Francesco Sette: «All’ESRF abbiamo cambiato il modo di vedere la materia, la vita e gli organi umani»

Maggio 05, 2026 - 11:21
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Francesco Sette: «All’ESRF abbiamo cambiato il modo di vedere la materia, la vita e gli organi umani»

Ci sono infrastrutture che producono risultati e poi ce ne sono alcune che cambiano il perimetro stesso del possibile. L’ESRF appartiene a questa seconda categoria. 

Nel corso di un press tour a Grenoble organizzato da UGIS – Unione Giornalisti Italiani Scientifici, Rossella Guido intervista Francesco Sette, fisico della materia e protagonista di una delle stagioni più importanti nella storia dell’ESRF. In questa conversazione emerge il significato scientifico dell’upgrade che ha portato all’ESRF-EBS e il valore culturale e strategico di una grande infrastruttura europea condivisa.
Dalla struttura atomica dei materiali fino alla tomografia degli organi umani, un filo conduttore unico verso nuove frontiere della conoscenza

La versione completa dell’intervista è disponibile su YouTube.


GRENOBLE — L’ESRF è uno di quei luoghi in cui la ricerca europea smette di essere un’idea astratta e prende la forma concreta di una macchina, di una comunità scientifica, di una visione di lungo periodo. Per capire che cosa rappresenti oggi questa infrastruttura bisogna ascoltare anche chi ne ha attraversato le trasformazioni più profonde.

Francesco Sette, fisico della materia, già direttore della ricerca e poi direttore generale dell’ESRF, ha accompagnato uno dei passaggi più importanti della storia del centro di Grenoble: quello che ha portato all’ESRF-EBS, la nuova generazione della facility che ha ridefinito standard e possibilità della luce di sincrotrone in Europa.

Professor Sette, lei ha accompagnato l’ESRF in una delle sue trasformazioni più importanti. Guardando oggi questa infrastruttura, qual è l’eredità scientifica e culturale che sente più sua?

Francesco Sette: Il mio background è quello di uno scienziato della struttura della materia. Ho sempre visto nei raggi X emessi dalla luce di sincrotrone uno strumento unico per studiare la materia con risoluzione atomica, e quindi per capire ciò che determina caratteristiche e funzioni dei materiali, dai sistemi per la catalisi alle batterie, fino alla materia biologica e alle proteine.

Se penso all’eredità di questi anni, credo che stia proprio nell’avere contribuito a far fare all’ESRF un salto di scala: non solo capire dove si trovano gli atomi in una struttura, ma vedere come questa organizzazione si sviluppa gerarchicamente in sistemi sempre più complessi. È lì che la ricerca diventa davvero trasformativa, perché apre la strada a una comprensione più profonda della materia, della vita e dei processi funzionali.

L’ESRF è spesso raccontato attraverso numeri straordinari: fasci di raggi X, linee di luce, pubblicazioni, utenti internazionali. Ma qual è, secondo lei, il modo più semplice per spiegare a un pubblico non specialista perché questo luogo è importante?

Francesco Sette: Direi che l’ESRF è importante perché rende possibile vedere ciò che altrimenti non potremmo vedere. La posizione degli atomi, l’organizzazione della materia, la struttura delle proteine, il funzionamento di sistemi complessi: tutto questo ha implicazioni enormi in campi molto diversi, dalla chimica alla biologia, dai materiali all’energia.

Ma c’è anche un altro aspetto. L’ESRF è nato come infrastruttura europea condivisa, pensata per rendere possibili applicazioni che i singoli Paesi, da soli, non avrebbero potuto permettersi. È un modello molto europeo: mettere insieme risorse, competenze e visioni per costruire qualcosa che nessuno riuscirebbe a realizzare individualmente, non solo per ragioni economiche ma anche culturali.

Lei ha vissuto l’ESRF da scienziato, direttore della ricerca e poi direttore generale. Come cambia lo sguardo quando si passa dal fare scienza al creare le condizioni perché migliaia di altri ricercatori possano farla?

Francesco Sette: Cambia molto, perché non si tratta più soltanto di produrre risultati scientifici in prima persona, ma di costruire un ambiente in cui la ricerca degli altri possa esprimersi al massimo livello. Significa pensare non solo agli strumenti, ma alla qualità della visione, alla sostenibilità delle scelte, alla capacità di anticipare il passo successivo.

Negli ultimi quindici anni era diventato chiaro che il grande salto da fare non fosse più semplicemente capire la struttura atomica della materia, ma coglierne l’organizzazione funzionale a scale diverse: dalle proteine fino alla cellula, dalle reti neurali alle batterie, dai processi di sequestro della CO₂ alla produzione di idrogeno. Guidare una struttura come l’ESRF significa proprio creare le condizioni perché queste domande possano essere affrontate.

L’ESRF-EBS è stato completato rispettando tempi e budget, in un contesto molto complesso. Qual è stata la sfida manageriale più difficile: la tecnologia, le risorse, il consenso interno, oppure la capacità di tenere insieme tutto questo?

Francesco Sette: In una trasformazione di questa portata, la vera sfida è sempre riuscire a tenere insieme tutto: la visione scientifica, la fattibilità tecnologica, le risorse, i tempi, la coesione interna. Un’infrastruttura come questa non evolve per compartimenti separati. Ogni passo tecnico ha implicazioni organizzative, ogni scelta strategica deve essere condivisa, ogni obiettivo scientifico richiede capacità di esecuzione.

Il fatto che questa nuova macchina sia stata costruita tra il 2018 e il 2020 e sia diventata un nuovo standard internazionale dimostra che quel passaggio è riuscito. Oggi tutti i centri di luce di sincrotrone guardano ai concetti sviluppati qui all’ESRF, e questo forse è il segno più concreto del lavoro fatto.

Quali sono state le scoperte o le applicazioni che, più di altre, le hanno fatto pensare: “Ecco, questo è il motivo per cui vale la pena investire in una grande infrastruttura di ricerca”?

Francesco Sette: In questo momento, l’applicazione che ha colpito di più la comunità scientifica è la tomografia in contrasto di fase applicata agli organi umani interi. È qualcosa che ha rivoluzionato il livello di dettaglio della nostra conoscenza di questi organi senza dover ricorrere a sezionamenti materiali, ma ricostruendoli virtualmente in tre dimensioni con una precisione mai raggiunta prima.

Possiamo quasi dire che si tratta di una rivoluzione paragonabile a quella di Leonardo, quando nel Cinquecento cominciò a introdurre nello studio anatomico una procedura scientifica di osservazione e classificazione del corpo umano. Siamo ancora all’inizio, ma è uno di quei risultati che mostrano con chiarezza perché abbia senso investire in una grande infrastruttura di ricerca.

Dopo tanti anni alla guida dell’ESRF, c’è un momento preciso, magari non pubblico, magari dentro la sala di controllo o davanti a una linea di luce, in cui ha capito che stavate davvero entrando in una nuova fase della storia della scienza europea?

Francesco Sette: Più che un singolo momento, direi che la consapevolezza è maturata quando è diventato evidente che le nuove macchine ci stavano portando oltre la semplice descrizione delle strutture. Stavamo entrando in una fase in cui sarebbe stato possibile creare immagini capaci di spiegare il funzionamento di oggetti complessi.

Penso soprattutto a due frontiere. La prima è quella dei “film cellulari”: la possibilità di osservare, in futuro, l’attività coordinata dei processi all’interno delle cellule. La seconda è la comprensione tridimensionale delle reti neurali con risoluzione sinaptica. In entrambi i casi, non si tratta solo di raccogliere più dati, ma di cambiare il tipo di conoscenza che possiamo ottenere, e quindi anche il tipo di futuro scientifico e tecnologico che possiamo immaginare.

Francesco Sette racconta l’ESRF come si raccontano i luoghi che hanno segnato una soglia: non soltanto come centri di eccellenza, ma come spazi in cui la ricerca europea ha imparato a vedere di più e a pensare più in grande.

Nel suo sguardo, la luce di sincrotrone non è soltanto uno strumento sofisticato, è il punto in cui fisica, biologia, tecnologia e immaginazione scientifica si incontrano. 

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