Grane per Vannacci. Lo scisma lefebvriano arriva nella sede di Fn. E Alemanno è pronto a rilanciare sulle carceri
La scisma lefebvriano, con le scomuniche, è arrivato fino in via in Lucina, nella sede futurista. E quelle di Gianni Alemanno sulle carceri, Abele e Caino, minimizza Edoardo Ziello: “Sono solo opinioni personali”. Roberto Vannacci continua a giocare al rialzo, organizza feste di partito anti gay pride, in spiaggia a Sanremo, “per temprare” la politica, per fare prevenzione e – dice lui – salvare il servizio sanitario nazionale. Ma adesso, dopo le polemiche tra eletti (e non) all’Assemblea nazionale, il generale al contrario deve pure a fare i conti con i primi malumori interni, tra Chiesa e carceri.
Non tutti tra i futuristi hanno gradito infatti la presenza di Mario Borghezio e Lorenzo Gasperini – l’ideologo di Fn dalla sparata facile – in Svizzera, a Écône, alla cerimonia con cui i lefebvriani (c’era anche Forza nuova) hanno ordinato quattro nuovi vescovi, senza mandato pontificio. Con conseguente scomunica da parte del Vaticano. Dice Stefano Ruvolo che “il rispetto della dottrina sociale della Chiesa e i principi contenuti negli atti del Concilio Vaticano II” sono “linee rosse, non valicabili”. E per questo ha scritto al Santo padre, per chiedere udienza e ribadire che non tutti i vannacciani sono fatti così, che va bene “Dio, patria e famiglia”, ma non alla maniera di Gasperini, da cui Futuro nazionale dovrebbe prendere le distanze. Ma chi è Ruvolo? E’ il leader di Patto Italia, movimento politico che si è affiliato a Fn, ma anche il presidente di Confimprenditori, realtà che rappresenta imprese e partite Iva (circa 370 mila, secondo il sito). Ruvolo è stato uno dei primi imprenditori agganciati da Vannacci, attraverso Patto Italia ha donato a Fn circa 18 mila euro. Non solo: le sede del partito vannacciano, in via in Lucina 17 (sono i dirimpettai di Forza Italia), è stata concessa in comodato d’uso proprio da Ruvolo, che ora mette linee rosse e, non è da solo, vorrebbe la testa degli scissionisti lefebvbriani.
I vannacciani fischiettano, non commentano, ridimensionano. Un po’ come è accaduto con Gianni Alemanno, l’ex sindaco di Roma, l’ex ministro dell’Agricoltura, uscito da Rebibbia un paio di settimane fa. La destra storica, e uno dei suoi leader, al servizio del futuro (nazionale) e della remigrazione. Il generale al contrario, e i suoi, sono andati a prenderlo, ci sono andati a cena la sera stessa per festeggiare la ritrovata libertà. Solo che qualche militante pare non abbia apprezzato. Sono pur sempre quelli di ordine e disciplina. C’è chi ha ricordato che Alemanno non è esattamente il nuovo che avanza. E poi, l’ex sindaco – iscritto all’associazione Nessuno tocchi Caino – l’ha detto chiaramente: chiede l’indulto, si appresta a portare avanti una battaglia sull’emergenza carceraria e vuole istituti che possano rieducare. E’ in arrivo, ad agosto, anche il suo libro: “Dal profondo del cuore”. Vannacci invece, è noto, ha una visione un po’ meno riabilitativa della pena, vuole buttare le chiavi, vuole “che Caino marcisca in carcere”. Così, ha detto Ziello al Foglio, non resta che derubricare il pensiero di Alemanno a “opinioni personali. Quello che pensa il generale Vannacci è chiaro”. E’ sempre così che si comincia. In attesa del programma futurista, che ancora non c’è.
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