I detenuti del carcere di Pisa hanno trasmesso la loro rivolta su TikTok

Una protesta di decine di detenuti ha coinvolto mercoledì sera il carcere Don Bosco di Pisa, dove per alcune ore una parte del secondo reparto giudiziario è rimasta sotto il controllo dei reclusi. La rivolta è cominciata dopo il ritrovamento nelle celle di microspie e altri dispositivi elettronici che sarebbero stati installati per finalità investigative. Durante i disordini ci sono stati scontri con la polizia penitenziaria e la protesta è stata trasmessa dall’interno del carcere attraverso alcune dirette su TikTok, una delle quali avrebbe raggiunto quasi 15 mila spettatori prima di essere interrotta. La situazione è stata riportata sotto controllo a tarda notte, dopo diverse ore di trattative e l’intervento delle forze dell’ordine. Secondo le informazioni disponibili, alcuni dei detenuti ritenuti tra i promotori della protesta sono stati successivamente trasferiti in altri istituti penitenziari della Toscana.
La rivolta era iniziata intorno alle 19 di ieri sera. Un gruppo formato da alcune decine di detenuti si era barricato in una parte dell’edificio, impedendo al personale di accedervi. Le stime sul numero dei partecipanti sono variate nel corso della serata. Diverse ricostruzioni hanno parlato di circa quaranta o cinquanta persone, mentre la Uil Fp Polizia Penitenziaria ha riferito che nel reparto interessato erano presenti 56 detenuti. All’esterno del carcere sono arrivati agenti della polizia di Stato, carabinieri e rinforzi della polizia penitenziaria. Alcune ambulanze sono entrate nel perimetro dell’istituto. Secondo fonti della Questura citate durante la serata, la loro presenza aveva anche una funzione precauzionale. Altre ricostruzioni hanno riferito di scontri tra detenuti e agenti e della necessità di prestare assistenza sanitaria.
La protesta è diventata immediatamente visibile anche fuori dal carcere perché alcuni detenuti disponevano di almeno un telefono cellulare, nonostante il possesso di questi dispositivi sia vietato negli istituti penitenziari. Nei video i detenuti hanno collegato l’inizio della protesta alla scoperta di apparecchi per le intercettazioni all’interno delle celle. Secondo il loro racconto, il giorno precedente sarebbero stati fatti uscire dalle stanze per circa due ore con la motivazione «di eseguire una prova di evacuazione». Al loro rientro, o nelle ore successive, alcuni avrebbero individuato microspie, telecamere e altri dispositivi nascosti.
Le fonti concordano sul fatto che gli apparecchi fossero destinati ad attività investigative, ma non sono emersi dettagli sulle indagini nell’ambito delle quali sarebbero stati installati, né sulle autorizzazioni che ne avrebbero consentito l’utilizzo. Non risultano inoltre chiarite ufficialmente le modalità con cui i dispositivi sono stati collocati nelle celle.
Durante le dirette i detenuti hanno contestato sia la presenza degli strumenti di intercettazione sia l’intervento della polizia penitenziaria. Alcuni hanno detto di essere «stati picchiati con i manganelli» e hanno rivendicato «il diritto di non essere spiati e di poter parlare liberamente mentre siamo in cella senza avere il timore di essere intercettati». Nei filmati disponibili i reclusi apparivano a viso scoperto e parlavano in italiano e in albanese.
Nel corso della serata i detenuti avevano chiesto di incontrare il comandante della polizia penitenziaria e la direttrice del carcere. Sono quindi iniziate trattative per ottenere la liberazione degli spazi occupati senza un ulteriore aggravamento degli scontri. Alcune fonti hanno riferito dell’arrivo a Pisa di negoziatori specializzati della polizia penitenziaria. Progressivamente una parte dei detenuti ha lasciato gli ambienti occupati, mentre un gruppo più ristretto ha continuato la protesta fino alla conclusione della mediazione.
Fuori dal Don Bosco si sono radunati familiari, amici dei detenuti e altre persone arrivate durante la serata. La zona è rimasta presidiata dalle forze dell’ordine fino alla normalizzazione della situazione.
Il ritrovamento delle microspie è stato il motivo immediato della rivolta, ma nelle ricostruzioni della serata sono emerse anche contestazioni sulle condizioni generali del carcere. Il Don Bosco presenta da tempo problemi di sovraffollamento e carenze denunciate da rappresentanti dei detenuti, volontari e organizzazioni sindacali. Secondo i dati forniti dalla Uil Fp Polizia Penitenziaria, nell’istituto sono detenute più di 300 persone a fronte di 185 posti disponibili, con una presenza superiore di circa il 64 per cento rispetto alla capienza indicata. Il sindacato sostiene inoltre che siano assegnati 185 agenti, rispetto a un fabbisogno stimato in 347 unità.
Il responsabile della Uil Fp Polizia Penitenziaria Gennarino De Fazio ha collegato quanto accaduto a Pisa ai problemi più generali del sistema carcerario, citando sia il sovraffollamento sia la carenza di personale. Durante le ore più difficili della protesta aveva anche detto che non poteva essere escluso il ricorso ai gruppi speciali della polizia penitenziaria. La situazione è però rientrata dopo la negoziazione.
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