H&M, vendite stabili nel Q3. Sale la redditività ma grazie ai dazi

24 Settembre 2026 - 16:25
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H&M Group chiude il terzo trimestre dell’esercizio 2026 con una crescita delle vendite ancora contenuta, ma con un miglioramento più marcato della redditività, mentre sui nove mesi il fatturato è in leggera flessione. Tra giugno e agosto, le vendite hanno raggiunto i 57,2 miliardi di corone svedesi (circa 5,07 miliardi di euro), stabili a +0,3% a cambi correnti (+1% a cambi costanti), mentre nei primi nove mesi si sono attestate a 161,6 miliardi, in calo del 4,4% a cambi correnti (stabili a cambi costanti). Sul fronte della profittabilità, l’utile operativo del terzo trimestre è salito a 6,04 miliardi di corone, dai 4,91 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno, portando il margine operativo al 10,6% dall’8,6 per cento. Nei nove mesi, l’ebit ha raggiunto 13,46 miliardi, in crescita dell’11,9% rispetto ai 12,03 miliardi del 2025, con un margine dell’8,3% contro il 7,1% precedente.

Il miglioramento della redditività trimestrale è tuttavia sostenuto anche da un effetto positivo una tantum. La crescita del margine lordo, passato al 54% dal 52,9%, incorpora infatti un impatto positivo di circa 1,6 punti percentuali legato a dazi e importazioni di merce che avevano incrementato il costo del venduto nei trimestri precedenti. Elemento questo che non ha convinto il mercato che, difatti, ha reagito con vendite del titolo sulla piazza azionaria di Stoccolma. Attualmente le azioni di H&M stanno cedendo oltre due punti percentuali.

Al netto di questo effetto, sia Deutsche Bank sia Barclays stimano un margine lordo intorno al 52,4%, quindi in calo rispetto allo stesso trimestre del 2025 e al di sotto delle attese del consenso.

La performance sottostante del trimestre appare quindi meno brillante rispetto a quanto suggerito dai numeri reported. Deutsche Bank evidenzia come l’utile operativo, depurato dall’effetto positivo legato a dazi e importazioni, si collochi intorno a 5,1 miliardi di corone, sostanzialmente in linea con il consenso. Anche Barclays legge il risultato nello stesso modo: l’ebit reported di 6,04 miliardi è stato significativamente superiore alle attese, ma al netto del beneficio una tantum l’utile operativo risulta solo marginalmente sopra il consenso. A sostenere la redditività è stato soprattutto il controllo dei costi operativi, scesi dell’1% a cambi correnti (-1% a cambi costanti) nel trimestre, mentre le vendite hanno mostrato un’accelerazione ancora limitata.

Sul fronte commerciale, il Q3 ha visto le vendite del marchio H&M crescere dell’1% a cambi costanti, mentre i portfolio brands hanno registrato un incremento del 2% a cambi correnti (+3% a cambi costanti). All’interno di questi ultimi rientrano Cos, Weekday, & Other Stories e Arket, oltre agli altri marchi del portafoglio del gruppo. Escludendo Monki, le vendite dei portfolio brands sono cresciute del 4% a cambi costanti nel trimestre.

Nel periodo dei nove mesi, le vendite dei portfolio brands sono invece diminuite del 6% a cambi correnti (-2% a cambi costanti). Escludendo Monki, che è stato progressivamente dismesso e non dispone più di negozi fisici dal 2026, il dato a cambi costanti è rimasto in linea con i primi nove mesi dell’esercizio precedente. H&M non fornisce nel report una variazione delle vendite separata per ciascun singolo brand, ma indica l’evoluzione della rete: al 31 agosto Cos contava 257 negozi, Arket 59, & Other Stories 65 e Weekday 44.

Con una lente sulle aree geografiche, nel terzo trimestre la crescita è stata trainata dai Paesi nordici, dove le vendite sono aumentate del 7% a cambi correnti (+6% a cambi costanti), e da Asia, Oceania e Africa, con un +1% (+4% a cambi costanti). Le Americhe hanno registrato un +3% (+1%), mentre l’Europa orientale è rimasta stabile a cambi correnti (+1% a cambi costanti). Più deboli invece l’Europa occidentale, a -2% (-1%), e il Sud Europa, a -2% (+1 per cento).

Nei primi nove mesi, i Paesi nordici hanno segnato un +2% sia a cambi correnti sia a cambi costanti, mentre il Sud Europa ha registrato un -3% a cambi correnti (+3% a cambi costanti). L’Europa occidentale ha chiuso a -5% (-2%), l’Europa orientale a -3%, le Americhe a -6% (-1%) e Asia, Oceania e Africa a -8% (+1 per cento). Nel complesso, le vendite del gruppo sono risultate in calo del 4,4% a cambi correnti, mentre a cambi costanti sono rimaste sostanzialmente stabili.

Nonostante la pressione sulle vendite, la redditività del gruppo è migliorata anche sul periodo cumulato. Nei nove mesi l’utile operativo è cresciuto dell’11,9% a 13,46 miliardi di corone, con il margine operativo salito all’8,3% dal 7,1% dello stesso periodo del 2025. I costi di vendita e amministrativi sono diminuiti del 4% a cambi correnti, mentre, escludendo i costi una tantum legati alla riorganizzazione sostenuti nel secondo trimestre, la riduzione dei costi operativi è stata dell’1% a cambi costanti. Secondo quanto riportato dall’azienda, il miglioramento è stato sostenuto dal lavoro sul purchasing, dal controllo dei costi e da una maggiore efficienza operativa.

Anche l’andamento dell’inventario resta un elemento da monitorare. A fine agosto le scorte ammontavano a 39,36 miliardi di corone, in aumento del 3,7% a cambi correnti (+9% a cambi costanti), pari al 17,8% delle vendite degli ultimi dodici mesi contro il 16,4% di un anno prima. H&M attribuisce l’incremento principalmente all’aumento del valore della merce in transito, legato alle disruption della supply chain globale, e alla temporanea riorganizzazione della logistica in Europa. Il gruppo sottolinea comunque che la composizione dello stock è buona. Barclays evidenzia invece il livello delle scorte come uno degli elementi di attenzione, anche nel confronto con l’andamento dell’inventario di Inditex.

Guardando al quarto trimestre, il gruppo ha indicato che i fattori esterni sono attesi “leggermente negativi”, in particolare per l’impatto dei costi di trasporto. H&M prevede inoltre un’incidenza dei markdown modestamente superiore a quella dello scorso anno, anche per effetto della durata più lunga della campagna di novembre e del diverso posizionamento del Cyber Monday. È un’indicazione che, secondo Barclays, rende più difficile attendersi nel quarto trimestre l’espansione del margine lordo prevista in precedenza dal consenso.

Per settembre, H&M prevede vendite in crescita dell’1% a cambi costanti. Il dato conferma una traiettoria commerciale positiva, ma ancora moderata: sia Deutsche Bank sia Barclays sottolineano infatti come l’accelerazione della crescita delle vendite resti limitata. Parallelamente, il gruppo prosegue nel processo di ottimizzazione della rete: al 31 agosto contava 4.023 negozi, 95 in meno rispetto a un anno prima, e per l’intero 2026 prevede circa 90 nuove aperture a fronte di 170 chiusure. Nel trimestre l’online ha rappresentato oltre il 30% delle vendite.

“I nostro lavoro – in particolare nell’ambito degli acquisti, del controllo dei costi e dell’efficientamento delle attività operative – ha contribuito a rendere il business più redditizio. Sebbene le vendite abbiano registrato un andamento positivo nel trimestre, vediamo ulteriori margini di crescita delle vendite in prospettiva”, ha affemato in una nota il CEO del gruppo, Daniel Ervér.

È di ieri la notizia dell’aumento di partecipazione della famiglia fondatrice Persson al 68% del capitale, mossa che alimenterebbe le ipotesi di un ritiro del gruppo dalla Borsa di Stoccolma. Il delisting, secondo gli analisti, sarebbe previsto entro il 2030.

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