Gucci, Hermès e Louis Vuitton, il lusso è passato di moda: bruciati 300 miliardi in Borsa. E i colossi ora tremano
Gucci, Hermès e Louis Vuitton, il lusso è passato di moda
Il lusso non è più di moda e in Borsa zoppica. Secondo Reuters, quest’anno, la capitalizzazione delle prime 10 aziende del settore sarebbe scesa di 300 miliardi di euro. La trimestrale di Lvmh, il super conglomerato francese di marchi del lusso, ne è la prova con il segmento di moda e pelletteria in ribasso del 5% e i ricavi in Cina in calo del 15%. E anche per gli altri gruppi quotati le previsioni sono simili a causa della debolezza della Cina e, in misura minore, del rallentamento degli Stati Uniti.
I quattro grandi gruppi europei, Lvmh, Hermès, Kering e Richemont, hanno visto il loro valore in Borsa quasi dimezzarsi rispetto ai livelli raggiunti intorno al 2024. L’azienda più grande, Lvmh, ha perso quasi il 40% quest’anno, sottoperformando rispetto ai suoi concorrenti nel settore del lusso. Un crollo che ha anche ridotto il patrimonio azionario del presidente e amministratore delegato del gruppo francese, Bernard Arnault, passato da 278 a 171 miliardi di dollari in un solo anno.
Il crollo delle azioni aveva già portato un mese fa circa al sorpasso in Borsa di Lvmh da parte di L’Oréal, dato che la cosmesi, a differenza di moda e pelletteria, non conosce crisi, almeno per il momento. Anche Hermès soffre, in Borsa ha perso il 38% e Kering non sta meglio: -30%. Kering, che fa capo alla famiglia francese Pinault, fatica a riportare Gucci, il suo marchio più importante, agli antichi fasti nonostante il piano di rilancio messo a punto dall’ad Luca de Meo.
Per Hermès il calo è da attribuirsi, oltre al calo del mercato cinese, anche al taglio dei rating da parte delle grandi banche d’affari non appena la crescita delle vendite ha mostrato i primi segnali di debolezza. Gli analisti temono anche una perdita di esclusività a causa della forte espansione dei prodotti della maison, specialmente negli accessori, che rischia di ridurne nel lungo termine la percezione, rendendo il modello di business più vulnerabile alle recessioni.
Diverso il caso del gruppo Richemont. La società, che ha tra i suoi marchi Cartier e Buccellati, ha tenuto in Borsa registrando solo un meno 1% con una capitalizzazione pari a circa 108 miliardi di euro. Il gruppo è avvantaggiato rispetto ai concorrenti della moda vista la sua forte specializzazione nella gioielleria di alta gamma, un comparto che finora ha risentito meno della contrazione dei consumi globali e della frenata economica in Cina rispetto all’abbigliamento e alla pelletteria.
Anche il gruppo Prada, sebbene meno dei colossi francesi, ha sofferto con il titolo, quotato a Hong Kong, in ribasso fino al 17%. E i risultati del terzo trimestre, che saranno rilasciati il 22 ottobre, secondo gli analisti, potrebbero mostrare nuove difficoltà.
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