La lotta contro lo spreco di cibo riparte dalle città

Recuperare le eccedenze alimentari prima che diventino rifiuti e redistribuirle attraverso reti capaci di mettere in relazione amministrazioni, aziende pubbliche e realtà solidali. È su questa sfida concreta che domani, mercoledì 7 ottobre, Livorno, Genova, Torino e Roma metteranno a confronto le rispettive esperienze durante il workshop online Buone pratiche di recupero e ridistribuzione del cibo, in programma dalle 16 alle 18.
L’appuntamento è inserito nell’ambito del programma europeo Interreg Marittimo Italia-Francia, nato per favorire la cooperazione tra i territori che si affacciano sul Mediterraneo. Al centro dell’incontro ci saranno i modelli organizzativi sperimentati nelle quattro città per evitare che alimenti ancora consumabili escano prematuramente dal circuito dell’alimentazione, trasformando la prevenzione dello spreco anche in uno strumento di solidarietà.
Dopo i saluti di Nicola Perini, in rappresentanza di Confservizi Cispel Toscana, di Giovanna Cepparello del Comune di Livorno, e di Aldo Iacomelli in qualità di amministratore unico di Aamps, il workshop sarà introdotto da Francesca Galli dell’Università di Pisa.
Il confronto partirà proprio da Livorno, dove Gabriele Rammairone di Aamps e Irene Mari di Confservizi Cispel Toscana presenteranno l’esperienza di Banco 13, già discussa su queste colonne proprio insieme a Iacomelli; per la città interverrà anche Simone Picchi, in rappresentanza della Caritas livornese.
Lo sguardo si allargherà quindi alle altre realtà urbane coinvolte: Livia Diana illustrerà il lavoro di Recup Roma, Paolo Hutter quello di Repopp Torino e Roberta Massa presenterà la Rete Ricibo di Genova. Esperienze differenti, accomunate dal tentativo di costruire sul territorio filiere più efficaci per intercettare le eccedenze e farle arrivare a chi ne ha bisogno.
A moderare il confronto sarà Claudia Casini di Simurg Consulenze e Servizi. Un’occasione preziosa per esplorare la dimensione cittadina in qualità di terreno dove la lotta allo spreco alimentare può uscire dalle sole dichiarazioni di principio e misurarsi con l’organizzazione, la logistica, la cooperazione e la continuità delle reti di redistribuzione.
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