Il Paese rischia il blocco per il caro gasolio

Se la protesta degli autotrasportatori si salda con quella di agricoltori e dei pescatori il paese si blocca. È già successo in Francia, può succedere in Italia, le avvisaglie sono in quello che sta succedendo nel sud Italia. Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata sono già interessate a proteste e blocchi stradali da parte degli autotrasportatori inferociti per i continui aumenti del gasolio. La mobilitazione partita spontaneamente ora si è diffusa e proprio a partire da oggi e fino al 20 ottobre comporterà il blocco dei mezzi pesanti con conseguente disagio alla logistica, alla rete di distribuzione dei carburanti e al rifornimento dei supermercati. Code ai distributori si vedono già in Puglia e Calabria dove la protesta degli autotrasportatori si somma a quella dei lavoratori ex Ilva che avevano bloccato l’accesso alle raffinerie. È tutto il mondo che si muove su gomma strangolato dall’impennata dei costi del gasolio il cui prezzo medio ha superato i 2,20 euro al litro, con punte attorno a 2.24 e fino a 2,60 in autostrada.
I primi sono stati gli agricoltori che da mesi denunciano come insostenibili i costi per il carburante a cui si aggiungono quelli per i fertilizzanti, a ruota è stata la volta dei pescatori che nei principali porti del paese hanno bloccato l’uscita delle barche. Più che per protesta, dicono, per necessità perché con questi costi non vale proprio la pena uscire in mare. Analogo ragionamento fanno gli agricoltori che in ampie zone del Paese rinunciano alle semine ritenute non più vantaggiose. Risposte dal governo? Zero, il tavolo per l’autotrasporto è convocato al Ministero per il 27 ottobre, dieci giorni dopo l’inizio della protesta e dopo mesi che l’intero comparto segnalava le difficoltà. E allora si scende in piazza. Trattori fermi ai caselli autostradali strategici in Puglia, manifestazioni a Palermo davanti al Palazzo dei Normanni, per il 22 ottobre previsto il blocco dello Stretto di Messina con il coinvolgimento di un centinaio di pescherecci, la Strada Statale 106 Jonica è stata interessata già ieri da proteste e blocchi. La manifestazione è arrivata anche a Roma dove i primi manifestanti si sono visti sotto le finestre di Palazzo Chigi. I distributori chiusi per mancato approvvigionamento, gli scaffali vuoti nei supermercati in Puglia e Calabria sono le prime avvisaglie di quello che può succedere, una preoccupazione che fa dire al presidente di Confcooperative Agroalimentare Raffaele Drei che “occorre evitare che la protesta finisca per penalizzare produzioni che per loro natura non possono attendere, come frutta e verdura: ritardi nelle consegne possono compromettere la qualità dei prodotti e vanificare il lavoro delle aziende agricole durante un’intera stagione”. C’è poi la preoccupazione relativa all’ordine pubblico, con il nuovo decreto sicurezza i blocchi stradali sono reato penale, si rischia l’arresto. Lo sanno bene gli autotrasportatori che, per ora, sino limitati a “intralciare “il flusso automobilistico senza bloccarlo, ma se, come probabile la protesta si inasprirà non è certo si possano evitare espressioni più forti. Anche in questo caso il Ministro Lollobrigida si limita a un laconico “comprendo le ragioni della protesta ma ricordo che il blocco delle merci e della viabilità sono illegali”. Ma il grosso della protesta deve arrivare e sarà proprio il frutto della saldatura tra chi produce e chi trasporta, agricoltori, pescatori, autotrasportatori condannati dall’inerzia del governo ma anche dalle politiche che nel corso degli anni hanno impedito che si lavorasse a un’alternativa al trasporto su gomma.
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