensioni.
È proprio su questo modello che UPI chiede ora un riconoscimento istituzionale. L’obiettivo è fare in modo che l’esperienza maturata durante il PNRR non rimanga circoscritta alla gestione delle risorse del Piano, ma diventi parte integrante della futura architettura delle politiche pubbliche per gli investimenti.
La richiesta di UPI per le prossime politiche di coesione
Durante il confronto con Foti, Lattuca ha quindi posto al centro la necessità di riconoscere formalmente alle Province una funzione nella prossima programmazione delle politiche di coesione. La richiesta riguarda in particolare la pianificazione e la programmazione strategica degli interventi, ma anche la capacità di accompagnare concretamente la realizzazione delle opere sui territori.
La questione assume particolare rilievo alla luce della programmazione europea 2021-2027 e della necessità di assicurare una maggiore capacità di attuazione degli investimenti. In questo scenario, secondo UPI, le Province possono rappresentare un punto di raccordo tra la programmazione nazionale e le esigenze dei territori, sostenendo i Comuni nella progettazione, nelle procedure di gara e nella realizzazione degli interventi.
Il confronto tra Foti e UPI si è concluso in un clima definito positivo dalle parti ed è destinato a proseguire anche nel negoziato sul prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea. Il ministro ha espresso l’auspicio di un nuovo protagonismo delle Province, una posizione già manifestata anche in sede europea della Conferenza Stato-Città.
Il ministro ha espresso l’auspicio di un nuovo protagonismo delle Province, una posizione già manifestata anche in sede europea della Conferenza Stato-Città. Il percorso di riforma delle Province si intreccia così con la necessità di definire competenze, risorse e responsabilità adeguate alle nuove funzioni che gli enti provinciali sono chiamati a svolgere.
La sfida, dunque, non riguarda soltanto la conclusione del PNRR entro le scadenze europee, ma anche ciò che verrà dopo. Se l’esperienza maturata nella gestione degli investimenti sarà tradotta in un riconoscimento stabile, le Province potrebbero diventare uno degli snodi della prossima stagione della programmazione pubblica, mettendo a disposizione dei territori competenze, strutture e capacità amministrativa. È questo il passaggio che UPI intende ottenere: trasformare il ruolo svolto nel PNRR in una funzione riconosciuta nella futura politica di coesione.
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