Garlasco, consulenti dei pm: “In Usa e Svizzera ‘traccia 33’ sarebbe di Sempio”

Maggio 12, 2026 - 15:20
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Garlasco, consulenti dei pm: “In Usa e Svizzera ‘traccia 33’ sarebbe di Sempio”

Secondo i consulenti della Procura di Pavia sarebbe stato più semplice in “ambito internazionale” attribuire con maggiore certezza la ‘traccia 33’ dentro la casa dove è stata uccisa Chiara Poggi ad Andrea Sempio perché in “alcuni Paesi” del mondo, come “Svizzera, Gran Bretagna” o “Stati Uniti e Canada“, lo “standard numerico” di “minuzie” per identificare correttamente un’impronta si “abbassa notevolmente” rispetto a quello previsto dalla “giurisprudenza italiana” e, in alcuni casi, non è nemmeno richiesto un “numero minimo di punti d’identità”. Lo hanno scritto il comandante del Ris di Messina, tenente colonnello Gianpaolo Iuliano, e il dattiloscopista-criminologo, Nicola Caprioli, in una “nota tecnica” del 4 marzo 2026 che i pm Napoleone-Civardi-De Stefano-Rizza hanno depositato agli atti del fascicolo per omicidio volontario pluriaggravato nell’inchiesta sul delitto di Garlasco.

Nelle 169 pagine di riflessioni, fotografie e documentazione, che seguono la consulenza vera e propria (già depositata oltre un anno fa), i due esperti rispondono alle numerose obiezioni sulla possibilità di attribuire correttamente la ’33’ repertata sul muro destro della scala della villetta di via Pascoli, dove fu trovato il cadavere di Chiara Poggi. Obiezioni che sono state rivolte a loro dai consulenti di parte di Andrea Sempio, il generale Luciano Garofano e il dattiloscopista Luigi Bisogno, e quelli della famiglia Poggi, l’esperto di impronte Calogero Biondi e l’ex agente della Scientifica, Dario Redaelli. In particolare Iuliano-Caprioli affermano che è stato un loro “diritto” e persino un “dovere etico e deontologico” esprimere un “giudizio di identificazione e/o esclusione” sulla ‘traccia 33’ rispetto ad Andrea Sempio “prescindendo dalla giurisprudenza di riferimento” in materia di minuzie che invece sarà “ovviamente” oggetto dell’eventuale processo nel contraddittorio. 

 In Italia è, o è stata, “prassi” fino “a poco tempo fa” dividere le impronte fra “utili” e “non utili” per una “identificazione personale” sulla base del numero di minuzie: almeno 16-17, secondo la Cassazione, mentre in quella attribuita ad Andrea Sempio ne sarebbero state trovate 15. Un numero comunque contestato dalle difese dell’indagato e quella della famiglia Poggi che parlano di una serie di artefatti ed errori interpretativi fra la traccia sul muro della villetta di via Pascoli e l’impronta di Sempio repertata sui cartellini. “Pensiamo che siano state interpretate come minuzie alcune pieghette cutanee e che dimostrerebbero invece che Sempio non c’entra nulla” afferma a LaPresse l’ex poliziotto Dario Redaelli, secondo cui la dimostrazione dell’errata attribuibilità al 38enne starebbe anche nell’assenza lungo la traccia sul muro di altre minuzie che sicuramente Sempio possiede ma che non si trovano invece nelle fotografie del muro che, nel 2007, venne trattato con la ninidrina e l’intonaco grattato per analizzarlo con i test per l’emoglobina e la presenza di sangue dando esisto negativo. I consulenti dei pm di Pavia sottolineano invece che in un “contesto più propriamente scientifico” e non giudiziario, il numero di minuzie non è l’unico criterio da utilizzare.

Perché la “giurisprudenza” non si rivolge agli “operatori tecnici” ma alle “Corti” che devono decidere se assolvere o condannare una persona sulla base del “contesto” e non solo “dell’elemento scientifico”. Iuliano e Caprioli citano le modalità di lavoro nei 49 laboratori che in Europa si occupano degli accertamenti dattiloscopici, di cui 9 in Italia per il Racis dei carabinieri e la polizia scientifica. Dei 32 che utilizzato il solo “approccio numerico” alle minuzie, e non altri approcci come quello “olistico”, “misto” (quantitativo e qualitativo) e “probabilistico”, solo 4 utilizzato il criterio delle 16 minuzie per identificare un soggetto, 21 usano 12 minuzie, 5 laboratori usano 10 minuzie e 2 laboratori usano 8 minuzie. I consulenti della pubblica accusa hanno anche passato in rassegna gli atti di indagine su Garlasco del Ris di Parma del 2007 per dimostrare come numerose “impronte digitali” (incluse quelle di Alberto Stasi, ad esempio, sul dispenser o sui cartoni della pizza mangiate da lui con Chiara Poggi la sera prima del delitto) siano state attribuite con numeri inferiori a 16 di minuzie. 

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