Il Parco ambientale della laguna di Orbetello è ancora una scatola vuota

Istituito per legge ormai un anno e mezzo fa, costituito effettivamente soltanto a luglio 2026 ma ancora non operativo: mentre la laguna continua a soffrire, il nuovo Parco ambientale per lo sviluppo sostenibile della laguna di Orbetello resta per adesso una scatola vuota. E anche quando entrerà in funzione, il suo perimetro d’azione non sarà sufficiente ad affrontare un degrado che nasce ben oltre le sue sponde.
È la denuncia avanzata dal comitato civico Orbetello bene comune (Obc), che il 3 ottobre ha elaborato la petizione Salviamo la laguna di Orbetello, salviamo Orbetello, indirizzata alla Commissione per le petizioni (Peti) del Parlamento europeo. L’iniziativa riconosce il Parco come un primo passo positivo, ma chiede alle istituzioni europee di intervenire perché la sua nascita sia accompagnata da bonifiche, risorse e strumenti normativi capaci di risanare l’intero bacino lagunare.
Con quasi 27 chilometri quadrati di superficie e una profondità media di circa un metro, la laguna costituisce un ecosistema tanto prezioso quanto fragile. È collegata al Tirreno attraverso tre canali artificiali, ma il ricambio naturale delle acque è diventato progressivamente insufficiente a causa dell’interramento e di interventi che, secondo il comitato, non sono stati sostenuti da un’adeguata manutenzione delle infrastrutture né da opere in grado di raggiungere le aree più marginali.
Dagli anni Ottanta gli impianti idrovori installati sui canali e poi potenziati durante la gestione commissariale hanno permesso di forzare la circolazione delle acque nei mesi più critici. Per Obc, però, questo sistema crea soltanto un flusso unidirezionale lento, facilmente contrastato dai venti e incapace di risolvere i fenomeni negativi che interessano i fondali. A rendere più grave la situazione contribuiscono l’aumento dell’evaporazione durante le estati segnate dalla crisi climatica e l’ingresso di nutrienti trasportati dal fiume Albegna.
La proliferazione delle macroalghe viene infatti ricondotta nella petizione alla pressione esercitata nel tempo dagli scarichi civili, dagli apporti provenienti dalla piana agricola intensiva dell’Albegna e dagli impianti di acquacoltura presenti nelle aree limitrofe. Dagli anni Settanta sono così diventate più frequenti le crisi di ipossia e anossia, col crollo dell’ossigeno disciolto nell’acqua, le morie di pesci e le conseguenze per la popolazione legate ai miasmi e alle invasioni di chironomidi.
È proprio qui che emergono i limiti del nuovo Parco. La legge nazionale n. 11 del 24 gennaio 2025 ne concentra l’attività sulla tutela dell’ecosistema lagunare, sulla prevenzione dell’anossia e delle morie ittiche, prevedendo interventi per raccogliere e trattare le biomasse algali, manutenere canali e infrastrutture, riqualificare l’ambiente e monitorare le acque.
Il suo ambito territoriale non comprende però il corso dell’Albegna, i terreni agricoli e i centri abitati di Orbetello e Monte Argentario. Restano dunque fuori proprio alcune delle aree dalle quali arrivano le pressioni che incidono sull’equilibrio della laguna. «Il Parco – si legge nella petizione – costituisce sì un presupposto essenziale, ma da solo a nostro avviso non è in grado di affrontare tutte le problematiche esistenti e più volte evidenziate dai cittadini, in particolare quelle di bonifica, che richiedono interventi ulteriori e complementari».
Il comitato richiama infatti anche la presenza del Sito d’interesse nazionale (Sin) di Orbetello e sostiene la necessità di risanare l’area contaminata da metalli pesanti e scarti dell’ex polo industriale, con una presenza di mercurio che interesserebbe le acque lagunari. Il territorio, sintetizza Obc, è stato storicamente «usato» anziché gestito, mentre gestioni commissariali e accordi tra Regione Toscana e Comune non sono riusciti a invertire il degrado.
La nuova petizione riprende una mobilitazione che ha radici lontane: già nel 1993, ricorda il documento, cinquemila cittadini si rivolsero alle autorità nazionali. Oggi il comitato chiede all’Europa di verificare l’attuazione del caso Eu Pilot 6016/13 Envi e, in presenza di inadempienze persistenti, valutare l’apertura di una procedura d’infrazione; sollecita inoltre il riesame della classificazione della laguna come corpo idrico fortemente modificato e la corretta applicazione delle direttive europee su acque, habitat, uccelli e nitrati.
Tra le richieste figurano l’avvio della bonifica del Sin, una gestione dei livelli idrici fondata su evidenze scientifiche indipendenti, l’accesso ai finanziamenti europei e lo stanziamento di risorse per sorveglianza, manutenzione e ripristino ambientale. Obc propone inoltre di valutare per la laguna di Orbetello il riconoscimento di una personalità giuridica propria, seguendo il precedente spagnolo del Mar Menor, in modo da dotare l’ecosistema di una rappresentanza legale capace di agire anche in giudizio per difenderne l’esistenza.
Alla Commissione Peti viene infine chiesto di mantenere aperta la petizione, ascoltare i promotori e valutare una missione sul territorio. Perché dare finalmente vita al Parco è indispensabile, ma continuare a gestire soltanto le emergenze significherebbe lasciare irrisolte le cause che le producono.
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