I 4 del pullmino: lo Strega tra Bisceglie, Velletri e pure Guadalajara
Se fosse un film sarebbe chiaramente “Quel van per Bisceglie”, altro che treno per Yuma. La polemica della settimana è, per i pochi che non lo sappiano, quella sulle ignobili frasi sessiste forse (forse!) pronunciate da uno dei finalisti al premio Strega, Michele Mari, contro la memoria di Michela Murgia, prontamente riportate ai giornali da un’altra finalista, Teresa Ciabatti.
E veramente, al netto che certe brutte cose sulle donne non si dovrebbero dire, ci mancava solo questa, tra Trump che bullizza la Meloni, la Meloni che va tra gli alpini (al fresco) e l’ondata di caldo torrido, signora mia. Il presunto fattaccio sessista si sarebbe verificato nel tragitto da Salerno, sede del locale festival di letteratura, a Bisceglie, nel van che trasporta i preziosi finalisti, e qui potente ed evocativa è l’immagine di questo van che non so perché immagino scuro, coi vetri pure scuri, che sfreccia su quelle strade invece assolate e accecanti, di borgo in borgo, di piazza in piazza, nel meraviglioso nostro sud irredimibile; un po’ tipo vecchia pubblicità Barilla, dove c’è Barilla c’è casa.
Ma qui dove c’è polemica c’è casa, non avevamo fatto a tempo a posizionarci sul caso della settimana scorsa sul sionismo di Erri De Luca, che ecco, nemmeno si è arrivati alla prossima tappa e c’è un nuovo scandalo. Altro film, Erri ti presento Murgia, basta con Gaza, con ‘sto caldo si punta sul vecchio rinfrescante femminismo. Intanto il presidente del premio Strega, Stefano Petrocchi, ha annunciato che non è possibile eliminare Mari perché il regolamento non lo prevede. Serve dunque riformarlo? Non Mari, il regolamento. Introdurre magari il reato di antimurgismo? Addirittura antimurgismo stradale, dunque con aggravanti, come l’omicidio stradale?
Ma forse non è necessario ricorrere a un nuovo reato, basta col panpenalismo, e basta attendere, siam pronti alla prossima, di polemica, mentre questo van nero sfreccia tra li mejo festival, ognuno con la sua specialità locale ormai. Dei libri non frega niente a nessuno, lo Strega non vende più come un tempo, e giustamente ci si ingegna con altri mezzi. D’inverno ci sono i saloni, tra Torino e Roma, d’estate la polemica non vuoi spostarla sulle nostre belle coste? Metti una polemica sotto l’ombrellone. A Polignano due anni fa c’era stato Sangiuliano con la Boccia, a Salerno c’è Erri (da non confondere con Vincenzo) De Luca, a Bisceglie l’incontro si è tenuto nella splendida cornice delle Antiche Segherie Mastrototaro, una bellissima libreria fondata da un signore illuminato che produce anche squisiti sottolio.
Ma a bordo i quattro rivali, tra una tappa e l’altra, che faranno, dopo tutte quelle magnate e i sottolio? Quando come tutti partecipai con scarsi risultati allo Strega (tutti in Italia prima o poi partecipano allo Strega), bocciato fantozzianamente alle prime fasi, ricordo un vecchio saggio che mi disse forse per consolarmi: lo Strega è tutta una questione di digestione. Resiste chi ha uno stomaco d’acciaio. E’ che mangi un sacco, nel famigerato tour. Quel genere di cibo delle presentazioni. Prosecco caldo. Taralli. E sottoli. E poi stai un sacco di tempo sul pulmino con gli altri. E su questo pulmino che fanno i poveri finalisti? Chiacchierano, sonnecchiano, si odiano. Si lasciano andare. Sbagliando. Bisogna stare invece all’erta. Taci, il finalista ti ascolta. A proposito, avranno fatto la disinfestazione per eventuali cimici?
Che poi: con queste temperature, avrà almeno una buona aria condizionata codesto pulmino? Ci sarà qualcuno che ha la cervicale e la vuole invece spenta (di solito le donne, per buttarla sempre sul sessismo)? Sul fatale pullmino mancavano Alcide Pierantozzi e Bianca Pitzorno, che proseguono con altri mezzi (forse stravolti da trigliceridi e transaminasi, o forse astuti, in auto o treno). Che poi questo pullmino spero sarà almeno di quelli con gli interni in pelle, quelli dei vip, col portellone che scorre, e non quelli invece un po’ più grandicelli, che ballano in curva, da gita scolastica. Lì oltre all'Alka-Seltzer serve pure la Xamamina.
E alla fine chi arriverà vivo alla finale dell’8 luglio? Che poi quest’anno la cerimonia, invece del tradizionale Ninfeo di Valle Giulia, è stata spostata al Campidoglio. Ma non era meglio a questo punto cambiare proprio format? Con il van che si ferma davanti a casa del vincitore. E il conduttore-chef Petrocchi con la sua aria da oste bonario che annuncia: il vincitore di quest’anno di “Quattro finalisti” è… E poi le motivazioni del premio: “Ho molto apprezzato i suoi malloreddus al sugo di femminismo, mi hanno ricordato molto certi piatti della tradizione sarda, a cui ho dato il bonus”. Sarebbe bello vedere anche il momento di confronto tra i quattro concorrenti che si son votati a vicenda (senza gli altri due, consideriamo solo i finalisti sul pullmino).
“Io al tuo piatto ho dato tre, sai, non è che non mi sia piaciuto, ma l’ho trovato un po’ troppo patriarcale”. Risponde un altro: “Alla tua autofiction ho dato quattro, il romanzo italiano è un’altra cosa, e l’impiattamento non mi ha proprio convinto” (Tra l’altro I convitati di pietra, il romanzo del finalista anti-murgista, racconta la storia di cene di classe dove gli ex compagni spariscono uno a uno). Ma a proposito, adesso, Mari venderà di più? Di meno? Sarà amato dalla destra? Diventerà il libro dell’estate al Twiga e a Viareggio, la spiaggia di Vannacci? Diventerà il suo ghost writer?
Comunque a ogni tappa ci vorrebbe Petrocchi che annuncia: ‘a ristoratori: quanto avemo speso? Il mio voto può confermare o ribaltare il risultato! Il suo e quello dei misteriosi “Amici della domenica”, un elenco di ghiottoni che cambia ogni anno, con gli Istituti di Cultura all’estero che votano pure, ma non tutti, e nessuno sa bene quali sono di anno in anno. Al vincitore dovrebbero poi regalare, come in “4 ristoranti”, anche un antifurto Verisure (guarda che è capitato al pòro Lagioia, già premio Strega 2015, derubato nel weekend nella sua casa romana!).
Perché “Quattro finalisti” sì, insomma, il Premio Strega, si evolve, cambia, intercetta (è la parola giusta) le tendenze, i trend, è diventato un po’ anche crime, un po’ Garlasco, dove tutti sono appunto intercettati, meglio dunque non parlare, non dire niente, eventualmente tenersi gli scontrini oltre che i carciofini, e portarsi anche un avvocato (se c’è posto sul van, o pullmino, è chiaro).
Intanto ognuno dice la sua: Lidia Ravera: “noi scrittori abbiamo un privilegio” (ammazza, se il privilegio è quello di stare nel pulmino tra Bisceglie e Salerno gonfi di sottolio, per quanto squisiti); “non siamo mai in vacanza. Non possiamo essere sciocchini. Dobbiamo pesare le parole”. Donatella Di Pietrantonio, premio Strega 2024, in quota Letteratura Democratica: “non sarei così garantista”, per lei la condanna a Mari è già passata in giudicato. Bianca Pitzorno, risparmiata dal pullmino: “Voi maschi che ci giudicate dalla nostra bellezza o bruttezza, volete lasciarci parlare e scrivere in pace?”.
Si va verso il gran finale. Prima del Campidoglio le tappe dei prossimi giorni saranno Milano, Verbania, Velletri, Città del Messico, Guadalajara. Guadalajara! Dagli Appennini alle Ande. E senza pullmino, immagino. In aereo, spero. Comunque, ci si chiede chi decida mai il tour. Un algoritmo? E che nuove polemiche ci aspettano? Dai carciofini al Tex mex, cosa si mangerà a Città del Messico e soprattutto a Guadalajara? E lì, andrà ancora come da noi il Metoo o invece come in paesi meno mediterranei sarà già passato di moda? Calma, andiamo per gradi, una polemica per volta, Alka-Seltzer in valigia e via. La gara per “Miglior Scrittore della Tradizione Italiana” è ancora tutta aperta. Lo Strega non è un pranzo di gala. Sono tantissimi. Ristoratori, tutti a bordo per Guadalajara e Velletri, van o pullmino che sia, vabbè.
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