Gli effetti del super El Niño colpiranno 347 milioni di bambini di 100 Paesi

Una “cartolina dal futuro” sta arrivando con vent’anni d’anticipo, e non è quella che vorremmo vedere. Nei prossimi mesi il super El Niño in corso spingerà le temperature medie globali sulla terraferma fino a 1,2 °C sopra la norma, portando già oggi condizioni di caldo che, a causa della crisi climatica, potrebbero diventare abituali tra due decenni. Il costo umano stimato dal Climate Impact Lab dell’Università di Chicago è enorme: 451mila morti in eccesso in nove mesi dell’evento, tra giugno 2026 e febbraio 2027. E a pagarne le conseguenze peggiori sono ovviamente le fasce sociali più deboli, come quelle dell’infanzia.
Secondo i nuovi dati messi in fila dall’Unicef, il super El Niño in corso si candida a diventare uno dei più intensi mai registrati, esponendo oltre 347 milioni di bambini in quasi cento Paesi e territori a piogge o siccità insolite già tra ottobre e dicembre. Il riscaldamento di alcune zone dell’oceano Pacifico sta infatti alterando i sistemi meteorologici su scala globale, aumentando il rischio di gravi inondazioni e prolungate carenze idriche, con ricadute che vanno dalla malnutrizione alla diffusione delle epidemie, dagli sfollamenti alla chiusura delle scuole.
Per questo l’Unicef invita Governi e donatori ad agire prima che gli impatti raggiungano il picco. Le previsioni offrono infatti mesi di anticipo per preparare le comunità più vulnerabili, ma la prevenzione continua a raccogliere meno dell’1% dei finanziamenti umanitari mondiali.
«Per i bambini, El Niño è ben più di un semplice fenomeno meteorologico. Può significare un aumento degli sfollamenti, della malnutrizione, della carenza idrica e delle epidemie. I bambini rischiano inoltre la chiusura delle scuole, mentre le famiglie potrebbero trovarsi ad affrontare ulteriori difficoltà finanziarie – afferma Catherine Russell, direttrice generale dell’Unicef – Con oltre 347 milioni di bambini che vivono in aree in cui si prevedono condizioni più secche o più piovose a causa di El Niño, dobbiamo agire subito per proteggere le comunità e i bambini».
La quota più consistente di minori esposti vive nell’Asia e nel Pacifico, dove se ne contano 190 milioni. Seguono l’Africa orientale e meridionale e l’America Latina e i Caraibi, entrambe con 41 milioni; l’Europa e l’Asia centrale con 22 milioni; il Medio Oriente e il Nord Africa e l’Africa occidentale e centrale, con 20 milioni ciascuna.
Gli effetti varieranno fortemente da un’area geografica all’altra. In Colombia, Figi, Papua Nuova Guinea e Filippine sono attese condizioni più secche, capaci di alimentare la siccità agricola e la scarsità d’acqua, aggravando gli sfollamenti e la malnutrizione acuta. Nel Grande Corno d’Africa, soprattutto in Somalia, le piogge superiori alla norma potrebbero invece provocare inondazioni fluviali e improvvise, favorire le malattie trasmesse dall’acqua e interrompere la frequenza scolastica.
Dove alla crisi climatica si sommano guerre, sfollamenti e servizi essenziali già fragili, El Niño può trasformarsi in una minaccia diretta alla sopravvivenza. È il caso di Paesi come Afghanistan e Ciad, nei quali l’aumento della fame e della malnutrizione colpirebbe popolazioni infantili già estremamente vulnerabili.
Il rischio non riguarda soltanto la salute. Gli eventi meteorologici estremi possono aumentare la separazione dalle famiglie, la violenza, lo sfruttamento e i matrimoni precoci: durante la siccità del 2022 nel Corno d’Africa, questi ultimi sono cresciuti in media del 119% nelle zone etiopi colpite. Nel 2025 gli eventi legati al clima hanno inoltre interrotto il percorso scolastico di circa 171 milioni di studenti nel mondo, mentre tra il 2016 e il 2023 i disastri meteorologici hanno provocato ogni giorno oltre 20mila sfollamenti di bambini.
El Niño interviene del resto su una vulnerabilità già vastissima: 1,1 miliardi di bambini, quasi la metà della popolazione infantile mondiale, sono oggi esposti ad almeno tre pericoli climatici sovrapposti, come siccità, caldo estremo e inondazioni.
Eppure anticipare gli interventi conviene anche sul piano economico. Secondo i dati riportati dall’Unicef, ogni dollaro investito nella riduzione e nella prevenzione dei rischi di catastrofi può evitare fino a 15 dollari di successivi costi per la ricostruzione. L’organizzazione chiede dunque di finanziare per tempo le misure preventive, rafforzare i sistemi resilienti ai cambiamenti climatici, tutelare i servizi essenziali per l’infanzia e garantire l’accesso umanitario alle comunità colpite.
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